Rassegna stampa estera: l’Italia tra Brancher e Dell’Utri

La politica italiana continua a fare rima con corruzione, non solo sui media italiani, ma anche su quelli stranieri. Naturale ad esempio che una vicenda come quella del ministro-lampo Aldo Brancher abbia attirato l’attenzione dei giornali d’Oltralpe. Il francese Le Monde ha ad esempio commentato le dimissioni del controverso ministro titolando “Berlusconi indebolito“:In un comunicato,


La politica italiana continua a fare rima con corruzione, non solo sui media italiani, ma anche su quelli stranieri. Naturale ad esempio che una vicenda come quella del ministro-lampo Aldo Brancher abbia attirato l’attenzione dei giornali d’Oltralpe.

Il francese Le Monde ha ad esempio commentato le dimissioni del controverso ministro titolando “Berlusconi indebolito“:

In un comunicato, Silvio Berlusconi ha espresso il suo sostegno al ministro e confermato che accettava le sue dimissioni. L’uscita di Aldo Brancher evita al capo del Governo di dover affrontare un voto di fiducia che l’opposizione ha reclamato giovedì scorso.Silvio Berlusconi vede la sua quota di popolarità affondare nei sondaggi

Deve fare i conti con il malcontento provocato da un piano di tagli da 25 miliardi di euro e da una legge sulle intercettazioni telefoniche criticata persino da alcuni membri del suo partito.A questo si aggiungono le relazioni delicate con il presidente della Camera dei Deputati e cofondatore della coalizione al potere, Gianfranco Fini

In Germania invece la TAZ ha commentato con estrema durezza le reazioni italiane alla condanna di Dell’Utri, in un amaro pezzo intitolato “La normalissima Mafia“:

Uno show del genere al momento ce lo si può aspettare soltanto in Italia. L’uomo di fiducia di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, viene condannato a 7 anni di carcere per aver aiutato la mafia e lui se ne rallegra. Con lui esulta anche la frangia politica berlusconiana ed esulta il telegiornale sul canale di Stato Rai Uno che non parla di “condanna” ma di “assoluzione dal più importante capo di imputazione”. (..) Danno invece per scontato che l’ amico della mafia Dell’Utri continui a rimanere parlamentare, e giudicano di secondaria importanza che un tribunale abbia riscontrato che il loro Presidente del Consiglio ha avuto, grazie a Dell’Utri, decenni di contatti con la mafia. All’esterno potrà sorprendere, in Italia no. Lì, del resto, anche l’anziano informatore della mafia Andreotti continua ad essere considerato un politico di tutto rispetto

La Sueddeutsche Zeitung ha invece parlato di “immoralità pubblica“:

Si potrebbe pensare che sarebbe motivo sufficiente per il suo partito per prendere le distanze da lui. Invece i leader del Pdl hanno commentato soddisfatti la condanna quasi fosse stata un’assoluzione. Perché sarebbe potuta andare anche molto peggio, ossia che il loro uomo venisse condannato anche per l’accusa di aver fondato il partito di Forza Italia con l’aiuto della mafia. Questo è solo l’ultimo caso in ordine di tempo che mette in luce quanto senso dell’onore, della vergogna o del rispetto nutra la gran parte della politica e del governo italiani verso le istituzioni dello Stato. (..) Questo elenco di politici corrotti è incompleto. Dimostra però che non è prassi tutelare gli organi costituzionali con la sospensione dagli incarichi almeno fino a quando non è tutto chiarito. Questi rappresentanti della politica non sembrano proprio porsi la questione di come i cittadini possano conservare in queste condizioni il rispetto per lo Stato, la legge e la politica. Tutto ciò è anche accompagnato dai continui attacchi del capo del governo alla magistratura. Berlusconi sta facendo tutto il possibile per delegittimare i giudici, come ha già fatto con il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione. Il Premier ha recentemente vituperato la Costituzione come un intruglio cattocomunista, con il quale sarebbe impossibile governare. Non ci vuole molta fantasia per rendersi conto che simili esternazioni ben poco hanno a che spartire col diritto e la legge. Quali effetti questo possa avere sull’opinione pubblica sembra non interessare affatto a Berlusconi. Questo è un messaggio devastante dai vertici della politica

Il brasiliano Carta Capital, in un lungo pezzo intitolato “Mafia, Stato e 007“, riassume ai suoi lettori gli intrighi italiani degli anni ’90, non dimenticando il ruolo svolto da Dell’Utri:

Dell´Utri, già definitivamente condannato a due anni di reclusione per false fatturazioni e altre frodi fiscali, ha ammesso, nel processo penale, di aver raccomandato l´amico Vittorio Mangano affinché si occupasse dei numerosi cavalli di razza nella villa di Berlusconi. Ma in tribunale Berlusconi ha affermato che il suo desiderio di allevare cavalli non si è mai realizzato. Quindi uno dei due ha mentito nel processo. A riguardo di Mangano, si trattava di un mafioso di primo piano, affiliato alla famiglia di Porta Nova, alla quale apparteneva Buscetta. Mangano era specializzato in traffico di droga, estorsione e sequestro di persona

In Portogallo, O Correio da Manhã va ancora meno per il sottile, dedicando l’articolo all'”Italia che resiste“, identificata con la magistratura:

È storicamente comprovato il fatto che Dell’Utri abbia ereditato gran parte delle relazioni di Salvo Lima, il dirigente della Democrazia Cristiana assassinato dalla mafia come rappresaglia contro Giulio Andreotti quando questi non disponeva dell’abituale influenza per proteggere i “capi”. Stiamo parlando ovviamente degli amici Totò Riina e Bernardo Provenzano. Ora si è preso sette anni dall’Italia che resiste sulle barricate della decenza. Quella che da queste parti alcuni definiscono, con evidente interesse personale, come giustizialismo populista…