Pdl. Cos’è successo ieri tra Denis Verdini (indagato) e Gianfranco Fini?

La giornata politica di ieri, come già scritto da Davide F., è stata segnata da un imbarbarimento del conflitto all’interno del Popolo delle Libertà che in queste ore, a pochi giorni dalle dimissioni di Nicola Cosentino (ex Sottosegretario all’Economia che avrebbe avuto dei rapporti con la Mafia), deve gestire la comunicazione relativa alle indagini in


La giornata politica di ieri, come già scritto da Davide F., è stata segnata da un imbarbarimento del conflitto all’interno del Popolo delle Libertà che in queste ore, a pochi giorni dalle dimissioni di Nicola Cosentino (ex Sottosegretario all’Economia che avrebbe avuto dei rapporti con la Mafia), deve gestire la comunicazione relativa alle indagini in corso su Denis Verdini.

Il coordinatore nazionale del Pdl è stato interrogato per 9 ore. Tanto è servito al braccio destro di Silvio Berlusconi per provare a spiegare che le accuse di corruzione su alcuni impianti eolici, per i quali venne interrogato anche Ugo Cappellacci (attuale Governatore della Sardegna per il Pdl), e sulla violazione della legge Anselmi, relativa alla costituzione di una P3, sono infondate.

Parlando degli impianti eolici Denis Verdini ha spiegato che l’unico investimento importante, pari a 2,6 milioni di euro, è stato fatto nel 2004 (anno in cui la Presidenza della Regione Sardegna era affidata a Italo Masala, ex Segretario Regionale del MSI). Di quei soldi, ha precisato l’interrogato, esiste una documentazione che ne tutela l’onestà.

Durante il lungo interrogatorio il coordinatore del Pdl ha spiegato la propria estraneità sulla creazione di un’eventuale P3 sostenendo che a lui sono imputabili sono 3 dei 500 incontri sospetti avvenuti presso una delle sue proprietà immobiliari.

In attesa di capire come la giustizia intenderà proseguire con Denis Verdini, il diretto interessato ha lasciato la presidenza del Credito Cooperativo Fiorentino sostenendo che l’indagine a suo carico potrebbe danneggiare il network bancario ma non il partito di cui è responsabile.

Secondo Benedetto Della Vedova il coordinatore del Pdl dovrebbe adottare nei confronti dei propri impegni pubblici lo stesso profilo. Se l’indagine, sostiene l’ex radicale, è dannosa per il Credito Cooperativo Fiorentino allora lo è anche per il Popolo della Libertà.

“Verdini – ha dichiarato Benedetto Della Vedova – dice che lascia la presidenza del Credito cooperativo fiorentino perché questo polverone getta un’ombra sulla banca. Quella stessa riflessione andrebbe fatta anche rispetto al Pdl. Il garantismo non centra nulla, è una questione di opportunità politica.

Garantista ero, garantista resto. Ma l’etica pubblica e l’etica politica non si misurano per differenza dal codice penale. Quella che dovrebbe investirci è una questione politica, di opportunità, di etica politico-civile”.

Un’opinione analoga, come precisano questa mattina molti mass media, è stata espressa dal Presidente della Camera Gianfranco Fini secondo il quale tutte le persone indagate, compreso Denis Verdini, non dovrebbero esercitare un’attività politica.

L’esternazione, che per il momento non è stata commentata da Silvio Berlusconi, non è piaciuta ne allo stesso Verdini, che attraverso il Corriere della Sera si chiede se Gianfranco Fini conosca il procedimento giudiziario per il quale lui al momento è solo un indagato, ne al Giornale di Vittorio Feltri, secondo il quale il Presidente della Camera ha iniziato a parlare come Antonio Di Pietro.