Leggiamo i classici: pubblico e privato per Zygmunt Bauman

“Non è più vero che il ‘pubblico’ colonizza il ‘privato’. È vero, anzi, il contrario: è il privato che oggi va colonizzando lo spazio publico, spazzando via tutto quanto non possa essere pienamente espresso nel gergo dei fini, degli interessi e dei timori privati.A furia di sentirsi ripetere di essere padrone del proprio destino, l’individuo

“Non è più vero che il ‘pubblico’ colonizza il ‘privato’. È vero, anzi, il contrario: è il privato che oggi va colonizzando lo spazio publico, spazzando via tutto quanto non possa essere pienamente espresso nel gergo dei fini, degli interessi e dei timori privati.

A furia di sentirsi ripetere di essere padrone del proprio destino, l’individuo ha ben pochi motivi di accordare una ‘rilevanza topica’ (il termine è di Alfred Schütz) a qualsiasi cosa si opponga all’essere risucchiata nell’ambito dell’interesse personale e regolata dagli strumenti propri di una visione egocentrica; ma avere tali motivi e comportarsi di conseguenza è esattamente il marchio di fabbrica del cittadino.

Per l’individuo, lo spazio pubblico non è molto più che un maxischermo su cui le preoccupazioni private vengono proiettate e ingrandite senza per questo cessare di essere private o acquisire nuove qualità collettive; lo spazio pubblico è il luogo in cui si rende pubblica confessione di segreti e intimità privati.

Dal loro quotidiano tour guidato dello spazio ‘pubblico’ gli individui tornano rinforzati nella loro individualità de iure e rassicurati in merito al fatto che l’assoluta solitudine della loro esistenza quotidiana è sotto ogni aspetto uguale a quella di tutti gli altri ‘individui come loro’, costellata – sempre al pari di tutti quelli come loro – di cadute e (auspicabilmente temporanee) sconfitte.

Dal canto suo, il potere fugge via dalla strada e dal mercato, dalle assemblee legislative e dalle aule parlamentari, dai governi locali e nazionali, ben oltre ogni possibilità di controllo da parte dei cittadini, per rifugiarsi nella extraterritorialità delle reti elettroniche. I principi strategici prediletti dalle autorità costituite sono oggi la fuga, il distacco e il disimpegno, e la loro condizione ideale è l’invisibilità. I tentativi di anticipare le loro mosse (e tanto meno quelli di pararne gli effetti più indesiderati) hanno un’efficacia non diversa dagli sforzi profusi dalla ‘Lega per impedire i mutamenti metereologici’.

E così lo spazio pubblico va sempre più svuotandosi di questioni pubbliche. È incapace di assolvere il proprio ruolo passato di luogo di incontro e dibattito di sofferenze private e questioni pubbliche. Da parte loro, gli individui (bersaglio delle pressioni dell’individualizzazione) vengono gradualmente, ma incessantemente, spogliati della corazza protettiva della cittadiananza ed espropriati delle loro capacità e interessi di cittadini.

In tali circostanze, la prospettiva di una trasformazione dell’individuo de iure in individuo de facto (vale a dire padrone delle risorse indipsensabili per una reale capacità di autodeterminazione) appare sempre più remota”.

Zygmunt Bauman, Modernità liquida (2000), trad. it., Laterza, Roma-Bari 2008, pp. 33-34.