Bari: droga in carcere, arrestati due agenti

Gli agenti facevano entrare gli stupefacenti in cambio di favori e prestazioni sessuali

di guido

Erano alcuni agenti di polizia penitenziaria a far entrare la droga nel carcere di Bari: è quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Polizia Giudiziaria e dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, che oggi ha portato agli arresti decisi dal Gip Alessandra Piliego. Sono finiti in manette i due agenti e due pregiudicati, Vincenzo Zonno, figlio del boss Cosimo, e Nurce Kafilai, mentre sono indagate altre nove persone, tra cui quattro agenti. I reati contestati sono corruzione, spaccio di droga, favoreggiamento personale, tentata evasione, rivelazione del segreto d’ufficio e abbandono del posto di servizio.

I fatti contestati riguardano il periodo dal 2008 al 2012 e sono stati oggetto dell’inchiesta denominata “Infidelis tutor” e condotta dalla pm antimafia di Bari Desirée Digeronimo. Secondo l’accusa, gli agenti introducevano nel carcere di Bari le sostanze stupefacenti ma anche oggetti non consentiti dal regolamento carcerario, come cellulari, farmaci, orologi, cd masterizzati, lettori multimediali. In cambio, ricevevano denaro, regali, favori e anche prestazioni sessuali con una escort.

L’inchiesta si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e ambientali, video-sorveglianza in carcere, sequestri, acquisizioni documentali e, soprattutto, delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Tra gli altri indagati, oltre agli agenti di polizia penitenziaria, anche alcuni detenuti e un boss della Sacra Corona Unita, Salvatore Zonno.