Tutto sulla P3: quei “pensionati sfigati” tra giochi di potere ed eversione

Ieri vi abbiamo proposto un approfondimento che spiegava in termini semplici cosa fosse questa P3 scoperchiata dall’inchiesta Insider della procura di Roma. Una cricca di affaristi, faccendieri, politici, magistrati, e figure borderline intenta a tramare per aggiustare sentenze e appalti. Oggi si prosegue: per la maggioranza, o meglio per la parte di stretta fede berlusconiana

Ieri vi abbiamo proposto un approfondimento che spiegava in termini semplici cosa fosse questa P3 scoperchiata dall’inchiesta Insider della procura di Roma. Una cricca di affaristi, faccendieri, politici, magistrati, e figure borderline intenta a tramare per aggiustare sentenze e appalti.

Oggi si prosegue: per la maggioranza, o meglio per la parte di stretta fede berlusconiana della maggioranza, si tratta di un polverone. Sono dichiarazioni tanto banali e fatte con lo stampino che quasi non vale la pena citarle, fatta eccezione per quelle di Silvio Berlusconi.

Vediamo le sue testuali parole:

«è un polverone, non succede niente (…) una montatura (…) Quattro sfigati pensionati che si mettono insieme per cambiare l’Italia. Ma se non ci riesco io… (…) ancora una volta metterò tutto il mio impegno personale, assieme a quello del governo e della coalizione da me guidati e legittimati costantemente dal sostegno dei cittadini, per impedire che si ritorni a un passato che gli italiani non vogliono più»

Sicuro sicuro che gli italiani non vogliano una “Mani Pulite 2010”? Io credo proprio che la vogliano. Approfondiamo dopo il salto.

«Intendo restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante e da quanti, in maniera irresponsabile, giocano una partita personale a svantaggio dell’interesse di tutti (…)».

Queste le esatte parole di Silvio Berlusconi a margine di un’inchiesta della procura di Roma che sta mettendo in profondo imbarazzo ampie fette della maggioranza – soprattutto quella tra i finiani, ma come giustamente si chiedono sul Post, fino a quanto possono continuare a lamentarsi e strillare, restando credibili e nel partito di governo? Il chiagni e fotti non può essere eletto a regola di vita.

Oggi sul tema vi segnalo un eccellente editoriale di Massimo Mucchetti sul Corriere, in cui traccia un quadro dell’evoluzione della corruzione e dei comitati d’affari italiani negli ultimi trent’anni. La linea di confine è Tangentopoli, il 1992, la fine della Prima Repubblica: e di un certo modo di lavorare e lavorarsi i partiti

Le cronache giudiziarie stanno ridisegnando l’Italia come una piramide di comitati d’affari, con vetta a Roma(…) l’elenco è lungo: la cricca di Anemone e gli appalti del G8; gli impuniti della ricostruzione dell’Aquila; le speculazioni ospedaliere in Lombardia dove pure la spesa sanitaria rispetto al Pil è la metà di quella della Campania bassoliniana. Proseguire sarebbe stucchevole. Meglio chiedersi come mai ritorni la corruzione, ingigantita e non di rado bipartisan, mentre l’opinione pubblica sembra indignarsi sempre meno.

La corruzione è ancora legata alla spesa pubblica: alle commesse opache, al mercato del diritto, agli incentivi furbeschi, che ora esplodono nell’eolico, domani chissà, ai pagamenti a piè di lista, per cui si operano i pazienti anche quando non serve. Ma rispetto agli anni pre-Mani Pulite c’è un cambiamento. Allora, l’industria parastatale e la pubblica amministrazione erano piegate al finanziamento dei partiti e dei loro dirigenti, spesso associati all’industria privata. Oggi, sono i faccendieri e le lobby che, materialmente o culturalmente, comprano i governanti, asservendoli. È l’inversione di una storia antica (…)

P.S. Che cosa aspettano il sottosegretario Nicola Cosentino e il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a dare le dimissioni o Silvio Berlusconi a pretenderle? O il Pdl a farsi sentire?

Mucchetti, ottimo giornalista che per fare il suo lavoro finì addirittura nel mirino delle note vicende di spionaggio di Telecom – non ne parliamo qui: se volete approfondire e ricordare, un bel pezzo de La Stampa viene in aiuto – analizza con estrema lucidità e sintesi quanto accaduto negli ultimi venti, venticinque anni.

Un pezzo che smonta perfettamente la difesa d’ufficio di Berlusconi, che in una telefonata aveva suggerito a Denis Verdini, coordinatore PdL al centro dello scandalo P3 di difendersi attaccando, proprio come il tycoon di Arcore sa fare perfettamente. Il pallino del gioco però sta sfuggendo di mano a Verdini, che è nell’angolo, salvo sorprese dell’ultimora. Solo Berlusconi ha la potenza di fuoco mediatica per (re)agire così.

La posizione di Verdini è ben riassunta in questo pezzo di Repubblica:

Il ruolo di Carboni, condannato a 8 anni e 6 mesi per il crac Ambrosiano, rimane centrale. Ed è esercitato soprattutto nella sua Sardegna. Il faccendiere controlla la giunta regionale. Ha previsto un investimento nell’isola per 400 impianti eolici su discariche abusive, lo devo fare “perché quelli di Roma sono incazzati neri”. Fa nominare “con gli interventi decisivi di Denis Verdini e Marcello Dell’Utri”, scrivono i carabinieri, il fidato Ignazio Farris alla presidenza dell’Arpas Sardegna (agenzia ambientale): ieri il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha allontanato il tecnico. Verdini rivela a Carboni: “Domani fanno la giunta e sabato ne fanno un’altra volante per la nomina… Cappellacci mi ha detto di rassicurare te e Marcello”. Carboni promette incarichi a uomini del suo gruppo affaristico e tiene in pugno il presidente Cappellacci: “Il governatore – scrivono i carabinieri – fa approvare dalla giunta regionale un documento redatto dal suo gruppo, più lucrevole e agevole”. Sui direttori dei dipartimenti della Regione dice Carboni: “Adesso tocca a noi”. E promette a Marcello Garau: “Domani tu sarai un vice… Dobbiamo fare un piano operativo sulle nomine”. “E come si fa senza vederci?”. “Domani sera io c’ho l’incontro”

Ma la difesa di Verdini per ora è inesistente. Solo Berlusconi ha il Potere e il carisma necessari a definire la magistratura “comunista e politicizzata” e “fatta di giudici antropologicamente diversi” e poi baciare Marcello dell’Utri, senza sprofondare nel ridicolo: chiunque altro, viene sommerso dalle risate se osa fare qualcosa del genere.

La cattiva notizia è che il leader carismatico Berlusconi, come tutti i leader carismatici, lascerà solo macerie una volta uscito dall’agone politico: mentre il suo coordinatore di partito stringe amicizie con pensionati “sfigati” – parole di SB – e vagamente eversivi.

Foto | Flickr