È giusto pagare per sostenere il giornalismo d’inchiesta? Il Fatto quotidiano (.it) lancia il sasso

Il dibattito sulla possibilità di chiedere ai lettori e ai navigatori della rete di pagare qualcosina per le notizie e i servizi giornalistici pubblicati dalle testate online non è nuovo. All’estero alcuni grandi giornali ci stanno già provando, anche se mi pare di capire con risultati poco lusinghieri (maledetti internauti taccagni).I primi a gettare il


Il dibattito sulla possibilità di chiedere ai lettori e ai navigatori della rete di pagare qualcosina per le notizie e i servizi giornalistici pubblicati dalle testate online non è nuovo. All’estero alcuni grandi giornali ci stanno già provando, anche se mi pare di capire con risultati poco lusinghieri (maledetti internauti taccagni).

I primi a gettare il fatidico sasso nelle acque del web, qui in Italia, sembrano essere quelli del Fatto quotidiano punto it: oggi, celebrando il primo anno di vita del sito con numeri molto positivi (mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine) Peter Gomez approfitta per lanciare un tentativo audace e coraggioso.

La proposta è semplice: se i lettori del Fatto vogliono far crescere il portale, migliorandolo in velocità e completezza ed ottenendo anche una mole ancora maggiore di contenuti e inchieste, potrebbero pensare di contribuire con 1 o 2 euro al mese all’impresa. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani. Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi.

Voi che ne pensate, è giusto pagare per la buona informazione?