Leggiamo i classici: il termine “libertà” secondo Ernst Cassirer

“La libertà è uno dei termini più oscuri ed ambigui, non soltanto del linguaggio filosofico, ma anche di quello politico. Non appena cominciamo a speculare intorno alla libertà del volere, ci troviamo persi in un labirinto inestricabile di questioni e antinomie metafisiche. Quanto alla libertà politica, tutti sappiamo che questo è uno dei luoghi comuni

“La libertà è uno dei termini più oscuri ed ambigui, non soltanto del linguaggio filosofico, ma anche di quello politico. Non appena cominciamo a speculare intorno alla libertà del volere, ci troviamo persi in un labirinto inestricabile di questioni e antinomie metafisiche.

Quanto alla libertà politica, tutti sappiamo che questo è uno dei luoghi comuni più usati e abusati. Tutti i partiti politici hanno assicurato di essere i veri rappresentanti e protettori della libertà. Ma sempre hanno definito il termine nel senso proprio, e lo hanno usato per i loro interessi particolari.

La libertà etica, in fondo, è una cosa molto più semplice. Essa è sgombra da quelle ambiguità che sembrano inevitabili tanto in metafisica che in politica. Gli uomini si comportano come agenti liberi, non perché posseggono un liberum arbitrium indifferentiae. Non è l’assenza di un motivo, ma il carattere dei motivi, ciò che contraddistingue un’azione libera.

Nel senso etico, un uomo è un agente libero, se questi motivi dipendono dal suo giudizio e dalla sua convinzione di ciò che sia il dovere morale. Secondo Kant, libertà è equivalente di autonomia. Essa non significa ‘indeterminismo’; significa piuttosto una specie particolare di determinazione. Significa che la legge cui noi obbediamo nelle nostre azioni non ci è imposta dall’esterno, ma che il soggetto morale la dà a se stesso.

Nell’esposizione della sua teoria, Kant ci mette sempre in guardia contro un malinteso fondamentale. La libertà etica, egli dichiara, non è un fatto ma un postulato. Non è gegeben ma aufgegeben; non è un dono di cui la natura umana sia dotata; è piuttosto un compito, e anzi il compito più arduo che l’uomo si possa proporre. Non è un dato ma un’istanza: un imperativo etico.

Assolvere a questa istanza diventa cosa particolarmente dura in tempi di crisi sociale grave e pericolosa, quando il crollo di tutta la vita pubblica sembra imminente. In epoche simili, l’individuo comincia a sentire una profonda sfiducia nelle proprie capacità.

La libertà non è un’eredità naturale dell’uomo. Per possederla, dobbiamo cercarla. Se l’uomo dovesse seguire semplicemente i suoi istinti naturali, egli non si affannerebbe a procurarsi la libertà; sceglierebbe piuttosto la dipendenza. Evidentemente, è molto più facile dipendere da altri che non pensare, giudicare e decidere per conto proprio.

Questo spiega il fatto che la libertà, tanto nella vita individuale che in quella politica, sia così spesso considerata assai più come un peso che non come un privilegio. In circostanze estremamente difficili, l’uomo cerca di liberarsi da questo peso. Qui entrano in gioco lo stato totalitario e i miti politici.

I nuovi partiti politici promettono, quanto meno, un’evasione al dilemma. Essi sopprimono e distruggono il senso stesso della libertà; ma, al tempo stesso, alleggeriscono le spalle dell’uomo di ogni responsabilità personale”.

Ernst Cassirer, Il mito dello Stato (1946), trad. it., Longanesi, Milano 1996, pp. 485-487.