Il rinvio presidenziale secondo Niccolò Ghedini

I rilievi dell’onorevole Ghedini (pubblicati ieri dal Corriere della Sera) sulle dichiarazioni che il Capo dello Stato ha reso in merito al disegno di legge sulle intercettazioni sono oggi al centro di accese polemiche. “I commenti del Quirinale sono assai pregevoli, ma c’è un Parlamento – ha osservato Ghedini-, eletto da una quarantina di milioni

I rilievi dell’onorevole Ghedini (pubblicati ieri dal Corriere della Sera) sulle dichiarazioni che il Capo dello Stato ha reso in merito al disegno di legge sulle intercettazioni sono oggi al centro di accese polemiche.

“I commenti del Quirinale sono assai pregevoli, ma c’è un Parlamento – ha osservato Ghedini-, eletto da una quarantina di milioni di elettori: spetta a quest’ultimo decidere. Visto che non siamo una repubblica presidenziale”. Ed ancora: “La valutazione del Capo dello Stato non è su problemi di natura tecnica. Altrimenti dovrebbe farsi eleggere. La valutazione è sulla costituzionalità. Le ‘criticità tecniche’ esulano dalla sua competenza”. A prescindere dal carattere poco riguardoso di tali asserzioni nei confronti di Napolitano, in esse si ravvisano almeno due gravi “inesattezze”.

La prima. Forse Ghedini non se n’è accorto, ma il Presidente della Repubblica italiana…

…è eletto! Più precisamente, a norma dell’art. 83 della Costituzione, il Presidente è eletto “dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”.

La seconda. Il controllo che il Presidente della Repubblica è chiamato a svolgere quando deve decidere se promulgare una legge o se rinviarla alle Camere non è integralmente equiparabile a quello spettante alla Corte costituzionale. Del resto, mentre, in base all’art. 84 della Costituzione, può essere eletto Presidente un qualunque “cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici” (e, dunque, non necessariamente un giurista, ma anche una persona del tutto ignorante di diritto), per far parte della Corte costituzionale occorre essere magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, professori ordinari di università in materie giuridiche o avvocati dopo venti anni di esercizio (art. 135 della Costituzione).

Al Presidente della Repubblica non si deve e non si può chiedere di fare il lavoro della Corte costituzionale. Del resto, se i Costituenti avessero voluto far esercitare al Capo dello Stato un controllo preventivo di legittimità costituzionale delle leggi, non avrebbero previsto che qualora, successivamente al rinvio presidenziale, il Parlamento riapprovi la legge nella stessa identica versione, il Presidente deve procedere comunque a promulgarla (come prescrive l’art. 74 della Costituzione).

Diversamente, quando la Corte annulla una legge, questa cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza e nessuno può più applicarla (art. 136 della Costituzione). Al Capo dello Stato, pertanto, non si chiede di esercitare un puro e semplice controllo di costituzionalità.

Una delle ipotesi di rinvio è certamente quella della manifesta incostituzionalità formale (per vizi attinenti al procedimento di formazione) o sostanziale (per vizi attinenti al contenuto) della legge stessa. Quando la legge presenta vizi macroscopici, anche alla luce di consolidati orientamenti giurisprudenziali, il Presidente può invitare le Camere a ripensarci. Ma questo non è il solo caso in cui il Capo dello Stato può attivare questa misura.

Egli può rinviare anche per motivi di “merito costituzionale”, ovvero quando, per ragioni di vario genere, la legge si presenti non conveniente, incoerente con gli indirizzi legislativi o incompatibile con il complessivo spirito della Costituzione: si pensi, ad esempio, ad un atto normativo che, per il suo lungo procedimento di formazione, non risulti più adeguato alle situazioni che intendeva disciplinare. Il Presidente, dunque, può (anzi: deve) effettuare anche valutazioni attinenti ai profili tecnici dei testi legislativi che gli vengono sottoposti per la promulgazione, senza che ciò comporti alcun abuso nell’esercizio delle sue competenze istituzionali.

(La foto del Torrino del Palazzo del Quirinale è di Air Force One, Flickr.it).

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