Berlusconi, Bindi e le battute sessiste: una strategia in declino?

Si fa un gran parlare, da varie parti, di un Berlusconi “in declino”. Si tratta nella maggior parte dei casi – senza negare la gravità degli scandali delle ultime settimane – di wishful thinking: difficile prevedere una “fine di Berlusconi” a breve. Va riconosciuto però che il premier sembra in particolare difficoltà su un fronte


Si fa un gran parlare, da varie parti, di un Berlusconi “in declino”. Si tratta nella maggior parte dei casi – senza negare la gravità degli scandali delle ultime settimane – di wishful thinking: difficile prevedere una “fine di Berlusconi” a breve. Va riconosciuto però che il premier sembra in particolare difficoltà su un fronte cruciale: quello delle strategie comunicative.

Prendiamo il caso delle battute sessiste contro Rosy Bindi di ieri. In genere queste uscite hanno un solo scopo: scatenare un polverone che distragga l’attenzione dei media e degli elettori da altri temi, ben più spinosi per il Cavaliere.

Spin allo stato puro, insomma, anche se condito da dosi abbondanti di cattivo gusto. E’ quello che è accaduto ad esempio prima delle ultime elezioni europee, quando Berlusconi, alle prese con il caos liste, gli scandali corruzione e le intercettazioni sulla Rai, si lasciava andare a una raffica di dichiarazioni ad effetto, tra cui battute misogine su Mercedes Bresso.

Come scrivevo all’epoca:

Il principio che guida i rush finali delle sue campagne elettorali è infatti molto semplice, e può essere riassunto dalla celebre frase di Oscar Wilde: “Che si parli di me, nel bene o nel male, purchè se ne parli“. E, potremmo aggiungere noi, “che non si parli di altro”. Con le sue dichiarazioni Silvio vuole infatti ottenere tre obiettivi. Primo: ottenere il centro dell’attenzione mediatica. Due: suscitare una grande quantità di reazioni (che amplifichino l’impatto della notizia). Terzo: impedire l’affermarsi di qualsiasi altra notizia (sia essa un rapporto sullo stato dell’economia italiana o l’ultima dichiarazione di Bersani).

La strategia ha funzionato egregiamente per le europee (che sono state vinte) ma, a giudicare da quanto avvenuto ieri, sembra ormai un po’ logora. Per un motivo molto semplice – anche se vagamente inquietante: ci stiamo abituando.

Il problema infatti è che i media sono soggetti ad inflazione. Alla prima volta che il primo ministro insulta un’avversaria per la sua bruttezza, sparano un titolo a nove colonne. La seconda volta, l’enfasi comincia già a scemare. Dopo un po’, la notizia diventa ordinaria amministrazione.

E’ quello che sembra essere ormai accaduto per le battute sessiste dell’anziano uomo di governo di Arcore, almeno a giudicare dalla rilevanza che hanno dato loro ieri i principali quotidiani nazionali: date un’occhiata in gallery.

Berlusconi contro la Bindi – la notizia sui quotidiani italiani
Berlusconi: Berlusconi: Berlusconi:

Il sito di “Repubblica” ieri sera dedicava solo due righe alla frase di Berlusconi, il cui show in Duomo risultava comunque surclassato dalla performance di Fini a Palermo e dalle dichiarazioni del Presidente della Repubblica. Ancora peggio su Corriere e “La Stampa”, dove le battute misogine del premier compaiono dopo la tappa del Tour de France e la morte di una neonata in Calabria.

Ormai l’idea che il primo ministro italiano alluda alla scarsa avvenenza delle sue avversarie politiche è diventata normalità. Il che, se da un lato è agghiacciante per gli impatti che può avere sul senso comune degli italiani (già abbastanza maschilisti di per sè), dall’altro è un problema per lo stesso Berlusconi, che non riesce più a imporre il proprio spin ai media, che sembrano preferire le “picconate” dell’odiato Fini.

La via d’uscita per il tycoon brianzolo è quindi solo una: rendere le battute ancora più grevi, alzare ancora una volta (come è avvenuto a più riprese nel corso degli ultimi 16 anni) l’asticella del nostro buon gusto. Insomma, spostare ancora più in là le frontiere di quello che un uomo politico “può” dire in pubblico.

Speriamo solo che a farne le spese non sia sempre e solo la povera Bindi. Che, a ben vedere, ha l’unica colpa di non essere particolarmente attraente: come il 90% dei suoi colleghi maschi.