Rassegna stampa estera: legge bavaglio e libertà di stampa in Italia

Come spesso accaduto nelle ultime settimane, anche la puntata di rassegna stampa estera di oggi è dedicata ai commenti delle testate straniere sulla vicenda della legge sulle intercettazioni in discussione in Parlamento. Lo svedese Dagens Nyheter, in un pezzo dal titolo “Basta Berlusconi“, ha cercato di dare un giudizio ponderato del provvedimento: C’è una ragione


Come spesso accaduto nelle ultime settimane, anche la puntata di rassegna stampa estera di oggi è dedicata ai commenti delle testate straniere sulla vicenda della legge sulle intercettazioni in discussione in Parlamento.

Lo svedese Dagens Nyheter, in un pezzo dal titolo “Basta Berlusconi“, ha cercato di dare un giudizio ponderato del provvedimento:

C’è una ragione oggettiva per questa legge. L’Italia è il paese europeo che fa maggior uso delle intercettazioni. Nella giustizia c’è una lunga tradizione di fughe di notizie per influenzare i processi. D’altro canto, la stampa ha ragione nel parlare di censura. In un paese in cui le indagini preliminari possono durare in eterno, si vedrebbe ridotta significativamente la possibilità di pubblicare notizie compromettenti su persone potenti

La polizia e la magistratura sostengono che la lotta alla mafia e alla corruzione verrebbe gravemente compromessa. Per la criminalità organizzata si farebbe un’eccezione alla regola, tuttavia è tramite le indagini per altri crimini che spesso la polizia arriva a rintracciare i crimini di mafia. Ed è qui che nascono i sospetti riguardo ai piani di Berlusconi. Durante i suoi tre mandati di governo, ha introdotto forzatamente innumerevoli volte delle leggi che lo proteggessero dalla persecuzione giudiziaria di cui sostiene di essere vittima. Le accuse di evasione fiscale e tangenti hanno colpito duramente lui così come i suoi ministri e i suoi stretti collaboratori. Di recente si sono dimessi altri due ministri a causa di legami con appalti truccati e corruzione. Berlusconi ha affermato che “c’è fin troppa libertà di stampa in Italia”, ed è palese che sia proprio la pubblicità su questi scandali che lui vuole evitare.

In Svizzera la Neue Zürcher Zeitung ha raccontato ai suoi lettori dello sciopero della stampa indetto proprio contro la legge in corso di approvazione:

I media italiani hanno reso effettiva la minaccia. Da mezzanotte la stampa digitale non registra più le notizie dei giornali e in internet non vengono piu’ aggiornate. Anche dai giornalai regna il vuoto. Il motivo di questo mancato arrivo delle notizie è lo sciopero dei giornalisti italiani, i quali vogliono richiamare l’attenzione sulla discussa legge relativa alle intercettazioni. Sia le testate di centro-destra che quelle appartenenti alla sinistra si aprono con la frase “silenzio per la libertà”. Gli stessi lavoratori del gruppo Mediaset di Berlusconi hanno posato biro e tastiera per prendere in mano un fischietto. Sul sito di TGCom si legge in rosso “giornalisti in sciopero”. Anche radio e tv sono in sciopero. Fino a Sabato alle 6, non verranno inviate notizie nell’etere. I giornali non verranno stampati e le agenzie daranno nuovamente notizie solo in caso di catastrofi. Lo stesso Beppe Grillo, comico italiano e sempre critico nei confronti del governo, venerdì dovrebbe restare a letto più del solito. Nel suo sito, aggiornato giornalmente, regna il vuoto.

El Pais ha intervistato Ezio Mauro:

D. Ritiene che la legge verrà approvata alla fine?
R. Credo che non passerà. Almeno, non com’è adesso. Se la cambiano radicalmente, sarà una presa in giro per Berlusconi; se si rinvia e non si approva, sarà una sconfitta politica. In ogni modo, ha già perso: all’inizio aveva detto che i giornali non potevano scrivere niente sulle indagini in corso e questo punto è stato modificato. In qualsiasi caso, è una legge orribile, basata sul principio che è il Governo a stabilire quello che possono scrivere i giornali e quando lo possono scrivere.

Lo Svenska Dagbladet si è chiesto se non si tratti dell'”ultima battaglia di Berlusconi

Se si dà uno sguardo alla politica italiana, viene in mente sia l’Inferno di Dante, sia il film scandalo di Gore Vidal sull’imperatore edonista Caligola. Ai vertici della politica si trovano innumerevoli peccatori. Silvio Berlusconi stesso è stato al centro di un’imbarazzante storia che ha visto il coinvolgimento di prostitute. In caso qualcuno pensasse che la sinistra sia di maggiore statura morale, lo scorso autunno un governatore del Partito Democratico, il principale partito d’opposizione, è stato vittima di ricatti. Alcuni agenti di polizia avevano una registratione video in cui Piero Marrazzo assume cocaina con una prostituta transessuale brasiliana. Ma non è solo di lussuria e ingordigia ciò di cui certi si rendono colpevoli. Non mancano nemmeno la corruzione e le frodi. Nel New York Review of Books (8/4), Berlusconi è stato accusato dal giornalista Alexander Stille di essersi avvalso di contratti statali come merce di scambio con imprenditori influenti e compiacenti. In novembre ha anche svolto una campagna per una legge che, se venisse applicata, annullerebbe dei processi in corso da un certo numero di anni, tra i quali alcuni in cui Berlusconi stesso è coinvolto. La settimana scorsa, inoltre, si è dimesso un ministro fresco di nomina, in concomitanza con un processo per appropriazione indebita. Di sicuro il peccato non è nulla di nuovo per la politica italiana, come viene elegantemente descritto nel film “Il Divo” (2009), sull’ ex primo ministro Giulio Andreotti. Ma è opinione comune che abbia prosperato negli anni di Berlusconi.

Terra Magazine parla di un Berlusconi che “spaventa l’Europa con la sua legge bavaglio“:

Dopo la grande manifestazione popolare dello scorso primo luglio in piazza Navona, Berlusconi ha reagito in stile mussoliniano. Ha chiesto agli italiani uno sciopero, cioè che non comprassero e nemmeno leggessero i giornali che gli fanno opposizione. Per farsene un’idea, se questo bavaglio entrasse in vigore in Brasile, non si potrebbe pubblicare nulla sui mensalões [i finanziamenti illeciti ai partiti e gli scandali di corruzione degli ultimi anni, N.d.T.]. Arruda [governatore del Distretto Federale di cui Brasilia è capitale, coinvolto a fine 2009 in uno scandalo di corruzione, N.d.T.], per esempio, continuerebbe a fare il governatore poiché niente si saprebbe delle conversazioni telefoniche che lo hanno compromesso. In Francia lo scandalo L’Oréal, sui fondi raccolti illegalmente per la campagna elettorale di Sarkozy e le bustarelle mensili che gli venivano consegnate quando era sindaco, non avrebbe potuto essere divulgato dalla stampa.

Anche il Diàrio de Marília ha azzardato un parallelo tra il Cavaliere e il Presidente francese:

Pochi leader di paesi democratici si impegnano tanto nella lotta ai mezzi di comunicazione che li criticano come Silvio Berlusconi in Italia e Nicolas Sarkozy in Francia. I due interferiscono pesantemente per evitare che i giornali o le emittenti radiotelevisive (con internet è più difficile) si oppongano a quello che loro fanno governando il paese, oppure che facciano inchieste su attività sospette delle autorità.
Il caso di Berlusconi fa spavento. Proprietario di giornali e riviste, padrone delle reti televisive private di maggior ascolto, nel suo ruolo di primo ministro raccomanda amici suoi alla testa dei tre canali statali della Rai. Tutte insieme le reti controllate da Berlusconi raggiungono il 90% dello share nazionale. Sarkozy non possiede nessun mezzo di comunicazione, un privilegio riservato ai suoi amici, come Serge Dassault e Arnaud Lagardère, ricchi produttori di armi che controllano due terzi dei giornali e delle riviste francesi. (..)