Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe, Cuba: il dissidente Guillermo Farinas interrompe lo sciopero della fame. La dichiarazione è stata data ieri da Farinas stesso. Dopo mesi, il prigioniero politico cubano ha deciso di tornare a nutrirsi, interrompendo lo sciopero della fame che aveva indetto per protestare contro l’incarcerazione dei dissidenti nell’isola. Motivo dell’interruzione è stato l’annuncio, dato ieri dalla

Americhe, Cuba: il dissidente Guillermo Farinas interrompe lo sciopero della fame.
La dichiarazione è stata data ieri da Farinas stesso. Dopo mesi, il prigioniero politico cubano ha deciso di tornare a nutrirsi, interrompendo lo sciopero della fame che aveva indetto per protestare contro l’incarcerazione dei dissidenti nell’isola. Motivo dell’interruzione è stato l’annuncio, dato ieri dalla Chiesa cubana, della decisione del regime di liberare di 52 prigionieri politici.

Farinas, che attualmente è ricoverato nell’ospedale di Santa Clara a causa delle sue critiche condizioni di salute, ha espresso la sua soddisfazione per la liberazione degli altri dissidenti, ma non ha rinunciato a qualche commento sarcastico. Ha infatti affermato che il rilascio dei prigionieri politici aiuterà il governo cubano sia nel fare pressioni sugli Stati Uniti per la rimozione dell’embargo, sia nel prolungare la permanenza al potere dei leader del regime.

“Se non prendono delle misure perderanno il controllo del Paese” ha dichiarato Farinas “Quello che vogliono è morire al potere. Quindi devono fare qualche piroetta politica per conservarlo”

Medio Oriente: Iran, Ahmedinejad: “Gli USA chiariscano le loro posizioni sul nucleare israeliano”. Ahmadinejad ama tirare la corda. Il balletto sul nucleare iraniano prosegue ormai da mesi, con Israele che minaccia attacchi aerei, l’Amministrazione Obama e l’Unione Europea che cercano di mediare imponendo sanzioni e altre potenze come Russia e Cina che si distinguono per un atteggiamento di ambiguo sostegno del regime di Teheran. L’ultimo passo erano state le sanzioni votate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, lo scorso giugno.

Ieri, nel corso di un summit del D8 (le nazioni in via di sviluppo) in Nigeria, il presidente iraniano ha affermato che le “arroganti” sanzioni imposte dalle potenze occidentali non fermeranno il programma nucleare iraniano. Ahmadinejad ha aggiunto di essere disposto al dialogo e ha incolpato Washington del fallimento delle trattative.

Per riprendere nuovi colloqui, il presidente iraniano ha chiesto che gli Stati Uniti chiariscano la propria posizione sull’arsenale nucleare di Israele. “La prima condizione è che esprimano le loro opinioni in merito all’arsenale sionista” ha dichiarato Ahamadinejad “se sono d’accordo oppure no. Se sono d’accordo con queste bombe, il proseguimento del dialogo potrebbe essere differente.”

Il nucleare di Tel Aviv è un’annosa questione, di cui già abbiamo avuto modo di parlare su queste pagine. Israele, infatti, non ha mai negato né confermato di possedere testate atomiche e non ha mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare. Tuttavia, l’esistenza dell’arsenale nucleare di Tel Aviv è data per certa; nel 1986 è stata parzialmente rivelata all’opinione pubblica internazionale da un scienziato israeliano.
Ahamadinejad che continua a sostenere che il programma nucleare iraniano sia per scopi pacifici, ha quindi ribaltato le accuse che gli vengono mosse utilizzando il consueto gusto per la retorica e le provocazioni. E, soprattutto, continua a prendere tempo.

Il negoziatore capo dell’Iran ha, infatti, inviato questa settimana una lettera al responsabile della politica estera dell’Unione Europea per proporre che i colloqui su vari argomenti (programma nucleare compreso) possano riprendere a settembre.
Il balletto prosegue dopo la pausa estiva.