Nazi rock a Zagabria: il pop folk razzista di Marko Perković

All’angolo di casa, in Croazia, nella piazza centrale della capitale Zagabria, tornano le camicie nere degli ustascia. Sono uomini anziani e giovani che rivendicano la loro adesione ideale a quelle organizzazioni separatiste e di estrema destra fondate nell’ottobre 1928 da Ante Pavelic colui che ha segnò una delle pagine più nere della storia del mondo

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All’angolo di casa, in Croazia, nella piazza centrale della capitale Zagabria, tornano le camicie nere degli ustascia. Sono uomini anziani e giovani che rivendicano la loro adesione ideale a quelle organizzazioni separatiste e di estrema destra fondate nell’ottobre 1928 da Ante Pavelic colui che ha segnò una delle pagine più nere della storia del mondo slavo. Eccoli all’opera questi personaggi che riportano indietro la storia. Si ritrovano in 60.000 per assistere ad un concerto che dovrebbe caratterizzarsi con musiche popolari e nazionali. Ma a dettare lo svolgimento di questo appuntamento musicale è un personaggio che trasforma subito l’avvenimento come una vera e propria manifestazione di stampo fascista. Sul palcoscenico (caratterizzato da un’iconografia fascista che esprime odio verso il popolo serbo) c’è, infatti, Marko Perković (classe 1966) noto come cantante e compositore, solista leader del suo gruppo.

Così su Altrenotizie inizia un reportage da Zagabria, dove tanto per star contenti le tensioni di destra squillano alte con i ricordi del massacro che ha chiuso la storia della Federazione Yugoslava. Anche da noi e si è parlato di Nazi Rock per un documentario uscito di recente, ma forse di queste cose conviene parlarne più spesso perchè (come la criminalità organizzata) tendono a prosperare in un sottobosco di indifferenza pericolosa.

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