Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo: “Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la

di bruno


Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:

“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”

Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.

Stranamente, l’articolo prosegue con una critica ai giornali che si può in parte condividere:

“I giornali in Italia non sono infatti il cane da guardia del potere, ma una sua articolazione ben precisa. Non rappresentano l’opinione pubblica, ma l’opinione e gli interessi dei grandi gruppi industriali, bancari e finanziari che li pubblicano ogni giorno.”

Purtroppo, l’articolo si rivolge a Silvio Berlusconi, proprietario di testate come Il Giornale o Chi che non sembrano essere propriamente gli alfieri della Procura di Milano ( qui e qui due articoli di V. che parlano di Chi e del tentativo di difendere l’immagine del Premier e di Noemi Letizia), per non parlare di Mediaset: ricordate l’indescrivibile servizio su Raimondo Mesiano (la famosa storia delle calze turchesi)?

L’articolo prosegue invitando il premier a modificare il ddl intercettazioni nella parte che riguarda le intercettazioni vere e proprie: evidentemente, anche thefrontpage si è resa conto che questa legge colpisce al cuore la possibilità di usare bene lo strumento intercettazioni:

“La legge sulle intercettazioni si divide, grosso modo, in due parti. La prima disciplina le intercettazioni stesse: è ragionevole che qui i tempi siano allungati, che le procedure di proroga siano semplificate, e in generale che siano accolte quelle modifiche che effettivamente possono aiutare la magistratura a svolgere in modo efficace le indagini. L’altra parte della legge, che impedisce la pubblicazione di ogni tipo di intercettazione, e che costituisce un elemento irrinunciabile di civiltà, potrà così essere difesa con più forza e più energia.”

Il bavaglio alla stampa invece è giusto. È una questione di civiltà. Dopo aver dato un paio di consigli non richiesti al Premier (tenere buono Napolitano, non si sa mai in futuro cosa potrebbe accadere, e appunto migliorare la legge sulle intercettazioni), il terzo fondamentale suggerimento: stanare Fini, rendendo il PDL democratico e aperto alle critiche.

Una grossa risata potrebbe seppellire tutto, ma vogliamo ricordare, incidentalmente, il rapporto di Berlusconi con la democrazia: le adunate del PDL che si risolvono immancabilmente nell’adorazione del Capo, il mitico giuramento dei candidati governatori prima delle elezioni regionali del 2010 sul palco di una manifestazione del PDL (Berlusconi in primo piano, il Signore, e tutt’intorno gli apostoli candidati), le domande retoriche fatte da Berlusconi alla folla, sempre in occasione delle ultime regionali, che assomigliavano stranamente ad altre domande:

Insomma, un sincero democratico.

Foto | Flickr

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