Italo Bocchino chiede, e ottiene, le dimissioni di Nicola Cosentino e querela il Giornale di Vittorio Feltri

Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.In un’intervista,


Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.

In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.

“Io – ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini – penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

Glissando la richiesta di Italo Bocchino, il Presidente del Consiglio ha preferito non rispondere pubblicamente augurandosi che le dichiarazioni, come già successo in precedenza, venissero archiviate nei fascicoli inerenti agli scontri che lo stesso Silvio Berlusconi sta avendo con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Questo, come sottolineato da molti nelle scorse ore, non è avvenuto. Sfruttando il clamore che attorno a sé si era creato Italo Bocchino ha alzato la posta in palio e oltre alle dimissioni di Denis Verdini ha chiesto quelle anche del Sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino che a causa dei suoi rapporti con la malavita campana non ha potuto candidarsi alla Presidenza della Regione Campania.

Al suo posto il Pdl ha vinto con Stefano Caldoro attorno al quale, come spiegato nel dettaglio su queerblog.it, è stato organizzato un complotto ispirandosi alla vicenda di Piero Marrazzo. Coincidenze? Probabilmente No.

Parlando delle mozione di sfiducia che l’opposizione vuole presentare contro Nicola Cosentino Italo Bocchino ha dichiarato:

“La mozione di sfiducia contro un sottosegretario non è prevista dai nostri regolamenti. Se ci sarà una mozione delle opposizioni che inviterà il governo a ritirare le deleghe al sottosegretario Cosentino, che è l’unica cosa possibile, questo dovrà essere valutato. Però noi non vogliamo esprimerci in dissenso dal partito.

A quel punto forse è opportuna una riunione del gruppo parlamentare, una riunione della direzione nazionale per decidere se Cosentino, alla luce dei documenti e degli atti di cui i giornali hanno ampiamente scritto, resti al governo o meno”.

D’accordo con Italo Bocchino, a sorpresa, si è detta il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna. La posizione adottata dalla fedelissima di Silvio Berlusconi, pronto a cacciare dalla maggioranza chiunque avrebbe votato a favore della mozione contro Cosentino, è stata avallata anche Roberto Maroni.

“Scajola – ha dichiarato il Ministro degli Interni parlando di Nicola Cosentino – si è dimesso senza essere indagato. Gli interessati o il loro partito devono valutare se non lasciare provochi danni al governo o al partito stesso. Noi nella Lega faremmo così”.

Contrario alla posizione dei colleghi si è invece detto il Ministro degli Esteri. Commentando la sfiducia verso Nicola Cosentino ha dichiarato alle agenzie Franco Frattini:

“Non è in questa maniera che si difende la legalità. Il governo Berlusconi difende sempre e comunque la legalità, ma non è con questi atti e con queste minacce che si aiuta una soluzione”.

Già. Per il Presidente del Consiglio è sempre stato meglio che altri, al suo posto, assolvessero il compito di moralizzatori. Vittorio Feltri, che in più occasioni ha sottolineato di screditare gli avversari del fratello del proprio editore in piena autonomia, sul Giornale proprio in questi giorni ha deciso di pubblicare un dossier su Italo Bocchino.

Scrive, per Il Giornale, Gian Marco Chiocci:

“Rapporti imbarazzanti, inchieste politicamente a rischio, intercettazioni scivolose. E gli immancabili «comitati d’affari». No, non parliamo di Denis Verdini indagato per associazionismo segreto. Parliamo di Italo Bocchino, ex garantista, novello giustizialista di quello stesso coordinatore del Pdl che insieme a tutto il partito l’ha sempre difeso allorché è stato Italo a finire nei guai con l’emergere di certi rapporti imbarazzanti, in inchieste politicamente a rischio, per intercettazioni altrettanto scivolose, su immancabili «comita­ti d’affari».

Del tipo di quello raccontato nell’inchiesta napoletana sui grandi appalti per la gestione del patrimonio immobiliare (noto come Global service, legato al suicidio dell’assessore Nugnes) poi finita nel nulla per decisione del Gup. Quando scoppiò il casino e Italo venne indagato per associazione per delinquere e concorso in turbativa d’asta (con allegata richiesta d’arresto), il Nostro definì la vicenda «kafkiana».

Al contrario di quanto fa oggi per Verdini, non chiese le dimissioni per se stesso, non preannunciò intercettazioni esplosive che effettivamente uscirono sul suo conto allorché si apprese che dava del tu al principale indagato (poi condannato insieme al provveditore Mautone) a caccia di appoggi politici per i suoi affari”.

Il diretto interessato ha preferito non replicare al quotidiano. Al suo posto parleranno i legali a cui si è già affidato Italo Bocchino per querelare la redazione di Vittorio Feltri.

L’esponente politico, seguendo il protocollo adottato nelle ultime settimane, ha però voluto ricordare a due veterani del Pdl, Sandro Bondi (che contro di lui si era espresso nei giorni scorsi) e Fabrizio Cicchitto, la solidarietà che solo in talune circostanze ha saputo dimostrare il partito di Silvio Berlusconi.

“Apprendo dalla stampa – ha dichiarato Italo Bocchino – di un’azione di dossieraggio nei miei confronti con la preparazione di falsi atti giudiziari e l’utilizzo fraudolento di timbri della Dia.

Premesso che nessuna opera di questo genere può preoccuparmi né intimorirmi va detto che siamo di fronte a una vicenda inquietante di cui è opportuno conoscere i contorni, i contenuti, i committenti e gli utilizzatori finali.

Chissà se Bondi e Cicchitto mi esprimeranno solidarietà così come la esprimono a Verdini e Cosentino o se riterranno questo episodio normale in un partito democratico e liberale. D’altronde la mia colpa è stata soltanto quella di aver sostenuto con forza la candidatura di Caldoro ritenendola la migliore sia politicamente sia moralmente”.