Scelti dai lettori: la legge è davvero uguale per tutti? Breve ritratto del Paese degli impuniti

Tra i tanti suggerimenti per la rubrica scelti dai lettori di questa settimana, quello più piacevole e interessante da affrontare era secondo me di marchetto73, che in un commento spiegava:La legge è uguale per tutti. Va scritta col punto o col punto interrogativo?Certo, anche altri temi meritavano attenzione: dal ruolo del giornalismo nella democrazia, al


Tra i tanti suggerimenti per la rubrica scelti dai lettori di questa settimana, quello più piacevole e interessante da affrontare era secondo me di marchetto73, che in un commento spiegava:

La legge è uguale per tutti. Va scritta col punto o col punto interrogativo?

Certo, anche altri temi meritavano attenzione: dal ruolo del giornalismo nella democrazia, al futuro dell’Italia se sarà mai federalista, ai leader della sinistra da venire – Vendola, su tutti – fino alle interminabili querelle tra Caprotti, patron dell’Esselunga e Coop.

Ma per stavolta, trasformeremo in una domanda – grazie a una virgola e un punto interrogativo in più – quanto vedete scritto in ogni tribunale italiano: la legge, è uguale per tutti?

cosentino michele izzoPartiamo dalla cronaca spicciola, da una breve che ho letto oggi: partiamo dal micro per arrivare al macro. Partiamo dalla storia, meravigliosa ma poco nota e recentissima di Michele Izzo, segretario particolare del recentemente dimissionato Nicola Cosentino. Uno che sa come fare valere i suoi diritti di membro di quella che con un appellativo un po’ logoro, chiamiamo “Casta”. Avrebbe minacciato un’interrogazione parlamentare per farsi togliere una multa da 38 euro

chi aveva mai solo potuto pensare di presentare un’interrogazione parlamentare per farsi togliere una multa di 38 euro? A segnare il massimo punteggio mai registrato di «arroganza da potere» (…) Il pomeriggio del 4 luglio Izzo parcheggia la sua auto a San Felice Circeo (Latina) su un posteggio riservato ai carabinieri. Quando si accorge della multa va su tutte le furie: corre al comando dei vigili urbani urlando che sono degli incapaci, perché non si sono accorti che la sua è «un’auto di servizio parcheggiata per ragioni istituzionali». I vigili urbani non si scompongono (…) oltre a dover pagare la multa ora Izzo deve anche affrontare una denuncia per «false dichiarazioni»

Qui il finale è davvero un’eccezione – con l’impunito che viene sanzionato, un miracolo in Italia! – ma ecco: già qui, l’uomo della strada, ma in fondo, chiunque sia dotato di buonsenso si pone qualche domanda. “Ma se mi fossi comportato io così? Se mi fossi messo io a urlare in faccia alle forze dell’ordine? Se mi fossi comportato io così, come sarebbe andata a finire?”.

Sarebbe andata a finire peggio: vi siete mai chiesti perché il Potere a volte venga esibito in queste modalità grottesche? Ma è semplice: perché non comportarsi così! Quando c’è un intero Paese che a questo genere di pressioni si sdraia, e accetta la prevaricazione e l’arroganza del potente di turno.

samanthasexand the citySe qualcuna delle vostre compagne o mogli vi ha mai fatto vedere Sex and the City, o se magari siete delle ragazze o delle signore e vi è capitato di vederlo, c’è una frase di Samantha che riassume perfettamente l’atteggiamento dei potenti in Italia e lo sprezzo per le regole, le leggi, e il “lei non sa chi sono io” d’ordinanza:

Gli uomini tradiscono per lo stesso motivo per cui i cani si leccano le palle. Perché ci riescono.

A “uomini” sostituite “politici” e al tradimento sostituite i comportamenti e l’arroganza di episodi come quello qui sopra, la certezza della quasi totale impunità, ed è fatta. Lo fanno perché ci riescono, fine. E perché nessuno, o quasi nessuno glielo impedisce. La legge è uguale per tutti in Italia? Ma certo che no…

Ma non lo è in nessuna parte del mondo: restando nel nostro ordinamento giudiziario, il censo, la ricchezza, restano effettivamente delle discriminanti che rendono i cittadini non tutti uguali davanti alla giustizia. Perché vi parlo di censo? Imbarcatevi in un processo con un avvocato d’ufficio – che a scanso di equivoci: non è gratuito in ogni caso – e poi ne riparliamo.

Gli avvocati bravi, costano: gli avvocati d’ufficio costano poco e sono garantiti dalla costituzione. Gli avvocati bravi, quelli che costano, ti salvano dalla galera magari per decenni fino alla prescrizione – e qualche volta, anzi, spesso negli ultimi anni finiscono in parlamento per ricompensa… – mentre gli avvocati scarsi, è facile che ti incasinino la situazione e basta.

Quindi già qui c’è una discriminante: già a questo punto, la legge non è uguale per tutti. O no? Non lo è principalmente per questo motivo: soldi.

davigo polisblogPiercamillo Davigo, già giudice del pool di Mani Pulite, spiegava così all’Espresso degli “impuniti”, di come quella che chiamiamo classe dirigente, abbia cambiato pelle dalla Prima Repubblica.

Dopo la fine di Mani Pulite, lei disse che le inchieste di Tangentopoli avevano avuto il paradossale effetto di creare una classe politico-affaristica più resistente alle indagini. È lo sviluppo di questi nuovi virus, in grado di sopravvivere ai vecchi farmaci giudiziari, a spiegare la grande patologia italiana delle mille e una cricca?
«Quella dei virus e degli anticorpi era un’immagine, presa a prestito dalla teoria scientifica della selezione della specie, che si riferiva alla seconda metà degli anni Novanta, cioè al periodo immediatamente successivo alle nostre indagini. Ma ora non penso più che quello sia l’esempio adatto per spiegare la realtà di oggi».
Cosa è cambiato rispetto alla vecchia Tangentopoli?
«In tutta l’inchiesta Mani Pulite non ho mai visto un passaggio di denaro con assegni circolari. Gli imprenditori e i politici di Tangentopoli usavano schermi più sofisticati: aprivano società di comodo nelle Isole del Canale o in altri Stati impenetrabili alle nostre rogatorie, giustificavano i versamenti con fatture per operazioni inesistenti, intestavano i conti esteri a fiduciari e prestanome… Se un magistrato provava a controllare, sembrava tutto in regola: anche i bilanci formalmente erano a posto. Quando invece si arriva ad usare un mezzo di pagamento che lascia traccia, come l’assegno circolare, significa che il rischio di essere controllati è diventato ormai l’ultima preoccupazione. Vuol dire che la situazione è cambiata al punto che si ritiene possibile pagare quasi senza precauzioni»

Se la legge fosse davvero uguale per tutti, la parola “impunità” in teoria non dovremmo nemmeno conoscerla: e di sicuro non la utilizziamo solo per la classe politica del nostro Paese, che in ogni caso di esempi ne offre in abbondanza, ma anche con chi incontriamo ogni giorno.

Leggete questo pezzo del Corriere di qualche tempo fa, era il 2007, e firmato da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, sul tema degli statali fannulloni e impuniti: c’è di tutto…

Ogni tanto c’è chi entra nell’ hit parade. Come quel vigile milanese finito finalmente nei guai due anni fa per avere fatto dal 1995 al 2004 una media di 162 giorni di assenza per malattia l’anno. Cercò di spiegare che stava male sul serio. Gli risposero mostrandogli la lista dei medici di base che aveva cambiato perché non gli facessero storie: 33 dottori. Record battuto da un’infermiera dell’ospedale di Treviglio, denunciata perché dal 1999 al 2004 non si era «quasi mai» presentata al lavoro arrivando a presentare «documenti falsificati». Primato battuto a sua volta nel gennaio dell’anno scorso da un docente di Agraria di Palermo, condannato a restituire 20 mila euro (su 470 mila quantificati!) per aver dato buca all’Università e ai suoi studenti per quindici anni consecutivi, «senza alcuna contestazione e senza alcuna sanzione agli obblighi scientifici e didattici per i quali era retribuito»

anche qui, la morale che tiriamo fuori qual è? Che la legge non è uguale per tutti, ma che senza volerlo pende dalla parte del più furbo. Del più sveglio e del più ricco, caratteristiche queste spesso unite e che rendono potenzialmente immuni da qualunque conseguenza grave dal punto di vista penale, se vi si abbina poi anche un qualunque ruolo di Potere.

E se poi in cima, al vertice dello Stato, troviamo dal 1994 un imprenditore che della fuga dai tribunali ha fatto una ragione di vita, della delegittimazione della magistratura, che dovrebbe mostrare che quella legge è effettivamente uguale per tutti, è chiaro che chiunque altro si sentirà giustificato a imitarlo.

“Se l’ha fatto lui, perché io no?”. Il problema è che noi, italiani, non siamo lui: ci mancano quegli 8 miliardi di euro, e qualche miliardo di neuroni di furbizia.