La storia sono loro: domande e risposte sulla P2

Per capire meglio le cronache di oggi vi proponiamo un breve salto all’indietro: in questo e nei prossimi due venerdì vi parleremo della Loggia P2 e di come ha influenzato la storia recente del nostro Paese. Riassumere completamente la vicenda della P2 richiede molto più dello spazio che dei singoli post possono offrire. E’ una

Per capire meglio le cronache di oggi vi proponiamo un breve salto all’indietro: in questo e nei prossimi due venerdì vi parleremo della Loggia P2 e di come ha influenzato la storia recente del nostro Paese.

Riassumere completamente la vicenda della P2 richiede molto più dello spazio che dei singoli post possono offrire. E’ una storia complessa e, soprattutto, intrecciata con altri episodi oscuri del nostro paese: dalla strategia della tensione ai servizi segreti deviati, dal caso Sindona al crac del Banco Ambrosiano passando per Cosa nostra e importanti figure della Prima Repubblica.

Per questo abbiamo deciso di fornirvi delle faq che possano aiutarvi per approfondire i punti principali di questa torbida storia italiana. Non pretendiamo di esaurire l’argomento: libri ben più corposi lo hanno fatto. Ma proviamo almeno a darvi qualche coordinata per aiutarvi a orizzontarvi. Per conoscere il passato e capire il presente.

Che cos’era la P2? P2 sta per Propaganda 2: una loggia massonica coperta (ossia segreta) che faceva parte del Grande Oriente d’Italia, la principale comunione della Massoneria italiana. La Loggia Propaganda era stata istituita nel 1877: riuniva al suo interno personalità che esercitavano importanti funzioni pubbliche e la cui affiliazione doveva pertanto rimanere segreta. Si parla perciò di “fratelli coperti” noti solo “all’orecchio” del Gran Maestro. Dopo la Seconda guerra mondiale le logge massoniche italiane vengono riorganizzate e la Loggia Propaganda prende il nome di P2.

Chi faceva parte della P2? Nella lista di 962 affilitati alla P2, scoperta nel 1981 negli uffici di Licio Gelli, si trovavano le principali figure dell’establishment italiano del periodo compreso tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta: tre Ministri dell’allora Governo in carica, i vertici dei servizi segreti, ex ministri e alcuni sottosegretari, 44 parlamentari di vari partiti (Dc, Psi, Psdi, Pri, Msi, Pli), alti funzionari dei ministeri, segretari di uomini politici, alti magistrati, nonché numerosi svariati ufficiali di alto grado di Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Aeronautica e Marina.

L’elenco comprendeva anche industriali, imprenditori , giornalisti, dirigenti della Rai Tv, banchieri inseriti in importanti istituti di credito pubblici e privati. Insomma, una sorta di Stato parallelo.

Oltre a personalità inserite nel mondo politico, istituzionale ed economico, gli elenchi della P2 avevano al loro interno personaggi coinvolti nelle inchieste giudiziarie relative ad alcuni degli episodi più inquietanti della strategia della tensione come le stragi dell’Italicus, di Piazza Fontana e della stazione di Bologna, il golpe Borghese, il Piano Solo e altre vicende su cui avremo modo di tornare più avanti.

Chi è Licio Gelli? Classe 1919 ed ex ufficiale della Repubblica Sociale Italiana, Licio Gelli è l’uomo che dal 1970 ha gestito la Loggia P2, prima con una delega del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Lino Salvini e, successivamente, come Maestro Venerabile.

Imprenditore con la passione per la poesia, Gelli gestiva la società Giole a Castiglion Fibocchi, nei cui uffici vengono scoperti gli elenchi degli affiliati alla Loggia P2. Dopo le vicende giudiziarie seguite allo scandalo della P2, il Venerabile ha trascorso vari periodi di detenzione in carcere con un lungo intervallo di latitanza tra il 1983 e il 1987. Dal 1988 è in libertà per “motivi di salute” e sta vivendo in tranquillità la sua vecchiaia a Villa Wanda, la sua abitazione di Arezzo.

Nel 2008 è comparso in televisione all’interno del programma televisivo, “Venerabile Italia”, andato in onda su Odeon Tv

Come scoppia il caso della P2? Lo scandalo della P2 scoppia nel 1981 in maniera casuale. Il 12 marzo del 1981 i magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone, del Tribunale di Milano, ordinano una perquisizione a carico di Licio Gelli, che è indiziato per estorsione continuata in concorso con Michele Sindona, il massone Giuseppe Miceli Crimi, il mafioso italo-americano John Gambino e altre persone.

I due magistrati stanno conducendo un’inchiesta nata dal “falso rapimento” inscenato tra agosto e ottobre del 1979 da Michele Sindona, banchiere e affarista siciliano legato alla mafia. Sindona, con la complicità della famiglia mafiosa Gambino, aveva simulato di essere stato rapito da un inesistente gruppo armato di estrema sinistra per tentare di sottrarsi alla giustizia. Il banchiere siciliano era infatti responsabile della bancarotta della Banca Privata finanziaria, il suo istituto di credito posto sotto commissariamento.

Durante il “finto rapimento”, il finanziere mafioso aveva minacciato di rendere nota la lista di 500 correntisti da lui indicati come “personaggi in vista della finanza e della politica”, dei quali aveva trasferito in Svizzera i depositi per salvarli dalla bancarotta della BPF. Il banchiere aveva inoltre minacciato di divulgare i nomi delle società estere che la sua banca aveva creato per conto della DC, del Psdi e del PSI.

Gelli viene indagato perché il suo nome emerge nel corso dell’interrogatorio di Giuseppe Miceli Crimi, un massone della famiglia di Piazza del Gesù (l’altra corrente della Massoneria, parallela al Grande Oriente), vicino a Sindona e ad ambienti mafiosi.

Le perquisizioni nell’abitazione e negli uffici di Gelli, a Castiglion Fibocchi, vengono eseguite da Ufficiali della Guardia di Finanza di Milano (i due magistrati non si fidavano degli ufficiali di polizia della zona perché temevano vi fossero infiltrazioni).

Nel corso della perquisizione gli agenti trovano negli uffici di Castiglion Fibocchi una valigia piena di documenti e fascicoli inerenti vicende giudiziarie come quelle dei banchieri Roberto Calvi e Michele Sindona. In una serie di buste sigillate vengono inoltre trovati svariati documenti dei servizi segreti con la classificazione “riservato” e “segreto”.

Ma è dalla cassaforte di Gelli che emerge il documento più scottante: l’elenco di 962 affiliati alla Loggia P2, in ordine alfabetico e con indicata la professione dell’iscritto accanto al nominativo. Quello di Sindona è evidenziato in giallo, ma non è l’unica personalità “eccellente” della lista. Oltre a lui, come si è detto, compaiono i nomi di tre ministri: Adolfo Sarti (Grazia e giustizia), Franco Foschi (Lavoro) ed Enrico Manca (Commercio estero). Nella lista rientrano i vertici dei servizi segreti: Giuseppe Santovito, Walter Pelosi e Giulio Grassini. Compaiono imprenditori come Silvio Berlusconi ed editori come Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din (Direttore Generale della Rizzoli). E non manca il nome di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano.

L’analisi della lista e dei documenti sequestrati rende chiaro ai due magistrati che si trovano di fronte a qualcosa di più di una semplice loggia massonica. Per giunta, trattandosi di un’associazione segreta è vietata dalla Costituzione.

Quali sono state le reazioni del mondo politico alla scoperta degli elenchi della P2? Il 25 marzo la magistratura di Milano trasmette all’allora Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani (Dc) l’elenco dei 962 affiliati alla P2. Dopo due mesi di tentennamenti (comprensibili visto che nella lista sono presenti tre membri del suo Governo), Forlani decide di inoltrare le liste al Parlamento e agli organi di stampa. Il 21 maggio ne viene data comunicazione dai Presidenti di Camera e Senato.

Il giorno successivo la magistratura emette due mandati di cattura a carico di Licio Gelli con l’accusa di spionaggio politico e procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato. Il 26 maggio il Governo Forlani è costretto alle dimissioni.

Il 12 settembre viene istitituita la Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’ On. Tina Anselmi (Dc) che concluderà i suoi lavori il 23 novembre 1984. Dalle indagini e interrogatori della commissione, su cui avremo modo di tornare, emergeranno le finalità eversive della loggia P2 e l’autenticità delle liste sequestrate negli uffici di Gelli.

Torneremo a parlarvene il prossimo venerdì, quando approfondiremo i rapporti tra P2 e servizi segreti deviati