Desio, omicidio Paolo Vivacqua: giallo sul movente

Desio, omicidio Paolo Vivacqua. Ancora nessuna pista precisa da seguire per il delitto dell’imprenditore 52enne

di remar

Ancora nessuna ipotesi precisa sul movente dell’omicidio consumatosi due giorni fa a Desio (Milano). Gli inquirenti non escludono al momento neanche un possibile movente passionale per venire a capo dell’uccisione di Paolo Vivacqua, imprenditore di 52 anni originario dell’Agrigentino.

L’uomo, già nel mirino del fisco per evasione fiscale, a Desio è ora ricordato da chi lo conosceva come una persona solidale e generosa. Vivacqua era separato e da tre anni aveva una relazione con una donna romena più giovane dalla quale di recente aveva avuto un figlio. Ne parla MBNews:

Da un lato i guai con la giustizia, i precedenti per evasione fiscale, quel tourbillon di società aperte, lasciate, andate in liquidazione, riaperte sotto altro nome e in altra sede, in Brianza ma anche in Svizzera, dove aveva spostato la residenza dopo che il fisco ha iniziato a marcarlo stretto. E ancora la villa a Desio oggetto di un lungo iter per presunto abuso edilizio, l’ampio parco di auto lussuose, perfino l’elicottero.

ma c’è l’altra faccia della medaglia

Dall’altro lato, invece, la grande generosità, riconosciuta da tutti coloro che lo conoscevano: sempre il primo a partecipare, con pezzi da 50 euro, a iniziative di solidarietà promosse dal quartiere di San Giorgio, per aiutare associazioni di volontariato o bambini malati.

Su Grandangolo si legge ancora:

Pochi gli elementi in mano agli investigatori dell’Arma, almeno al momento, dato che l’esecuzione è avvenuta in un giorno e un orario in cui vicino all’ufficio non c’erano altre attività aperte, e non ci sarebbero telecamere utili, nè testimoni. A complicare ulteriormente le indagini ci sono anche alcuni tratti della vita della vittima, con un altro figlio appena avuto da una nuova compagna romena, precedenti penali e attività intestate ai figli ma su cui lui manteneva probabilmente voce in capitolo e conoscenze in un settore, quello del recupero rottami, spesso frequentato da personaggi vicini alla criminalità. Una cosa è certa: quello di Vivacqua era un giro in cui i soldi non mancavano, almeno a giudicare dalle disponibilità economiche dei titolari delle società e anche delle sue. Basti pensare che un anno e mezzo fa Vivacqua era stato rapinato di 300 mila euro in contanti.

Vivacqua aveva finanziato anche i restauri di chiese del suo paese d’origine, Ravanusa, e fatto beneficenza in Camerun.

Vivacqua aveva elargito soldi a numerose chiese del suo paese, Ravanusa, appunto, per effettuare opere di restauro. Ad un’altra chiesa aveva finanziato i botti occorrenti per celebrare la festa patronale. Egli stesso, ogni anno che tornava in paese, amava farsi annunciare dalle classiche “maschiate” alla siciliana, ossia lo sparo di petardi e mortaretti a simboleggiare un grande evento. In Camerun, tuttavia, ha saputo mostrare il meglio di se.  

Ha fatto beneficienza e stretto amicizie con sindaci e ministri. Ad Edea, villaggio camerunense, lo chiamano ancora oggi “fratello Paolo”. Piuttosto che donare soldi, nel 2010, ha preferito inviare un camion stracarico di moto 125 affidando i mezzi alla chiesa locale. Le moto sono servite per trasportare piccoli studenti dal villaggio alla scuola. E la domenica per accompagnare i numerosi fedeli dal villaggio alla chiesa. Una ”trovata” che ha riempito i cuori degli africani i quali ancora non sanno della morte del loro benefattore.

Foto | MB News