Economia: Giulio Tremonti da solo contro tutti

Non c’è inizio di mese che passi senza la pubblicazione dell’abituale, ormai, notizia dello scisma del Popolo della Libertà. Poco importa se i diretti interessati, intervistati sull’argomento, confermano che una scissione all’interno del partito della maggioranza non è al momento prevista.Tanto interessa la “relazione” tra il Presidente del Consiglio e quello della Camera tanto poco


Non c’è inizio di mese che passi senza la pubblicazione dell’abituale, ormai, notizia dello scisma del Popolo della Libertà. Poco importa se i diretti interessati, intervistati sull’argomento, confermano che una scissione all’interno del partito della maggioranza non è al momento prevista.

Tanto interessa la “relazione” tra il Presidente del Consiglio e quello della Camera tanto poco importa a chi scrive di politica il ruolo cruciale che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti sta ricoprendo da quando Silvio Berlusconi ha ufficializzato l’inizio della crisi.

In meno di 48 attorno all’esponente politico, le cui dimissioni sono già fatto certo per qualcuno tanto che Paolo Bonaiuti ha dovuto smentire pubblicamente il pettegolezzo, si sono concentrate le attenzioni di tutti.

In primis di Nichi Vendola, Governatore della Regione Puglia, che non ha gradito il passaggio del discorso di Giulio Tremonti in cui si sosteneva la cialtronaggine di alcuni amministratori meridionali.

Scrive sul proprio blog l’esponente politico:

“Vorrei chiedere al Ministro Tremonti di usare più prudenza nelle sue diuturne dichiarazioni contro il Mezzogiorno, soprattutto in tema di fondi europei. Vorrei evitare di ricordargli quali siano i dati ancora più “scandalosi” (metto tra virgolette, perché la citazione è fedele) che vengono fuori dalla gestione dei fondi comunitari gestiti dai Ministeri.

Basta scorrere le Tabelle del Rapporto Strategico 2009 redatto dal Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero degli Affari Regionali per verificare che sul totale dei Fondi comunitari gestiti dai Ministeri (PON), che ammonta a circa 11 miliardi di euro, i Ministeri interessati (Sviluppo Economico, Ricerca, Ambiente, Interni, Infrastrutture) hanno speso poco più di 732 milioni di euro, pari al 6,7 % della dotazione disponibile.

È evidente che la “cialtroneria” delle Regioni del Mezzogiorno ha prodotto comunque performance migliori, in termini di capacità di spesa, rispetto ai responsabili delle misure gestite direttamente dai Ministeri.

Non credo che un Ministro così scrupoloso e attento come Tremonti possa aver incautamente ignorato questi dati incontrovertibili”.

Nella trincea creata dalle Regioni contro Giulio Tremonti, nei prossimi giorni, potrebbe arrivare anche Giuseppe Sala. Il nuovo direttore di Expo 2015 ha già avuto occasione di scontrarsi contro il Ministro secondo il quale il tetto del 4% dell’intero budget previsto per le spese di gestione dell’esposizione è più che sufficiente.

Salvo accadimenti dell’ultima ora, facendo le veci di un Presidente del Consiglio assente o per meglio dire concentrato sul suo, il Ministro dell’Economia riuscirà a concludere la legislatura continuando a fare il funambolo sperando che nessuno, l’opposizione in primis, gli chieda perché ha deciso di restaurare il principio “solve et repete” utilizzato in Italia fino al 1961.

Grazie a questo principio, visibilmente contrario al garantismo predicato da Silvio Berlusconi e dai suoi discepoli, chi viene arrestato su un principio di colpevolezza può perdere i propri averi senza una necessaria sentenza giudiziaria.

Contro il ripristino del “solve et repete” si è già detta Serena Sileoni dell’istituto, per il libero mercato, Bruno Leoni. Scrive la ricercatrice in un passaggio del proprio studio:

“Se la carcerazione preventiva priva l’individuo della libertà personale, della libertà sul proprio corpo senza la presenza di una ragione giudiziariamente accertata, così il solve et repete lo priva della proprietà dei suoi averi senza la presenza di una ragione giudiziariamente accertata, ma solo sulla “presunzione della colpevolezza” derivante da una posizione debitoria ancora da accertare!

Le pretese creditorie dell’amministrazione finanziaria più di una volta su due sono infondate, e che dunque più di una volta su due lo Stato incassa soldi che non gli sono dovuti, si comprende la gravità della norma.

Se le statistiche si mantengono costanti, di 3,2 miliardi accertati e a rischio di confisca ogni anno almeno 1,6 sono riscossi senza giusto titolo. 1,6 miliardi rubati ai risparmi immediati e alle possibilità di investimento dei cittadini”.