Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Stati Uniti-Gb: ministro scozzese rifiuta di riferire al Senato Usa sul rilascio dell’attentatore di Lockerbie. Le ombre del passato pesano e il caso di Lockerbie continua a produrre tensioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Nonostante i colloqui avuti la scorsa settimana tra Obama e il Premier britannico Cameron, la frattura tra i due Stati

Stati Uniti-Gb: ministro scozzese rifiuta di riferire al Senato Usa sul rilascio dell’attentatore di Lockerbie. Le ombre del passato pesano e il caso di Lockerbie continua a produrre tensioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Nonostante i colloqui avuti la scorsa settimana tra Obama e il Premier britannico Cameron, la frattura tra i due Stati non sembra destinata a ricomporsi.

Kennni Macaskill, il ministro scozzese che nell’agosto 2009 aveva ordinato il rilascio del terrorista libico Abdelbasset al-Megrahi, l’attentatore di Lockerbie, ha rifiutato di comparire davanti a una commissione del senato degli Stati Uniti. Il senato Usa aveva inoltrato una richiesta formale a due ministri britannici per chiedere di recarsi a riferire le motivazioni che avevano condotto alla liberazione di al-Megrahi.

Il terrorista stava scontando una condanna all’ergastolo per l’attentato compiuto nel 1988, quando aveva fatto esplodere un aereo di linea statunitense nello spazio aereo sopra la città scozzese di Lockerbie, uccidendo 270 persone.

Era stato rilasciato lo scorso agosto dopo che gli era stato diagnosticato un cancro in fase terminale. Nonostante dovessero rimanergli solo tre mesi di vita, l’attentatore è ancora vivo e vegeto in Libia. Comprensibile l’irritazione degli Stati Uniti. Martedì Obama aveva dichiarato pubblicamente che gli americani si sentono stupiti, sorpresi e arrabbiati per la liberazione de terrorista.

Oltre allo scozzese Macaskill, i senatori statunitensi vorrebbero ascoltare Jack Straw, ministro degli esteri all’epoca del rilascio dell’attentatore.

Il Governo scozzese ha liquidato la questione affermando che tutte le informazioni importanti sul caso sono già state date e ha rifiutato di recarsi a Washington. Straw, più diplomaticamente, ha affermato di voler procedere a consultazioni prima di dare una risposta, dal momento che ci sono in ballo temi importanti che potrebbero avere conseguenze sui Governi britannici di tutti gli orientamenti politici e che devono quindi essere attentamente considerati.

L’ex responsabile della politica estera britannica ha comunque fatto notare che è molto insolito il fatto che un ex ministro debba comparire davanti a un comitato di questo tipo. L’affermazione di Straw riflette il diffuso disagio della Gran Bretagna per l’eventualità che ministri del proprio Paese debbano rendere conto a una commissione d’inchiesta istituita da uno Stato estero.

Su tutta la vicenda pesa inoltre l’ombra della BP, la compagnia petrolifera che di questi tempi non è propriamente in buoni rapporti con Washington, dopo il disastro ecologico provocato dall’incidente della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

La commissione d’inchiesta istituita dal senato Usa sta infatti indagando sull’eventualità che esistano legami tra la liberazione del terrorista e la stipula di un contratto multimiliardario tra la BP e la Libia per lo sfruttamento di risorse petrolifere.

La richiesta di comparire per riferire alla commissione è stata inoltrata anche all’Amministratore delegato della BP Tony Hayward, ma non è ancora chiaro se deciderà di presentarsi.