Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe: Stati Uniti, Al Qaida accusata di progettare un attentato a New York. L’obiettivo sarebbe stata la metropolitana della Grande Mela e avrebbe fatto parte di un piano più ampio, che avrebbe incluso l’utilizzo di aerei per attaccare un non precisato obiettivo in Gran Bretagna L’incriminazione a carico di cinque uomini (originari dell’Afghanistan e dell’Arabia

Americhe: Stati Uniti, Al Qaida accusata di progettare un attentato a New York. L’obiettivo sarebbe stata la metropolitana della Grande Mela e avrebbe fatto parte di un piano più ampio, che avrebbe incluso l’utilizzo di aerei per attaccare un non precisato obiettivo in Gran Bretagna

L’incriminazione a carico di cinque uomini (originari dell’Afghanistan e dell’Arabia Saudita) ritenuti responsabili del complotto terroristico, è stata resa nota ieri da una delle Corti federali di New York. Secondo il Dipartimento di Giustizia, le accuse rivelano come il piano fosse coordinato da capi di Al Qaida situati in Pakistan, i quali intenderebbero utilizzare militanti operativi all’interno dei paesi occidentali per colpire obiettivi nel Regno Unito.

Americhe, Cuba: 52 prigionieri politici saranno rilasciati. Segnali di distensione da parte di uno degli ultimi regimi comunisti del pianeta? Così pare. Ieri la Chiesa Cattolica di Cuba ha infatti annunciato che cinquantadue prigionieri politici saranno liberati e potranno lasciare l’isola.

Non sono ancora note le motivazioni che hanno spinto le autorità cubane a rilasciare i dissidenti, ma è probabile che il regime stia cercando maggiori appoggi a livello internazionale e cerchi quindi di darsi un’immagine più presentabile.

L’annuncio dato dalla Chiesa cubana coincide infatti con la visita del ministro degli esteri spagnolo Moratinos, che ieri ha incontrato il suo omologo cubano Rodriguez, il presidente Raul Castro e il cardinale Ortega. Altri due dissidenti erano stati rilasciati il mese scorso e fonti statunitensi sostengono che il numero dei prigionieri politici nell’isola caraibica (167) sarebbe giunto al suo livello più basso dagli anni Sessanta.

Il regime, che spesso viene descritto agli sgoccioli, ha bisogno di rompere l’isolamento a livello internazionale e cerca quindi di presentare il suo volto buono. E, soprattutto, cerca di far dimenticare il caso di Orlando Zapata Tamayo (il dissidente morto in carcere lo scorso febbraio al termine di un lungo sciopero della fame), che aveva suscitato critiche e proteste da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

Asia: India, nuovi attacchi dei ribelli maoisti. Prosegue la guerra a bassa intensità tra forze dell’ordine indiane e ribelli maoisti (noti anche come “naxaliti”).
Secondo fonti della polizia, i ribelli hanno condotto, negli ultimi giorni, una serie di attacchi contro linee ferroviarie, stazioni di polizia e altri obiettivi negli stati dell’Orissa, Chhattisgarh e Jharkhand. Le vittime degli attacchi sarebbero sette persone (tra cui cinque poliziotti), mentre sei ribelli sarebbero stati uccisi dalle forze dell’ordine.
Secondo la polizia, gli attacchi sarebbero avvenuti in concomitanza di uno sciopero indetto per protestare contro l’uccisione di Azad, un importante leader maoista. La polizia afferma che Azad sarebbe stato ucciso la scorsa settimana durante uno scontro a fuoco, mentre i maoisti sostengono che si sarebbe trattato di un “finto incontro” (ossia un’esecuzione a freddo, successivamente mascherata da scontro).

E’ difficile verificare l’esattezza delle fonti, dato l’alto tasso di propaganda praticato da entrambe la parti. Quello che è certo è che nelle fila dei naxaliti milita un’alta percentuale di Adivasi (i cosiddetti “tribali”, le popolazioni originarie dell’India) che, da diversi anni, corrono il rischio di essere scacciati dalle loro terre per lasciare il posto alla realizzazione di progetti industriali e grandi dighe volute dal Governo di New Delhi.

Un’altra certezza è che la controguerriglia condotta dalle autorità indiane (la cosiddetta operazione “Green Hunt”) si appoggia a milizie paramilitari che, nel corso degli anni, si sono macchiate di diverse violazioni dei diritti umani. Dal canto loro, anche i naxaliti non sono esenti da violenze che, in alcuni casi, avrebbero colpito civili.

Come in ogni guerra, la cosa più difficile da accertare è la verità. Se i maoisti affermano di difendere i diritti delle popolazioni tribali e rurali, il premier indiano Manmohan Singh li ha definiti come la “più grande minaccia interna alla sicurezza nazionale”. Alcuni osservatori sostengono che le popolazioni tribali sarebbero schiacciate tra i maoisti e le forze dell’ordine e starebbero quindi soffrendo le conseguenze di un conflitto più grande di loro.

Per avere un punto di vista più ampio sulla situazione (anche se fortemente sbilanciato a favore dei ribelli) si consiglia di leggere il reportage pubblicato da Arundathi Roy su Outlook e tradotto in italiano su Internazionale di tre settimane fa.

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