Caso Orlandi, il procuratore Capaldo: “Emanuela è morta, la soluzione del caso è vicina”

La Procura non si era mai sbilanciata così tanto. La svolta nel caso di Emanuela Orlandi sembra sempre più vicina.


Le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sono vicine a una svolta. Stavolta non sono delle indiscrezioni o voci di corridoio a dirlo, ma il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, titolare delle indagini insieme al pm Simona Maisto.

Emanuela Orlandi è morta, ma il caso della sua scomparsa potrebbe risolversi. Finora ci sono state molte false piste e molti depistaggi.

L’occasione per parlare del caso, alla vigilia del trentennale della scomparsa della 15enne, sparita senza lasciare tracce il 22 giugno del 1983, è arrivata durante un incontro tenuto al Festival Trame a Lamezia Terme. Il magistrato, per la prima volta dal nuovo avvio delle indagini, si è detto molto fiducioso, tanto da ipotizzare una svolta ormai prossima:

La verità sulla fine di Emanuela non si è trovata per molto tempo perché troppi temevano che dietro questa storia si nascondesse una verità scomoda.

Ora, anche grazie alle rivelazioni fatte nelle ultime settimane dal fotografo Marco Fassoni Accetti, l’uomo che ha fatto ritrovare un flauto sostenendo che fosse appartenuto alla 15enne e che si accusato di essere il telefonista nonché tra gli ideatori del rapimento della giovane, la soluzione di un giallo lungo trent’anni potrebbe essere davvero dietro l’angolo.

Fassoni Accetti, interrogato già nove volte da quanto si è presentato spontaneamente in Procura, risulta indagato per sequestro di persona aggravato dalla morte dell’ostaggio. Fu lui a rivelare che Emanuela Orlandi fu rapita “per esercitare pressioni sulla Santa Sede“:

L’uomo ha spiegato che fu contattato da ecclesiastici che «in virtù della mia creatività mi proposero di collaborare con sacerdoti un po’ peccatori per creare situazioni da usare contro certi paesi dell’Est». Il gruppo sarebbe intervenuto come «una lobby di controspionaggio», nell’ambito di presunti contrasti tra opposte fazioni vaticane, con foto e intimidazioni su temi caldi come «la gestione dello Ior, la revisione del codice di diritto canonico, i finanziamenti a Solidarnosc, le nomine».

Emanuela Orlandi, secondo quanto dichiarato da Fassoni Accetti, sarebbe stata rapita e trasferita nei sobborghi di Parigi pochi mesi dopo, nel dicembre 1983. In merito al periodo in cui la giovane sarebbe rimasta nella capitale, il presunto telefonista ha rivelato:

La ragazza non subì violenze, visse in due appartamenti e in due camper, le procurammo un pianoforte e la rassicuravamo dicendole che la famiglia era al corrente. L’idea era di liberarla presto, il tempo di avere in mano la denuncia di scomparsa per esercitare pressioni, ma il piano fallì soprattutto per l’appello del Papa all’Angelus, il 3 luglio, che diede risalto mondiale al caso.

E’ evidente che la Procura, per essere arrivata a sbilanciarsi così tanto, ritiene credibile almeno in parte il racconto dell’uomo. Che la svolta sia davvero vicina? Sarà il tempo a dircelo.

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