Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Africa: Sudan, nuovo mandato di cattura internazionale per Al Bashir. Ricercato ma al potere. Questa è la paradossale condizione del presidente sudanese Omar Al Bashir, sulla cui testa pendeva già dal 2009 un precedente mandato di cattura per crimini contro l’umanità. Il nuovo mandato di arresto è stato spiccato dal procuratore Luis Moreno Ocampo, del

Africa: Sudan, nuovo mandato di cattura internazionale per Al Bashir. Ricercato ma al potere. Questa è la paradossale condizione del presidente sudanese Omar Al Bashir, sulla cui testa pendeva già dal 2009 un precedente mandato di cattura per crimini contro l’umanità.

Il nuovo mandato di arresto è stato spiccato dal procuratore Luis Moreno Ocampo, del Tribunale penale internazionale, e aggiunge l’accusa di genocidio a quelle precedenti (cosucce come omicidio, stupro, tortura, sterminio e trasferimento forzato di popolazioni).
I capi d’imputazione si riferiscono al periodo della crisi del Darfur (iniziata nel 2003), nel corso della quale le milizie governative Janjaweed si sono distinte per massacri e violenze nei confronti dei villaggi di ribelli nel sud del Paese.

Il bilancio del conflitto è stimato in 300.000 morti e due milioni e mezzo di profughi. Dal canto loro, le autorità sudanesi hanno sempre negato che il numero di vittime fosse così elevato. Il regime di Khartoum ha sempre rimandato al mittente le accuse del tribunale penale internazionale, bollandole come tentativi dei Paesi occidentali di screditare il Sudan e la sua leadership. “Un tribunale di uomini bianchi”: è stata la sprezzante definizione con cui il ministero dell’informazione sudanese ha liquidato l’ultima sentenza.

Anche l’Unione Africana aveva espresso la sua contrarietà all’intenzione del Tribunale internazionale di accusare Al Bashir di genocidio. Secondo l’Unione, tali accuse avrebbero compromesso i colloqui di pace nella regione. Molti leader di Stati africani hanno inoltre minacciato uscire dal Tribunale penale internazionale per protesta.

E’ lecito, in ogni caso, pensare che per Al Bashir e per il Sudan non cambierà nulla. Nonostante il precedente mandato di arresto (il primo nei confronti di un leader in carica), il presidente sudanese si era sempre spostato liberamente negli scorsi anni, senza rinunciare a viaggi di Stato in vari Paesi.

Recentemente, come vi abbiamo già raccontato su queste pagine, è stato anche rieletto alla guida del Paese a seguito di elezioni contestate dalla maggior parte degli osservatori internazionali. La sentenza dovrebbe, in linea teorica, isolare il Sudan. La sprezzante noncuranza con cui Al Bashir ha accolto la sentenza e l’appoggio di cui gode in molti Stati africani, fanno tuttavia pensare che il giorno in cui pagherà per i suoi crimini sia ancora molto lontano.

Medio Oriente, Israele: approvata la costruzione di nuovi insediamenti ebraici a Gerusalemme est. La decisione è stata presa ieri dal comitato municipale di Gerusalemme che si occupa di pianificazione urbanistica. Trentadue nuove abitazioni saranno costruite a cavallo della linea verde (la linea d’armistizio stabilita nel 1949 dopo la prima guerra arabo – israeliana) e sono la prima tranche di un progetto che prevede duecentocinquanta insediamenti ebraici nel quartiere di Pisgat Ze’ev.

Non è passata nemmeno una settimana dall’ incontro a Washington tra il premier israeliano Netanyahu e Barack Obama ed è prevedibile che le nuove costruzioni solleveranno ulteriori critiche da parte dell’Amministrazione USA. Obama ha infatti sempre dichiarato che la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme est (formalmente sotto il controllo palestinese) costituisce una violazione del blocco delle colonie (indetto per dieci mesi) e rischia quindi di minare il processo di pace.

Da parte sua, Tel Aviv non sembra curarsi delle critiche e tende a separare la questione delle colonie in Cisgiordania da quella dei nuovi quartieri nella parte orientale di Gerusalemme.