Verdini si dimette da presidente del Credito Fiorentino (Ccf) e resta coordinatore del Pdl

Alla fine è successo: dopo giorni sotto il fuoco “nemico” e “amico” Denis Verdini, indagato per la bomba esplosa chiamata P3 – qui un’ampia descrizione di cos’è questa P3 del nostro V. – si è dimesso da presidente del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) e da membro del consiglio di amministrazione della banca.Quali sono le motivazioni?


Alla fine è successo: dopo giorni sotto il fuoco “nemico” e “amico” Denis Verdini, indagato per la bomba esplosa chiamata P3 – qui un’ampia descrizione di cos’è questa P3 del nostro V. – si è dimesso da presidente del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) e da membro del consiglio di amministrazione della banca.

Quali sono le motivazioni? Verdini è indagato per corruzione nell’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna e per “associazione segreta” nell’inchiesta P3. Ovviamente, in pieno stile Casa delle libertà, Verdini si proclama innocente e perseguitato dai media. Ma la strategia (suggerita dal premier) del contrattacco non è bastata, evidentemente. Scrive il coordinatore del Pdl nella lettera di dimissioni:

In questi mesi si è abbattuta sulla mia persona e, indirettamente, sul Credito cooperativo fiorentino, una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni rese certamente più eclatanti dal ruolo politico che rivesto. Sono assolutamente certo di poter dimostrare, e lo farò nelle sedi opportune, la mia estraneità da ogni illecito che mi viene in questa fase addebitato. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza assunta dai fatti che mi vengono imputati – rilevanza che va bene al di là del merito stesso dei problemi – rischia di gettare un’ombra sulla banca.

In questo momento Verdini è in procura interrogato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli sul caso dell’eolico in Sardegna.

Potrebbe esserci la tentazione di accogliere queste dimissioni con un certo sollievo, visto gli scandali in cui è coinvolto Verdini: in realtà stiamo parlando di quello che è e resta a tutti gli effetti il coordinatore del partito più votato in Italia, del partito che insieme alla Lega governa il Belpaese.

Anzi, ai cittadini delle sue dimissioni dal Credito Fiorentino non dovrebbe fregare granché, il punto sta nel ruolo pubblico di una persona che compare in molteplici scandali tutti legati agli ambienti del Pdl e governo.

In ogni caso sono dimissioni che fanno notizia, e scaldano ancor di più il calderone impazzito chiamato Pdl: i finiani contro Verdini e Cosentino, i fedeli a Berlusconi contro Granata e dunque Fini, Berlusconi contro il presidente della Camera, Fini contro le uscite estemporanee della Lega. A che pro? Non certo degli italiani, storditi dal fuoco mediatico, sempre più impoveriti, senza futuro. E con la legge bavaglio alle porte.

I primi commenti alla vicenda arrivano da Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale della Federazione della Sinistra che ha dichiarato:

Verdini? In attesa di conoscere tutta la verita’ sulla cosiddetta ‘P3′, sulla quale spettera’ alla magistratura fare piena luce, dimettersi dal cda del Credito cooperativo fiorentino e non da coordinatore nazionale del Pdl, che e’ il maggior partito di governo, e’ una bizzaria degna di questi brutti tempi in cui la politica, soprattutto quella di governo, non sta certo dando un bell’esempio.

Puntualmente la richiesta di dimissioni da coordinatore del Pdl sono arrivate anche dai finiani tramite Italo Bocchino, che si è espresso così:

Sarebbe opportuno un passo indietro perché il Pdl trarrebbe vantaggio se il coordinatore fosse un soggetto non in una situazione complessa.

Il “ghe pensi mi” del Presidente del Consiglio inizia a scricchiolare, sotto i colpi di indagini che hanno al centro corruzione, lobbismo e abusi di potere vari e senza più la complicità e la compattezza di tutto il suo schieramento. Basterà la legge bavaglio, dovesse passare, a dare lunga vita a questo governo?