Rassegna stampa estera: l’Italia in crisi perde giovani, ricerca e isole

Sulle pagine della stampa estera che in queste settimane si occupa di Italia non ci sono solo la legge bavaglio, le intercettazioni e le dimissioni dei ministri inquisiti. C’è spazio anche per quella crisi economica che, pur essendo un fenomeno globale, assume nel nostro paese tratti peculiari. Secondo il portoghese I online, “La Grecia non


Sulle pagine della stampa estera che in queste settimane si occupa di Italia non ci sono solo la legge bavaglio, le intercettazioni e le dimissioni dei ministri inquisiti. C’è spazio anche per quella crisi economica che, pur essendo un fenomeno globale, assume nel nostro paese tratti peculiari.

Secondo il portoghese I online, “La Grecia non ha voluto, ma l’Italia sì: Berlusconi si vende le isole“:

Chi ha sempre sognato di possedere un’isola deserta, puo’ acquistare l’isola di Santo Stefano nel Tirreno. Se si preferisce compagnia c’è la possibilità di comprare una spiaggia sul lago di Como, dove hanno casa star del calibro di Madonna e George Clooney. A questa vendita in grande scala non sfugge la regione Sardegna, dove la paradisiaca spiaggia di Caprera ha anche lei un suo prezzo

Molti di questi luoghi sono importanti riserve naturali dove per legge è impossibile costruire. Gli ambientalisti si preoccupano del fatto che questa legge potrebbe venire scavalcata in nome della valorizzazione dei terreni. “Quando una persona paga più di un milione di euro per una isola, ci vuole costruire una casa” ha detto al “The Sunday Times” Farhad Vladi, un agente immobiliare specializzato in isole private. L’iniziativa del governo italiano sembra avere avuto origine dalle voci che si sono succedute sulla Grecia. Il governo greco aveva smentito immediatamente la notizia data a giugno dal “The Guardian” sull’ipotesi che il paese vendesse alcune isole per far fronte al debito pubblico. La possibilità di cui aveva parlato la stampa aveva suscitato l’indignazione dei greci e il portavoce del governo ellenico l’aveva considerata “un insulto”. In ballo c’era il patrimonio naturalistico protetto, come quello che ora è messo in vendita da Berlusconi

In Francia L’Express si è concentrato sulla drammatica situazione dei giovani italiani – definiti la “generazione perduta”:

Prima della crisi trovare un impiego stabile per un giovane italiano si trasformava già in un percorso ad ostacoli: senza raccomandazioni, non poteva sperare di accedere a uno dei rari posti di potere nel settore pubblico, mentre in quello privato le imprese ricorrevano spesso a contratti a tempo determinato. La recessione del 2008-2009 non ha migliorato la situazione, aggravando ulteriormente il problema del precariato. Nel 2009, il 79% dei posti persi recensiti in Italia hanno riguardato persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni, rileva l’Istat, precisando che il tasso d’impiego per questa fascia d’età è precipitato al 44%, registrando una diminuzione quasi tre volte maggiore rispetto alla popolazione generale. L’Italia è d’altra parte il paese europeo che conta il più grande numero di giovani disoccupati. Più di due milioni di italiani (21% di quelli tra i 15 ed i 29 anni) non hanno né lavorato né proseguito gli studi nel corso del 2009. I sondaggi sottolineano che questi giovani non hanno scelto di rimanere a casa dei loro genitori. Secondo l’Istat, i motivi economici sono la prima ragione avanzata dagli italiani fra i 18 e i 34 anni per spiegare questo fatto, mentre la loro volontà di restare in famiglia si trova solo in terza posizione

L’americano Nature dedica un lungo articolo allo stato di profondo disagio che vivono le università italiane, come conseguenza dei tagli:

Un’indagine eseguita presso l’Università di Torino afferma che due terzi dei 25000 ricercatori italiani non svolgeranno lezioni e esami durante lo sciopero. Un abbandono di questa scala “farà crollare il sistema universitario” dice il chimico Dario Braga, pro-rettore per la ricerca all’Università di Bologna. I ricercatori non sono obbligati a insegnare, ma in pratica portano avanti una significativa parte dei corsi, soprattutto nelle lauree scientifiche. (..) I più concordano nel dire che le università italiane hanno estremo bisogno di una riforma. I tagli, però, renderebbero impossibile un aumento degli standard di qualità e dell’autonomia delle università, due obiettivi del progetto di legge. Un’intricata rete di regolamenti, alcuni dei quali in stato di flusso continuo e paralizzante, ostacola l’università. Prima che una manciata di nuovi posti fosse resa disponibile quest’anno, l’assunzione e la carriera accademica, procedure per lo più centralizzate, erano in ogni caso rimaste in stallo per cinque anni mentre le controverse norme di selezione venivano sottoposte a revisione. Senza il potere di assumere, le università non potranno approfittare delle riforme

Lo svedese Sydsvenskan ha messo in evidenza con intelligenza il perverso legame che si instaura nel meridione italiano tra scarso sviluppo, assenza di welfare state e frodi allo Stato:

in Italia, come sempre, niente è come sembra. In molti casi ciechi, sordi, muti, zoppi e infermi sono costretti ad imbrogliare per ottenere privilegi di cui non hanno il diritto solo perché sono stati privati dei loro diritti reali. Un esempio arriva da Palermo, ma potrebbe essere qualsiasi città dove regna la mafia, dove la corruzione domina e dove i voti nelle elezioni sono merce di compravendita. Una signora gestisce un negozio che va male. È costretta a chiudere il negozio e suo marito è disoccupato. La famiglia si trova senza redditi. Per fortuna la casa è di loro proprietà. I due figli adulti riescono ad aiutare un poco. I contributi ed aiuti sociali esistono in Italia, ma il sistema varia da comune a cumune. In alcuni posti non funziona affatto, come nel caso della città di Palermo. Nel quartiere dove abita la signora c’è una persona che procura false pensioni d’invalidità. Tutti lo conoscono. È lui il primo anello di una catena che arriva a tutti i livelli di un’amministrazione locale che chiude un occhio davanti alle frodi. Al livello più alto c’è un politico che lascia che il tutto accada, perché ci guadagna anche lui. (..) Se vi fosse esistito un mercato di lavoro sano in Sicilia, niente di tutto questo sarebbe dovuto succedere. Dove si creano posti lavoro c’è un riciclo economico positivo: colui che ha uno stipendio porta retribuzioni anche agli altri, facendo la spesa nei loro negozi e bevendo il caffè nei loro bar. Ma se fosse così, chi voterebbe più per il politico corrotto che sistema tutto tranne quello che dovrebbe veramente sistemare?