Legge Bavaglio e ddl Alfano intercettazioni: cosa cambia

Legge Bavaglio e ddl Alfano intercettazioni: alla fine qualcosa è cambiato. Ma se è cambiato qualcosa per quanto riguarda le intercettazioni pubblicate dalla stampa – ed è cambiato in meglio, in questo pezzo del Corriere vi spiegano tutto – per quanto riguarda il web, bé, c’è da mettersi le mani nei capelli. Daniele Sensi ieri

Legge Bavaglio e ddl Alfano intercettazioni: alla fine qualcosa è cambiato. Ma se è cambiato qualcosa per quanto riguarda le intercettazioni pubblicate dalla stampa – ed è cambiato in meglio, in questo pezzo del Corriere vi spiegano tutto – per quanto riguarda il web, bé, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Daniele Sensi ieri lo ha spiegato molto bene, e anche Il Nichilista

l’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog sta per diventare legge. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo del comma contenente la norma (il 29 dell’articolo 1), sia quelli abrogativi avanzati dal PD che quelli migliorativi, come quello dell’On. Cassinelli del PDL, sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dall’On. Bongiorno (…)

Oltre al web però c’è anche altro: un qualcosa che su Repubblica hanno ribattezzato “norma salva P3“…

Ecco cosa si spiega sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari:

Intercettazioni più difficili per i gruppi criminali che, tra i loro obiettivi, possono inseguire corruzione, concussione, peculato, truffa, bancarotta, usura. Associazioni a delinquere, come la P3 tanto per fare un esempio, che perseguono un obiettivo delittuoso e deviato. Per loro, nel ddl sugli “ascolti”, scatta una protezione. Una tutela. Per mettere sotto controllo i telefoni degli adepti al gruppo non basteranno i “sufficienti indizi di reato”, come per la mafia e il terrorismo, ma ci vorranno i “gravi indizi” e tutti i numerosi paletti imposti dalla riforma. Per realizzare questo obiettivo, che il Pd critica aspramente, per confermare la norme salva-casta, è bastato solo respingere, in commissione Giustizia, l’emendamento dei Democratici che chiedevano di non eliminare l’articolo 13 della legge Falcone datata 1991. Norma strategica, difesa dal procuratore antimafia Piero Grasso, per cui ogni associazione criminale, sia essa mafiosa o non mafiosa, italiana o straniera, può essere investigata con una corsia straordinaria e senza lacciuoli. Ma la maggioranza non ha voluto ascoltare e ha soppresso l’articolo 13

Tornando al web, Guido Scorza commenta così:

Il rischio – ma ancora una volte occorrerebbe che un esperto di regolamenti parlamentari lo confermasse – è che ora i giochi per la Rete siano davvero fatti perché temo che un emendamento dichiarato inammissibile in Commissione non possa essere ripresentato neppure in aula.

Se così fosse, non resta che ringraziare l’attenzione che in Parlamento continuano a dedicare alle questioni dell’informazione in Rete, senza comprendere – o facendo finta di non comprendere – che il futuro – credo e temo l’unico possibile – dell’informazione libera passa proprio per il web.

Attendo, naturalmente, di essere smentito prima di dire che la Rete è la prima vittima eccellente del disegno di legge anti-intercettazioni e che credo nessuno ne abbia neppure capito il perché

In questo articolo di Repubblica si riassumono tutte le modifiche alla Legge Bavaglio.