La ‘ndrangheta alla conquista del Nord. Maxi operazione contro le cosche calabresi

“Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona”Sembra l’incipit di un romanzo di Carlo Lucarelli,

di bruno

“Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona”

Sembra l’incipit di un romanzo di Carlo Lucarelli, ma è un articolo di Repubblica, che spiega molto bene le conseguenze della maxi operazione anti-‘ndrangheta (coinvolti circa tremila uomini tra carabinieri e poliziotti). L’operazione, coordinata dalle procure antimafia di Reggio Calabria e Milano, ha portato a rivelazioni interessanti (qui sopra un video del Tg3 sulla vicenda).

Primo, la ‘ndrangheta sta creando al suo interno, sulla falsariga di Cosa Nostra, una struttura verticistica. Durante una serie di incontri presso il santuario della Madonna di Polsi, tradizionale punto di ritrovo della ‘ndrangheta, messi sotto osservazione dalle forze dell’ordine, si è assistito a questa mutazione della criminalità organizzata calabrese…

“sono emersi i tre mandamenti della ‘ndrangheta in Calabria, poi un organo di vertice, che “ne governa gli assetti, assumendo o ratificando le decisioni più importanti”.”

Non è una notizia da poco. Tradizionalmente la ‘ndrangheta aveva riconosciuto e riconosce un’importanza particolare alle cosche di San Luca, ma senza affidare tutte le decisioni cruciali ad un organo superiore (simile forse alla famigerata Commissione di Cosa Nostra). Evidentemente, la larga autonomia dei vari “locali” di ‘ndrangheta sparsi sul territorio non conveniva più, era necessaria una guida unitaria e forte.

Seconda scoperta, i gruppi ‘ndranghetistici del Nord Italia si sarebbero federati nella “Lombardia”. Carmelo Novella è stato ucciso perché andava dicendo in giro che la “Lombardia” avrebbe potuto operare in totale autonomia, senza tenere in conto le cosche calabresi. Il capo della ‘ndrangheta in Lombardia, Pino Neri (“eletto” durante una riunione di boss a Paderno Dugnano in un centro intitolato a Falcone e Borsellino), avrebbe

“indirizzato, su indicazione di Chiriaco, voti a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che risulta però estraneo ai fatti e non è indagato.”

Punto tre: Chiriaco è Carlo Antonio Chiriaco, direttore sanitario dell’ASL di Pavia, nato a Reggio Calabria, ritenuto una pedina importante nella “Lombardia”. Chiriaco fa parte della cosiddetta “zona grigia” tra mafia e società civile, insieme ad altri arrestati:

“Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. Nell’inchiesta sono indagati anche l’assessore comunale di Pavia Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta). Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa. “

Un bel quadretto, che dovrebbe far riflettere quanti parlano di “lotta senza quartiere del govero alla criminalità organizzata” e di “mafie in ginocchio”.

Punto quattro: un filo rosso lega San Luca, le province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, il Nord Italia e l’Australia.

“Ci sono i criminali, ma accanto a loro affiliati lombardi, spesso senza problemi con la giustizia, com’è il caso di un alto funzionario della sanità lombarda: “In virtù del proprio ruolo istituzionale – viene detto di lui – assicura l’assistenza sanitaria, ma anche l’interessamento per investimenti immobiliari e coltiva e sfrutta per i “fini comuni” i legami con gli esponenti politici locali”. L’inchiesta sembra riguardare anche il recente voto in Lombardia. Inoltre, da una lavanderia nel centro commerciale di Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, si è arrivati a nove locali individuati a Toronto e uno a Thunder Bay, controllati dalla provincia di Reggio. Un’intera rete di relazioni, affari, sembra venire allo scoperto e sono stati sequestrati beni per 60 milioni di euro.”