Lega Nord anti-intercettazioni, Maroni contro Skype: ecco il partito delle contraddizioni

Il bello della Lega Nord è che non è come gli altri partiti. E’ sopra le righe, anticonformista, si permette di dire un po’ quello che vuole. E poi, ti riserva sempre delle sorprese. Ad esempio, ieri sera, avevo appeno finito di scrivere un veritometro sull’ultima dichiarazione di Bossi anti-intercettazioni (“La gente non vuole essere


Il bello della Lega Nord è che non è come gli altri partiti. E’ sopra le righe, anticonformista, si permette di dire un po’ quello che vuole. E poi, ti riserva sempre delle sorprese.

Ad esempio, ieri sera, avevo appeno finito di scrivere un veritometro sull’ultima dichiarazione di Bossi anti-intercettazioni (“La gente non vuole essere ascoltata questo è sicuro e noi abbiamo sempre marciato con la gente”), quando mi imbatto in una notizia del Sole 24 ore su Maroni che cerca di trovare modi per intercettare le conversazioni su Skype, finora criptate:

Il ministro dell’Interno, conscio del ruolo che certi sistemi tecnologici giocano a favore del crimine organizzato e del terrorismo, è pronto a coinvolgere già oggi i suoi omologhi europei per impedire il proliferare di soluzioni cifrate e il loro indisturbato utilizzo da parte di chi cerca di ostacolare le indagini sfruttando il vantaggio di non poter essere “ascoltati”

E così, mentre il n° 1 della Lega ci annuncia che “la gente” non vuole essere ascoltata (e che la Lega aderisce sempre a quello che “la gente” vuole), il n° 2 si adopera allo scopo di allargare la platea degli intercettabili. Ovvero, il numero di membri della “gente” che potranno essere ascoltati dalla polizia.

Sia chiaro, mille volte meglio la posizione del n° 2 (è provato che la Mafia fa uso di Skype per sfuggire alle intercettazioni) di quella dell’anziano leader del Carroccio, che si sforza di compiacere l’alleato Berlusconi. Tuttavia, se fossi un elettore della Lega, penso che mi sentirei un po’ preso per i fondelli.

Un po’ come un paio di mesi fa, quando i dirigenti leghisti esprimevano pubblica solidarietà al ministro Scajola, coinvolto in uno scandalo romano, mentre Milano era ancora tappezzata degli storici manifesti “Roma ladrona, la Lega non perdona“. All’epoca scrissi:

In realtà in tutto questo meccanismo, di perdono sembra proprio essercene tanto: la Lega perdona infatti i suoi alleati romani per i sospetti di corruzione che li circondano, fintantoché questa situazione significa un travaso di voti verso le proprie liste. Gli elettori, da parte loro, perdonano al Carroccio la sua linea tutto sommato poco intransigente sulla legalità, almeno finché gli esponenti del partito riescono a presentarsi come “diversi” dando così modo al “popolo” di esprimere tutto il proprio disgusto verso la politica attraverso un voto di protesta. Il PDL, infine, perdona volentieri il suo alleato junior che le spara grosse, ma in fondo non mette i bastoni tra le ruote del governo.

Passano i mesi, ma sempre lì siamo. Ma quanto potrà durare ancora?