P3: Formigoni, Caliendo, e “l’amico di Milano”

Torniamo a parlare di P3: la singolare congrega di “pensionati sfigati”, così definita da Silvio Berlusconi non accenna a uscire dalle prime pagine dei giornali. Giustamente: è uno scandalo grossino, che penalmente prevedo avrà ben poche conseguenze per i protagonisti, ma che offre uno splendido spaccato del potere in Italia. Di come sia gestito da

Torniamo a parlare di P3: la singolare congrega di “pensionati sfigati”, così definita da Silvio Berlusconi non accenna a uscire dalle prime pagine dei giornali. Giustamente: è uno scandalo grossino, che penalmente prevedo avrà ben poche conseguenze per i protagonisti, ma che offre uno splendido spaccato del potere in Italia.

Di come sia gestito da chi lo detiene, di come chi lo detiene venga mosso, di quali siano i pedoni della scacchiera e quali i pezzi più importanti. Un pezzo molto importante – oggi Repubblica dedica un’intera pagina solo a lui – è Roberto Formigoni, “zar” della Regione Lombardia. Anche il Post ne scrive, e naturalmente anche noi.

Due i punti chiave che mettono in imbarazzo il governatore ciellino: le “mozzarelle” e le “passeggiate”.

Passeggiate e mozzarelle. Sono i termini usati dal presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, in alcune conversazioni telefoniche intercettate nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Il periodo è marzo-aprile scorso. La lista di Formigoni è stata esclusa dalla competizione per le elezioni regionali a causa di alcuni vizi formali. Si registra il tentativo, si legge nelle carte dell’inchiesta, di influire sull’esito del ricorso presentato contro l’esclusione della lista

e anche molto altro ancora…

In seguito al rigetto del ricorso, il sodalizio preme poi per far inviare gli ispettori del ministero della Giustizia presso i magistrati milanesi. Il governatore parla con uno degli arrestati, Arcangelo Martino, ex assessore del Comune di Napoli. I due, spiegano i carabinieri, usano un linguaggio “evidentemente allusivo”

l’intercettazione integrale la leggete sulle pagine di Repubblica Milano. Si torna indietro a prima delle elezioni regionali 2010, quindi a prima del 28 e del 29 marzo. La lista Formigoni in Lombardia e quella Polverini nel Lazio presenterebbero irregolarità, e c’è il rischio che non vengano ammesse alle consultazioni.

La cricca dei pensionati, capitanata in questo caso da Arcangelo Martino, si muove: anzi, più che muoversi, “cammina”, “passeggia”…

il 23 marzo Formigoni riferisce a Martino, scrivono i carabinieri, di “avere ricevuto una telefonata da colui che il sabato precedente si era impegnato a camminare velocemente, che lo ha informato che non camminerà per niente, in quanto è stato così consigliato da tale Arci”. Dall’analisi delle successive acquisizioni, proseguono, “si evince che la persona con cui il Formigoni ha parlato (e che si era impegnata a camminare velocemente) è il ministro Alfano, mentre Arci con ogni probabilità si identifica nel capo degli Ispettori, Arcibaldo Miller”

Passando a un altro grosso sassolino nella scarpa del PdL – già ammutolito sulla Legge Bavaglio e il ddl Alfano intercettazioni, fortunatamente mutilato e reso (quasi) inoffensivo, ma ne parleremo in un altro post – parliamo di Giacomo Caliendo. Oggi Alfano in question time risponderà della sua situazione, decisamente la peggiore tra quelle dei tanti che partecipavano alle riunioni di Carboni, Martino, Lombardi e dell’Utri

L’inchiesta avrà un paio di giorni di tregua, lunedì e martedì, per un viaggio in Svizzera che il procuratore Capaldo deve fare per motivi di lavoro. Una pausa per riflettere, per decidere chi sentire e se fare nuove iscrizioni. Il pm Rodolfo Sabelli, a Roma, esaminerà gli elementi raccolti con gli ultimi interrogatori (Sica, Cappellacci e Cosentino) e valuterà la posizione di altri protagonisti delle carte processuali. Saranno convocati il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, l’ex presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, il capo degli ispettori del Guardasigilli, Arcibaldo Miller, il presidente della corte d’Appello di Milano, Alfonso Marra. In vista nuove iscrizioni. Caliendo in pole position

e per concludere arriviamo a Marcello dell’Utri, perché al centro di questa vicenda c’è anche lui, uno dei fondatori dell’attuale partito di governo, pronto ad aiutare la cricca dei pensionati per ogni esigenza. Emilio Randacio su Repubblica racconta così stamane i loro rapporti, e anche quelli con Denis Verdini, l’altro pezzo da novanta finito nel centro del mirino:

A volte lo chiama “l’amico di Milano”, più spesso “il senatore”, o anche più confidenzialmente “Marcello”. Nelle migliaia di pagine raccolte in oltre un anno d’inchiesta dai Carabinieri del comando provinciale di Roma, le conversazioni di Flavio Carboni hanno in Marcello Dell’Utri un riferimento. Come Denis Verdini, “l’uomo Verde”, “il fiorentino”. Verdini e Dell’Utri, spesso aprono le loro residenze per ascoltare i problemi del “clan” Carboni. In una circostanza, il primo ottobre scorso, l’uomo d’affari sardo, il regista delle speculazioni sull’eolico in Sardegna, “dice di trovarsi attualmente al “Buon Governo” (presumibilmente la sede del Pdl, ndr) e che sta correndo da Denis”. Carboni, addirittura, al telefono con Arcangelo Martino (finito in cella anche lui), il 18 settembre, in una “conversazione riferita all’operazione pale eoliche”, sottolinea che bisogna “ricordare a Ugo (Cappellacci, ndr) e a Marcello (Dell’Utri, ndr) che siamo un gruppo!. . . che siano tempestivi che sia una collaborazione continua nell’interesse del gruppo”

e “il senatore”, parla spesso per nome di Cesare.

Foto | Flickr