Decreto Ronchi: record di firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua

A due mesi dall’intervista fatta a Luca Martinelli, giornalista e autore del libro “L’acqua non è una merce”, ritorniamo ad occuparci del decreto Ronchi attraverso il quale le istituzioni locali hanno la facoltà di privatizzare la distribuzione dell’acqua.Il comitato promotore del referendum contro la legge, approvata dal Governo Berlusconi ma già ipotizzata da quello precedente


A due mesi dall’intervista fatta a Luca Martinelli, giornalista e autore del libro “L’acqua non è una merce”, ritorniamo ad occuparci del decreto Ronchi attraverso il quale le istituzioni locali hanno la facoltà di privatizzare la distribuzione dell’acqua.

Il comitato promotore del referendum contro la legge, approvata dal Governo Berlusconi ma già ipotizzata da quello precedente di Romano Prodi, nella giornata di ieri ha annunciato che la raccolta delle firme procede bene. Più di un milione e quattrocento mila persone hanno firmato affinché l’acqua ritorni ad essere considerato dalle istituzioni un bene pubblico.

Del risultato si è compiaciuto anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che alle agenzie ha dichiarato nelle ultime ore:

“La raccolta delle firme per la richiesta dei referendum sulla gestione pubblica dell’acqua è stata un grande successo.

Saranno depositate in Cassazione un milione e quattrocentomila firme: un vero record, una delle più alte adesioni mai ottenute nella richiesta di referendum. La Cgil, che ha sostenuto con convinzione le ragioni dei promotori, esprime grande soddisfazione”.

Secondo FrontPage, il sito lanciato dall’esperto di comunicazione Claudio Velardi in collaborazione con il giornalista Fabrizio Rondolino, lo slancio con il quale Guglielmo Epifani ha salutato le firme raccolte sarebbe dipeso dai rapporti difficili che il segretario ha, al momento, con il sindacato che in più occasioni gli ha chiesto di rioccuparsi di temi importanti.

“Per capire le ragioni dell’impegno sindacale – si legge sul sito – si deve risalire al congresso CGIL, turarsi il naso davanti a chili di colonne di piombo in sindacalese, per scoprire che la componente di Podda (CGIL-FP) rimproverava ad Epifani una linea “morbida” sulla ripubblicizzazione, come dimostravano “alcuni voti contrari” che in qualche regione erano stati espressi.

Così la mozione di Epifani doveva  garantire con Oddi (dirigente Funzione Pubblica e autore di un lunghi saggi sull’acqua e la crisi del liberalismo e del riformismo di sinistra) che la Funzione Pubblica è come una sol uomo per restituire ad enti pubblici la gestione del patrimonio idrico.

Perché a nessuno sfugga la ciccia in ballo: più dipendenti pubblici, più iscritti alla Funzione Pubblica CGIL, baluardo ormai inevitabile del pilastro più grosso dell’Altra Casta (quella sindacale appunto). Ecco spiegata la ragione dell’impegno del sindacato su un tema politico così specialistico come la presenza o meno del capitale privato (spacciata per svendita e privatizzazione) nella gestione dei servizi idrici”.

Fatta eccezione per l’Italia dei Valori, che contro la privatizzazione dell’acqua si è attivata anche nelle zone sensibili del paese (su tutte quella relativa all’Abruzzo al momento impegnata, teoricamente, con la ricostruzione) nessun partito politico attualmente al Governo si è schierato in modo chiaro sul referendum.

L’omertà con la quale l’opposizione ha affrontato il progetto civile e politico non ha però fermato i cittadini italiani che hanno dimostrato, per l’ennesima volta, di essere meglio di chi li amministra a livello nazionale.

Oltre alle singole proteste, l’ultima è stata organizzata a Roma dal gruppo autonomo Gioventù italiana, come raccontato dai colleghi di ecoblog.it molti piccoli comuni, come ad esempio quello catanese di Aci Bonaccorsi, hanno aperto delle case dell’acqua dove il bene primario è distribuito gratuitamente.