Ore 12 – Il “miracolo” di … San Silvio

Quando il cofondatore di un partito (più votato) e numero due dello stesso “spiega” in sei pagine del suo giornale che quel partito è morto, cosa si deve pensare? Non che Gianfranco Fini è fuori di senno, perché dirige magistralmente la Camera dei deputati. Allora, le domande a cui dare risposta sono altre: è vero

Quando il cofondatore di un partito (più votato) e numero due dello stesso “spiega” in sei pagine del suo giornale che quel partito è morto, cosa si deve pensare?

Non che Gianfranco Fini è fuori di senno, perché dirige magistralmente la Camera dei deputati.

Allora, le domande a cui dare risposta sono altre: è vero o no che il Pdl è un partito “morto”? Che quel partito è antidemocratico essendo in mano al suo unico padre padrone? Che quel suo unico padre padrone ha fallito nel governo del Paese, facendo promesse mai mantenute, a cominciare dalla tasse, cresciute invece che diminuite? Che quel partito è l’incubatoio di cricche e malaffare, protagonista di spettacoli indecenti e indecorosi?

Nel nuovo buen retiro di Tor Crescenza, Silvio Berlusconi è atteso a un nuovo coupe de theatre per cercare di salvare la baracca. Ma la quadratura del cerchio pare impossibile perché la baracca si regge totalmente su un unico uomo al comando: il Cavaliere.

Il redde rationem potrebbe arrivare (dopo la pausa estiva) con il voto (segreto) sull’uso delle intercettazioni, per colpire Verdini e Cosentino: occasione ghiotta per chi vuole la decapitazione del coordinatore del Pdl nazionale e di quello campano.

Soprattutto, occasione unica, nel segreto dell’urna, per dar corpo a quell’area critica dentro il Pdl (non solo i vietcong finiani) ben oltre i 50 deputati, cioè un numero sufficiente per far saltare il governo e mandare a casa Berlusconi.

Il cerino in mano al premier può accendere una miccia da fare esplodere tutto. Stavolta ci vuole il .. miracolo di … San Silvio!