Rassegna stampa estera: la crisi della gerontocrazia italiana

Se c’è un tema che in queste settimane attira l’attenzione della stampa estera che si occupa di Italia – oltre alla legge bavaglio – è il modo in cui il nostro paese sta facendo fronte alla crisi. Particolare scalpore ha destato in particolare la notizia dell’intenzione dello Stato di cedere parte del suo patrimonio territoriale.


Se c’è un tema che in queste settimane attira l’attenzione della stampa estera che si occupa di Italia – oltre alla legge bavaglio – è il modo in cui il nostro paese sta facendo fronte alla crisi.

Particolare scalpore ha destato in particolare la notizia dell’intenzione dello Stato di cedere parte del suo patrimonio territoriale. Ha scritto ad esempio l’argentino La Naciòn:

Per fare cassa, l’Italia si appresta a vendere isole della Costa Smeralda e della laguna di Venezia, spiagge, boschi, fiumi, laghi, fari, castelli e perfino alcune cime delle famose Dolomiti, la spettacolare catena montuosa del Sudtirol italiano, nel nordest del paese.

Secondo la norma del federalismo demaniale (che potrebbe essere tradotto come federalismo delle proprietà pubbliche) approvata a maggio su iniziativa della Lega Nord, lo Stato cederà a comuni e regioni “pezzi” d’Italia. In una discussa triangolazione, questi potranno essere poi venduti a privati, sempre che le entrate percepite nell’operazione servano a ridurre il gigantesco debito pubblico del paese. (..) L’inclusione delle Dolomiti ha causato una grossa controversia perché un anno fa sono state giustamente dichiarate Patrimonio dell’Umanità. “Si tratta di beni universali; solo lo Stato li deve amministrare, non i privati” ha denunciato Enrico Farinone, deputato del Partito Democratico, il principale partito dell’opposizione di centrosinistra. “Federalismo sì, ma estremismo federalista no”, ha protestato. Da parte opposta, Luca Zaia, nuovissimo governatore della regione Veneto per la Lega Nord (il partito ex secessionista e xenofobo che ha da sempre come cavallo di battaglia il federalismo), non ha nascosto la sua soddisfazione. “Mi sembra un fatto molto positivo che cose famose come le Dolomiti tornino alle loro comunità. Stiamo andando nella direzione giusta” si è rallegrato. (..) “Siamo di fronte a uno svuotamento e a uno smantellamento dello Stato solo per fare cassa” ha denunciato Salvatore Settis, archeologo e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. “Quello che mi dispiace è che il paese non abbia ancora capito che, con questo federalismo demaniale, veniamo tutti borseggiati. Le Dolomiti non sono soltanto di chi abita lì, sono anche dei siciliani. Di questo passo, rimarremo uno Stato senza più territorio, ma nessuno se ne accorge, nemmeno l’opposizione”, ha lamentato. “Rinunciare all’idea di un bene pubblico è rinunciare alla nostra storia e al nostro futuro”, ha concluso.

The Guardian ha invece avvertito – in un articolo molto brillante – a fare “Attenzione al conflitto generazionale dell’Italia“:

l’Italia rappresenta un caso limite, dal momento che persino giovani lavoratori altamente qualificati, benché solitamente oltre la soglia di età relativa al tasso di disoccupazione giovanile (in Italia pari al 29,5%), vengono emarginati. Tuttavia la comprensione di questo fenomeno e delle sue conseguenze politiche fa luce su quanto altri Paesi OCSE potrebbero trovarsi a dover affrontare in futuro. In quanto una delle società di più rapido invecchiamento al mondo, con un’economia ed un sistema politico inaccessibile ai suoi giovani, l’Italia presenta tutte le caratteristiche di una gerontocrazia. (..) Il sistema scricchiola, ed i giovani italiani rischiano di diventare la prima generazione della storia moderna che sta peggio di chi l’ha preceduta. Non sorprende che il 79% della disoccupazione prodotta dalla crisi finanziaria è attribuibile a giovani lavoratori precari. Anche se il Paese è pur sempre lontano dagli impulsi radicali del 1968, la preclusione dell’Italia nei confronti dei propri giovani prepara il terreno per una rivolta generazionale. Nel corso degli ultimi 30 anni l’Italia è caduta in una trappola da vecchiaia – un meccanismo auto-rafforzantesi per cui aspiranti pensionati (vecchi) si sono serviti del controllo del sistema politico per impedire alle nuove generazioni (la parte più dinamica ed innovativa della popolazione) di ottenere una fetta della torta. I giovani erano soliti credere che, da vecchi e con accesso al potere, il loro tenore di vita sarebbe stato almeno altrettanto alto di quello delle precedenti generazioni. Invece la gerontocrazia ha semplicemente realizzato i sogni di uguaglianza e sicurezza sociale delle vecchie generazioni a spese della gioventù attuale, che è stata caricata di uno schiacciante fardello di debito pubblico. (..)I leaders dei Paesi OCSE dovrebbero guardare all’Italia e riconoscere i pericoli che emergono da quei suoi giovani abbandonati a sé stessi. Invece in Italia è più urgente che mai che le vecchie generazioni comincino ad agire con saggezza.

Il quotidiano messicano “La Jornada” ha gettato uno sguardo amaro sullo stabilimento FIAT di Termini Imerese:

La FIAT di Termini Imerese era riconosciuta nel mondo per l’alta qualità della sua produzione, prima delle famose Fiat 500 e successivamente della la Panda, della Punto e alla fine della Lancia Ypsilon, l’ultimo modello che uscirà da questa fabbrica. Oggi, riconosce Giuseppe Giudice, gli operai sono stanchi. Il 50-60% ha più di 50 anni. La maggior parte di loro ha cominciato a lavorare negli anni ‘70. Molti lavorano qui da 40 anni e pensano solo alla pensione. Sono operai che hanno lottato molto e sono stanchi. I più giovani, 300-400, hanno cominciato a lavorare negli anni ‘80 e sono loro che dovranno lottare. In passato terra di carciofi e spiagge meravigliose, Termini Imerese ha visto cambiare la sua vita con l’arrivo della Fiat. Quando la fabbrica andrà via, questa sarà terra bruciata. L’economia che gira intorno alla frabbrica svanirà, con conseguenze su migliaia di famiglie. Il settanta per cento dei lavoratori vive nei dintorni della fabbrica. La vita personale e collettiva degli operai è bloccata, nonostante, riconoscono, non si aspettano molto. La possibilità che altri comprino la fabbrica e riassumino i lavoratori, svanisce. Non possiamo pensare al futuro, a pianificare qualcosa, a nulla. L’unico pensiero è come arrivare a fine mese, dicono.

In Svezia Dagens Nyheter ha commentato così la recente manovra anti-crisi:

La manovra finanziaria sulla carta prevede pesanti tagli, ma nessun chiarimento della giungla legislativa di cui l’Italia avrebbe bisogno. Con Berlusconi è sempre stato così. Ha promesso grandi riforme del sistema pensionistico e altro, per poi metterle sempre da parte. Berlusconi, semplicemente, non ne ha mai avuto il tempo. Già dall’inizio, la difesa del suo impero mediatico Fininvest è stata più importante di qualsiasi altra cosa. Poi si è concentrato nell’emanare leggi che gli permettessero di evitare diversi processi. Il governo di Berlusconi è impegnato principalmente nella difesa dello stesso. Purtroppo l’Italia ha pure un’opposizione senza speranze. Perché il paese si meriterebbe un presidente del consiglio migliore