I giovani, gli anziani e la crisi: la linea incerta di “Repubblica”

Strano giornale, quello fondato da Eugenio Scalfari. Capace di mescolare lucide prese di coscienza della situazione socio-politica italiana e retaggi di interpretazioni ormai infondate. A volte nella stessa pagina (virtuale), come accade proprio oggi. Nell’articolo di commento agli ultimi sondaggi sulla popolarità di Berlusconi (ai minimi storici), veniamo informati che il premier perde popolarità tra


Strano giornale, quello fondato da Eugenio Scalfari. Capace di mescolare lucide prese di coscienza della situazione socio-politica italiana e retaggi di interpretazioni ormai infondate. A volte nella stessa pagina (virtuale), come accade proprio oggi.

Nell’articolo di commento agli ultimi sondaggi sulla popolarità di Berlusconi (ai minimi storici), veniamo informati che il premier perde popolarità tra le fasce sociali che più hanno subito gli effetti della crisi:gli anziani, ma anche i residenti delle zone meridionali del Paese”.

Forse a molti suonerà plausibile, ma l’idea che siano stati gli anziani a pagare il prezzo più alto dalla recente crisi è priva di qualsiasi fondamento. L’abbiamo spiegato a più riprese noi su polisblog, ma si tratta di un fatto così palese da essere stato riconosciuto dagli stessi grandi quotidiani. Tra cui anche Repubblica, proprio nell’articolo che nella homepage di stamattina si trova a fianco del precedente.

Sotto il titolo ad effetto “La generazione perduta”, infatti, il lettore del quotidiano del Gruppo Espresso viene informato che:

Il rischio di restare disoccupato, per chi ha meno di 25 anni, è triplo rispetto a chi ha tra i 26 e i 74 anni. Inoltre, la probabilità di essere assunti con contratti a termine è quadrupla rispetto alle altre fasce di età.

Non si vede proprio, in questo contesto, da che punto di vista gli anziani risultino svantaggiati. Se si tratta di anziani lavoratori, hanno rischiato meno degli altri di perdere il lavoro e, se lo hanno perso, hanno potuto usufruire più dei giovani degli ammortizzatori sociali esistenti, come la Cassa Integrazione.

Gli anziani pensionati, invece, non hanno nulla da temere dagli sconvolgimenti del mercato del lavoro, nè da una classe politica che, pur di non tagliare le pensioni, ha ridotto la spesa in qualsiasi altro campo, ricerca ed istruzione comprese. In fin dei conti, tenuto conto del rallentamento dell’inflazione, si può addirittura dire che i pensionati sono stati tra i pochi che dalla crisi ci hanno guadagnato.

Eppure una falsa percezione continua ad essere diffusa in Italia: quella dell’anziano povero, costretto a vivere con due lire. Un immagine vera fino a qualche decennio fa, forse, ma che non corrisponde assolutamente ai cambiamenti avvenuti nel frattempo: dati alla mano. In molti sembrano però non essersene ancora accorti.