Ore 12 – La Fiat “globale” fugge dall’Italia e il governicchio di Berlusconi non vede e non sente …

La Fiat fa scuola. E, come sempre, traccia la strada anche per altre aziende, come dimostra la Omsa che sposta da Faenza in Serbia il suo stabilimento di calze, con 350 nuovi disoccupati. Marchionne, a differenza di Valletta, non fa politica. Ma la politica centra, eccome. Stavolta non quella all’ombra del municipio o dei palazzi

La Fiat fa scuola. E, come sempre, traccia la strada anche per altre aziende, come dimostra la Omsa che sposta da Faenza in Serbia il suo stabilimento di calze, con 350 nuovi disoccupati.

Marchionne, a differenza di Valletta, non fa politica. Ma la politica centra, eccome.

Stavolta non quella all’ombra del municipio o dei palazzi romani, ma quella legata alla “globalizzazione” e alle sue nuove regole (si fa per dire).

La Fiat vuole diventare una fabbrica-mondo, con le auto costruite in una sorta di “global assembly line”, linea di montaggio globale. Il Progetto Fabbrica Italia è una bufala, cui crede solo un buon “provinciale” di sinistra sbiadita come Chiamparino.

L’Italia diventa solo un satellite nella nuova dimensione mondiale della Fiat, il cui centro strategico decisionale sarà negli States, a Detroit, con la dependance a Bruxelles.

E’ vero che gli operai serbi produrranno la nuova monovolume “torinese” con un salario di 400 euro mensili. Ma è altrettanto vero che il costo del lavoro incide sul costo finale di un’auto solo per il 7-8%. Allora?

La sfida è un’altra e riguarda, da una parte, i governi e le istituzioni internazionali, dall’altra i sindacati.

Un esempio? L’investimento Fiat in Serbia è di un miliardo di euro: 650 milioni a carico della Banca Europea degli investimenti (Bei) e del governo serbo, con l’aggiunta di un’esenzione fiscale per 10 anni e contributi di 10 mila euro per ogni nuovo assunto. Idem in Usa, con ben altri numeri, per il rilancio Crysler-Fiat.

In entrambi i casi il governo americano e quello serbo “sostengono” Fiat in modo determinante, pompando montagne di soldi (pubblici) perchè convinti del valore dell’operazione “stretegica”.

Ecco perché Marchionne ha sbattuto in faccia a Berlusconi i “quattro soldi” delle rottamazioni promesse dal suo governicchio.

Ai sindacati, invece, si chiede di cambiare mestiere, di esercitare un ruolo “sovietico”: devono cogestire … le ferie dei lavoratori, tutto il resto in mano al management perché diritti, regole e contratti possono bloccare la linea “globale” e far saltare il giocattolo. Capito?

Di fronte a questa grande partita dove c’è in ballo il futuro industriale del nostro Paese, Berlusconi pensa al “bavaglio” e a come ingabbiare Fini, , il governo tira a campare, la maggioranza “sostiene” cricche e bordelli mentre le opposizioni pensano ai .. ribaltoni, sperando nei giudici.

Qui siamo. E l’Italia “chiude”, non solo per ferie.