Umberto Veronesi all’agenzia sul nucleare e fuori dal Partito Democratico?

L’inutile balletto in corso sulla ricerca di un possibile candidato premier da anteporre a Silvio Berlusconi ha allontanato, ancora di più, il Partito Democratico tanto che negli ultimi giorni si sta consumando una vicenda che tanto all’elettorato ricorda l’amore che i politici, talune volte, hanno per quella burocrazia che ha rallentato spesso il paese.Tutto inizia


L’inutile balletto in corso sulla ricerca di un possibile candidato premier da anteporre a Silvio Berlusconi ha allontanato, ancora di più, il Partito Democratico tanto che negli ultimi giorni si sta consumando una vicenda che tanto all’elettorato ricorda l’amore che i politici, talune volte, hanno per quella burocrazia che ha rallentato spesso il paese.

Tutto inizia quando il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, fregandosi della bandiera politica a cui appartiene, chiede a Umberto Veronesi (oncologo di fama internazionale nonché ex Ministro della Salute nonché senatore in quota Pd) di presiedere l’agenzia per il nucleare su cui sta lavorando.

Veronesi, inizialmente ostacolato da alcuni esponenti del Pdl (come accennato da Dagospia), prende in considerazione la proposta dell’ex Ministro delle Pari Opportunità fino al momento in cui il Partito Democratico pone al medico un ultimatum. O all’agenzia sul nucleare, con la maggioranza, o al Senato, con l’opposizione.

L’aut aut di Pierluigi Bersani, come specificato da FrontPage, non sarebbe stato raggiunto per motivazioni legate all’attività che Veronesi svolgerebbe per il Governo. La decisione del segretario del Pd sarebbe stata presa solo, ed esclusivamente, per inutili giochi politici secondo i quali in un paese la maggioranza non può collaborare con l’opposizione.

Al momento nessun dirigente del Pd ha deciso di smentire le intenzioni di Pierluigi Bersani tanto che a far da eco alle parole di Debora Serracchiani, che sulla sua pagina di facebook avallava la linea politica del proprio leader, ci hanno pensato i senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

In un comunicato congiunto hanno dichiarato i due esponenti del Partito Democratico:

“Abbiamo enorme stima del professor Veronesi, anche per questo ci auguriamo che se verrà nominato alla guida dell’Agenzia per il nucleare avrà la sensibilità di dimettersi da parlamentare. Il senatore Veronesi è notoriamente a favore del nucleare ma non è questo il punto.

La cosa grave è che governo e maggioranza adottino l’ennesimo provvedimento “ad personam”, sacrificando i principi della separazione dei poteri e della necessaria terzietà delle autorità pubbliche di garanzia.

Ora per riparare il danno c’è solo un modo: se davvero Veronesi, o un altro parlamentare, sarà il presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, che almeno abbia il buongusto di dimettersi dalla sua carica elettiva”.

Contrario alle modalità utilizzate da Pierluigi Bersani per spiegare la propria decisione, attraverso una lettera pubblica, si è detto invece Marco Campione che per il Pd in Lombardia di Istruzione e Formazione.

Scrive Marco Campione sul proprio blog:

“Caro Segretario, ti chiedo solo una cosa. Perché hai chiesto a Veronesi di dimettersi qualora fosse nominato alla presidenza dell’Agenzia per il Nucleare? La domanda non è retorica.

Se la richiesta è dovuta ad una incompatibilità tra il ruolo di Senatore e quello che andrebbe a ricoprire, concordo con te.  E concorda con te lo stesso Veronesi. Ma se così è, perché non dirlo chiaramente?

Perché lasciare che si speculi su questo punto? Il rischio (calcolato?) è che sembri che il problema sia nel fatto che il Pd avversa il nucleare o – peggio – nel fatto che la proposta viene da un Ministro del Governo Berlusconi. Da questo dubbio non chiarito nasce la mia preoccupazione e la mia domanda: “perché?”.

Sul nucleare noi in teoria non siamo contrari tout court. Tu stesso nel maggio scorso, rispondendo ad un gruppo di scienziati (lo stesso Veronesi, Margherita Hack, Enrico Bellone, Edoardo Boncinelli e molti altri) che ti chiedeva di non chiudere su questo tema hai detto: che il no del Pd al piano del Governo non aveva nulla di ideologico e pregiudiziale nei confronti del nucleare, ma soprattutto che “la bocciatura riguarda le condizioni tecnologiche, la questione della sicurezza, come la mancanza di un’Agenzia, i costi e la localizzazione degli impianti”.

Sostenerla con coerenza vuol dire ad esempio rivendicare come una nostra vittoria il fatto che finalmente l’Agenzia si faccia. Vittoria che avremmo potuto suggellare con la presidenza ad un grande scienziato (per giunta senatore del nostro partito) come Veronesi”.

Anche il diretto interessato, dalle pagine di Repubblica, ha fatto intendere che la decisione che prenderà non sarà conseguita per motivi politici. Intervistato dal quotidiano diretto da Ezio Mauro ha dichiarato Umberto Veronesi:

“Io non sono iscritto al partito (Democratico, ndr). Il colloquio con Bersani è stato piacevole, tra due persone che hanno identica coscienza politica. Un confronto basato sulla stima reciproca. Lui è stato chiaro, io spero di esserlo stato altrettanto. No, guardi, la parola addio proprio non sta in piedi.

Sul mio impegno fui chiaro già con Veltroni nel 2008. Non parteciperò attivamente all’attività di partito, gli dissi. Glielo ripeto a lei: non avendo la tessera del Pd, non mi sento di dare un contributo importante alle decisioni politiche. La mia passione è occuparmi della salute e dei problemi etici e sociali connessi alla scienza. Credo di essere stato eletto a Milano per questo.

Sono a favore del nucleare da sempre. Non da oggi, non da pochi mesi. Se accetterò questo incarico lo farò per il progresso scientifico e per vedere questo paese che amo svilupparsi in modo civile. Berlusconi non c’entra”.