Rassegna stampa estera: Berlusconi, Lega Nord e Vendola nel rebus della politica italiana

La situazione politica del Belpaese attraversa una fase particolarmente convulsa, a volte troppo complessa perfino agli occhi dei commentatori nostrani. Figuriamoci che razza di rompicapo debba sembrare agli occhi di quei media stranieri che cercano di fornirne un interpretazione comprensibile. El Pais ha deciso di cavarsi d’impaccio intervistando un italiano illustre che è guarda caso


La situazione politica del Belpaese attraversa una fase particolarmente convulsa, a volte troppo complessa perfino agli occhi dei commentatori nostrani. Figuriamoci che razza di rompicapo debba sembrare agli occhi di quei media stranieri che cercano di fornirne un interpretazione comprensibile.

El Pais ha deciso di cavarsi d’impaccio intervistando un italiano illustre che è guarda caso anche politologo di fama internazionale: Giovanni Sartori.

D: E in che cosa assomiglia a una dittatura?
R: Lui (Berlusconi, ndt) non è un dittatore del secolo XX perché non ha cambiato la Costituzione, nonostante abbia tentato di svuotarla di contenuto dall’interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: “Siamo contentissimi con il nostro dittatore” Lo definisce l’idea di corte: fa quello che vuole, ottiene quello di cui ha bisogno, non distingue fra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada fra il dittatore e non. È il padrone all’antica, il gallo nel pollaio

In Svezia Dagens Nyheter ha preferito concentrarsi su Il mal di testa politico di Berlusconi, ovvero la Lega Nord:

Il successo elettorale dello xenofobo partito di governo Lega Nord è diventato un’emicrania politica perenne per il premier Silvio Berlusconi. Il partito è sempre più dominante sulla scena politica italiana e continuano ad aumentare le richieste di ulteriore autonomia economica per il ricco nord Italia. Dagens Nyether (DN) è presente all’annuale festa di partito. (..)“La Lega Nord è riuscita ad essere un partito di opposizione nonostante faccia parte del governo Berlusconi. È un partito popolare che gioca sulla paura della gente e che mette al primo posto il bisogno del singolo individuo di sentirsi sicuro” dice il professore di scienze politiche, Ilvo Diamanti, a DN. Diamanti, professore presso l’Università di Urbino, aggiunge che proprio per questa ragione la Lega Nord ha avuto più successo proprio in aree con un alto numero di immigrati, non solo nel nord Italia ma anche in regioni tradizionalmente “rosse”, come l’Emilia. “Il partito ha una generazione giovane e molto brava di politici, appena sopra i 40 anni. All’interno dell’opposizione e dei partiti di sinistra hanno quasi tutti un passato ideologico come comunisti o democristiani” continua il professor Diamanti

Tuttavia anche per il Carroccio non sono tutte rose e fiori, come sembra aver realizzato il solito El Pais, che ha mandato un inviato a Pontida:

nonostante si trovi nel momento della sua massima forza, la Lega non riesce a fare dei passi in avanti verso ciò a cui aspira: l’autonomia della Padania. In questi mesi il primo ministro Silvio Berlusconi mantiene come priorità politiche i tagli alla spesa pubblica e la legge che ostacola i magistrati e i giornalisti nell’uso delle intercettazioni telefoniche. E così Bossi da un palco bianco e verde, ha avuto il delicato compito, alquanto schizofrenico, di chiedere ai suoi di pazientare, di mettere fretta al Governo e di condire il tutto con un po’ della colorita retorica di sempre. “Roma ladrona, la Lega non perdona”; “Padania libera”; “la Lega non getta la spugna perché ce l’ha duro”

Il britannico Times, invece, dedica un lungo e ragionato articolo alla crisi della sinistra europea, il cui antidoto viene inaspettatamente identificato in un noto politico pugliese:

Il problema centrale, almeno della sinistra europea, resta quello di considerarsi progressista mentre l’elettorato la considera conservatrice. In Italia, ad esempio, il Paese che ho visitato più spesso ultimamente (per effettuare delle ricerche per il mio libro, se volete saperlo), i sondaggi mostrano che il PD di sinistra viene associato con il mantenimento dello status quo, mentre sia Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio di destra, sia i suoi alleati, la Lega Nord, vengono visti come sostenitori delle riforme o di qualche sorta di dinamismo. La sinistra protegge i privilegi – in parte i propri privilegi politci, ma anche di coloro che ricevono soldi e protezione legale dallo Stato, come nel caso dei burocrati e dei sindacati. I disoccupati e i sottoccupati sembra non abbiano alcuna importanza. Se la sinistra sostiene qualche ideale politico, deve sicuramente essere quello di aiutare gli svantaggiati presenti nelle economie moderne e sviluppate: aiutarli a sopravvivere, certo, ma anche dare loro l’occasione di partecipare alla mobilità sociale e opportunità. Una parte importante della soluzione necessita, secondo me, di una riconciliazione definitiva a sinistra con due parole che ancora in molti considerano da prendere con i guanti di gomma: mercati e concorrenza. No ai mercati senza regole, no alla concorrenza senza vincoli, è stato dimostrato dalla crisi finanziaria. Ma strozzare i mercati e soffocare la concorrenza non sono l’alternativa. (..) Strano e sorprendente, ho appena visto qualche segnale di questo cambiamento in corso nel Sud d’Italia, in Puglia, nel tacco del Paese. Di certo non tutto, ma sono cose che fanno di Nichi Vendola, di questo presidente della regione due volte eletto, l’uomo da tenere d’occhio nella sinistra italiana. (..) Come presidente della giunta regionale, ha almeno in parte ammesso che il problema del Meridione è stato l’eccessiva presenza dello Stato e troppo poco mercato (“brezhnevismo” l’ha denominato in modo originale), e ha spostato il proprio interventismo verso le infrastrutture locali, (..). Se guidassi un partito di sinistra, sarebbe questa la formula che sceglerei: accettare il mercato, mobilità sociale, ambiente e infine colpire i gruppi di potere e gli interessi consolidati in qualunque Paese mi trovi