Via D’Amelio: fughe di notizie o voglia di scoop?

A volte lo scoop non sta nel contenuto di una notizia. A volte lo scoop nasce dal calibro della testata o dalla fama del giornalista. La cronaca ha memoria corta, i libri di inchiesta sono materia per ristrette nicchie di iniziati. Dunque è facile ri-scoprire qualcosa che dovrebbe già essere noto ai più e inventarsi

di ulisse


A volte lo scoop non sta nel contenuto di una notizia. A volte lo scoop nasce dal calibro della testata o dalla fama del giornalista. La cronaca ha memoria corta, i libri di inchiesta sono materia per ristrette nicchie di iniziati. Dunque è facile ri-scoprire qualcosa che dovrebbe già essere noto ai più e inventarsi una notizia-bomba fondata solo sulla labilità del ricordo o sulle cortine fumogene del mainstream mediatico.

E’ ciò che ha fatto pochi giorni fa il valente Guido Ruotolo, cronista giudiziario ed esperto di crimine organizzato in onorato servizio a ‘La Stampa’ di Torino. Il tema è quello scabrosissimo (e attualissimo) della strage di Via D’Amelio, dei depistaggi di Stato, del mostruoso sposalizio di interessi tra mafia, politica e servizi, una pietanza avvelenata condita con un pizzico di massoneria ed estremismo nero.

I magistrati di Caltanissetta sono al lavoro sulle nuove piste giudiziarie che derivano dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza, si riaprono i file, si squadernano le carte…


E Ruotolo il 23 luglio scrive da Palermo: “I mozziconi mai sequestrati, l’ultimo giallo di Via D’Amelio”. Nel pezzo si parla del palazzo ‘fantasma’ dei fratelli Graziano con vista sulla strada del massacro, del terrazzo dal quale potrebbe essere stato attivato il telecomando che ha fatto saltare in aria la Fiat 126 imbottita di tritolo, del vetro anti-schegge posizionato ad hoc sull’attico e delle tante cicche lasciate sopra il pavimento proprio come accadde con le Merit sulla collinetta di Capaci. Ruotolo racconta i dettagli di questo “ultimo giallo”, dice che due uomini della Criminalpol arrivati da Catania avevano scoperto tutto già il giorno dopo la morte di Borsellino (in realtà non è chiaro se la data della perquisizione sia il 20 o il 21 luglio) e avevano quindi depositato un rapporto presso la Squadra mobile palermitana. Poi, però, la relazione si è persa nei meandri della Questura e non è stata più ritrovata.

Perbacco, una pista importante, visto che mai nessun pentito ha ricostruito la dinamica materiale dell’attentato. Pista, tuttavia, regolarmente insabbiata per 18 anni. A questo punto la notizia è clamorosa. Di quelle da far tremare i polsi. Peccato che Ruotolo si sia dimenticato di citare chi per primo ha tirato fuori questo scoop. E non ieri o l’altro ieri, ma molti mesi fa. Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci, infatti, hanno raccontato queste circostanze nel loro libro ‘Il Patto’, edito da Chiarelettere, uscito niente poco di meno che a gennaio scorso. Altro che “ultimo giallo”. Biondo, collaboratore dell’Unità, ha poi ripreso la vicenda il 18 luglio scorso (ben cinque giorni prima che Ruotolo ne scrivesse) in un’inchiesta pubblicata dal quotidiano di Concita De Gregorio. Il cronista siciliano, nel pezzo, cita la fonte (ossia il libro) e in pratica riprende se stesso e il proprio lavoro di certosina informazione giudiziaria. Talmente certosina e rilevante che la testimonianza dei due agenti, dopo essere apparsa nel volume, è stata raccolta dalla Procura di Caltanissetta il 20 aprile scorso. La differenza tra Biondo e Ruotolo è che il primo ha tirato fuori la notizia senza fare il nome dei due poliziotti protagonisti dell’indagine insabbiata, mentre il secondo ha ripreso la notizia altrui citando i nomi dei due agenti, mettendone a repentaglio la sicurezza e mandando su tutte le furie i magistrati nisseni.

I costruttori Graziano erano mafiosi importanti, facevano capo ai Madonia e ai Galatolo, avevano già messo un tetto sulla testa di Bruno Contrada. La relazione dei due agenti della Criminalpol su quella perquisizione effettuata poche ore dopo la strage di Via D’Amelio, è stata ‘dimenticata’ dalle indagini. Ruotolo, invece, ha ‘dimenticato’ di citare la fonte di un presunto scoop e ha creato un certo scompiglio tra gli investigatori. Peccati mortali e peccati (forse) veniali. Ma tanto, si sa, ieri come oggi l’Italia è una Repubblica fondata sul depistaggio.