Un giorno in pretura, Calciopoli – seconda puntata del 15 giugno 2013

Nel sabato di Rai3 torna l’appuntamento con Un giorno in pretura: in onda la seconda delle tre puntate dedicate al processo Calciopoli, che vede imputati Moggi, Pairetto, Bergamo e De Santis

Un giorno in pretura continua a occuparsi del processo Calciopoli, con la seconda delle tre puntate previste. Davanti al giudice Teresa Casoria, presso il Tribunale penale di Napoli nona sezione, si è tenuto il processo che vede imputati Luciano Moggi, i designatori arbitrali Pairetto e Bergamo e alcuni arbitri con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

In questo processo acquistano una rilevanza enorme le intercettazione telefoniche, dalle quali poi si è sviluppata tutta l’indagine. A dire il vero le intercettazioni partono in seguito alla denuncia di Franco Baldini, ex dirigente della Lazio, che si confida con un suo conoscente, il comandante dei carabinieri Auricchio. Baldini sostiene, anche in aula, di aver ricevuto più volte minacce da Moggi, al quale lui, suo acerrimo nemico, si opponeva in relazione al problema delle designazioni arbitrali. Inoltre Baldini denuncia lo strapotere di Moggi e dei suoi amici nel mondo del calcio, riconosciuto da chiunque.

La difesa di Moggi cerca di dimostrare che Baldini aveva motivi di risentimento personale nei confronti del suo assistito, e da questo risentimento, e dalla voglia di Auricchio di proseguire le sue indagini, è nato poi tutto il processo basato su voci e sul nulla.

In relazione alla intercettazioni telefoniche, si affronta la questione delle schede telefoniche svizzere che furono acquistate da Moggi e dai suoi amici in un negozio di Chiasso, per evitare appunto di essere intercettati. Le schede svizzere hanno infatti la caratteristica di non poter essere intercettate dalle forze dell’ordine italiane.

Gli imputati erano soliti cambiare spesso le utenze telefoniche, evitando al tempo stesso di intestarsele. Inoltre in aula, attraverso la testimonianza del negoziante e di un ex dipendente della Juventus, si arriva ad appurare che fu proprio quest’ultimo – su richiesta di Moggi, ad andare più volte ad acquistare quelle schede.

Se per l’ufficio del pubblico ministero l’appurata esistenza di quelle schede sta a testimoniare l’esigenza di non essere intercettati ed evitare quindi beghe legali per i loro affari poco puliti, per la difesa degli imputati la funzione di quelle schede era quella di poter portare avanti trattative molto riservate del calcio mercato.

Viene poi affrontato il caso più famoso di Calciopoli, ossia il caso Paparesta. Per iniziare viene sentito il padre dell’arbitro Gianluca, Romeo Paparesta, anche lui ex arbitro, affinchè sia ancora più chiara l’influenza che Moggi aveva nel calcio italiano. Romeo racconta infatti che intorno agli anni 2000, essendo interessato a qualche incarico federale, venne messo in contatto dall’amico Lanese proprio con Luciano Moggi, l’unico che avrebbe potuto fare qualcosa a tale proposito. Ma il loro contatto si rivelerà utile anche nel caso che poco dopo interesserà il figlio di Romeo, Gianluca Paparesta, arbitro di serie A dal 1998 al 2008.

Stiamo naturalmente parlando della partita Reggina – Juventus del campionato 2004/05, vinta dai padroni di casa per 2 a 1. In quella partita Paparesta annulla due goal alla Juve, commettendo però in uno dei casi un errore arbitrale. Anche l’operato del guardalinee Aniello Di Mauro sollevò parecchie critiche.

Ai fini del processo ciò che conta fu però il comportamento post partita di Moggi che, furioso per quelli che per lui erano errori arbitrali, andò ad aggredire verbalmente Paparesta negli spogliatoi. L’arbitro ammette di non aver fatto rapporto sulla vicenda per paura di ripercussioni nel suo lavoro, considerando il potere del dirigente e della sua squadra.

Si parla anche del fatto che Moggi, per vendicarsi dell’arbitro, lo chiuse a chiave negli spogliatoi, prima di andarsene, cosa di cui poi si vantò al telefono con diversi amici, come riportano le intercettazioni. Sul punto Paparesta non si è potuto esprimere, in quanto quando uscì dagli spogliatoi trovò la porta aperta. La difesa fa notare come sia assurdo che, solo in base a quelle intercettazioni, Moggi venne imputato per sequestro di persona.

In seguito a quella partita, Paparesta subì un vero e proprio attacco mediatico da parte della stampa, pare su richiesta dello stesso Moggi. Per evitare ulteriori conseguenze, come testimoniato da Paparesta padre e figlio, Gianluca su consiglio del padre cercò di telefonare a Moggi che però riattaccò non volendo chiarirsi con l’arbitro.

La questione Calciopoli poi riguardò anche i giornalisti Rai che si occupavano di sport. Infatti tra gli imputati c’è anche l’ex direttore di Rai Sport Ignazio Scardina, accusato dai giornalisti Francesca Sanipoli e Enrico Varriale di favorire un collega, un giornalista senza qualifica di inviato e senza contratto a tempo indeterminato, Ciro Venerato, mandato a seguire le partite della Juventus in quanto gradito a Moggi.

Gli altri giornalisti invece, ritenuti scomodi perché non sempre a favore della Juventus o compiacenti, venivano affidati a altri incarichi meno prestigiosi. Scardina però nega che ci fossero tali motivazioni dietro le sue scelte lavorative.

Sabato prossima la trasmissione affronterà l’ultima parte del processo, dedicata in particolar modo al sistema delle designazioni arbitrali.

Un giorno in pretura, processo Calciopoli seconda parte
























Ultime notizie su Inchieste e processi

Tutto su Inchieste e processi →