Scelti dai lettori: Aldo Brancher story, chi è il Ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento

Ed eccoci qui, con il consueto appuntamento con la vostra rubrica, scelti dai lettori. Tra i tanti suggerimenti che ho letto nei commenti, il migliore mi è sembrato quello su Aldo Brancher, soprattutto perché da lunedì la vicenda non si è affatto sgonfiata, anzi, è rimasta in primissimo piano. Dopo il primo episodio, a tema


Ed eccoci qui, con il consueto appuntamento con la vostra rubrica, scelti dai lettori. Tra i tanti suggerimenti che ho letto nei commenti, il migliore mi è sembrato quello su Aldo Brancher, soprattutto perché da lunedì la vicenda non si è affatto sgonfiata, anzi, è rimasta in primissimo piano.

Dopo il primo episodio, a tema Lega e federalismo, e il secondo, a tema costi del Vaticano per le tasche dei cittadini italiani, questa volta ci concentriamo su un singolo, balzato – non abbiamo dubbi, suo malgrado – ai disonori della cronaca e sulle prime pagine dei giornali, il Ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento Aldo Brancher.

Sì, ma chi è Aldo Brancher? Vediamo…

aldo brancher polisblog scelti dai lettori

Il nome Brancher, se avete qualche annetto, diciamo intorno ai quaranta, non vi suona nuovo. Come mai? Molto semplice. Era un potente, un potente vero durante la prima repubblica. Nasce a Trichiana, in provincia di Belluno nel 1943, più che la politica, in gioventù, lo attrae la fede. Infatti Brancher sarà sacerdote – il che gli varrà, nei ben poco gloriosi anni di Tangentopoli, il soprannome di “spretato”.

Brancher da giovane sacerdote, lavora alla pubblicità di Famiglia Cristiana: nel giro di qualche anno il settimanale paolino si allarga parecchio. Diciamo che se oggi Famiglia Cristiana è come lo vedete, è anche merito suo, visto che purtroppo campare senza pubblicità è tremendamente complicato, a meno che non ti chiami Il Fatto.

Nel 1982 Brancher entra in Fininvest, con compiti inizialmente vaghi: diventa però rapidamente l’ombra di Fedele Confalonieri. E da lì in poi è un crescendo, interrotto solo dai giudici del pool milanese di Mani Pulite. Rileggiamo questo pezzo d’archivio del Corriere della Sera del 1993 a firma Maria Latella, per farci un’idea di chi sia il nostro – e soprattutto di chi fosse e quanto contasse al tempo

A “Famiglia Cristiana” don Brancher veniva considerato una promessa e presentato come colui al quale sarebbero state affidate le sorti pubblicitarie del giornale. Lui si faceva benvolere, ma nei suoi occhi chiari brillavano interessi un po’ troppo terreni perche’ il clergyman potesse durare. “Si capiva che non era insensibile al fascino femminile – ricorda una manager che l’ ha conosciuto bene – Con garbo, per carita’ , ma, insomma, le donne le guardava” (…) Andava in onda l’ Era Berlusconiana. Il cavaliere, non ancora Sua Emittenza, prometteva di dischiudere ai pubblicitari un Eden di spot e prosciutti (…) Diavolo d’ un Silvio: Aldo Brancher scopre, dicono quasi contemporaneamente, l’ amore e il lavoro secondo il vangelo Berlusconi (…) passato al Biscione, Brancher praticamente sparisce dalla circolazione (…) Brancher, adesso, e’ ufficialmente l’ assistente di Fedele Confalonieri

uhm, ma come mai il quotidiano di via Solferino dedicava tanto spazio ad Aldo Brancher? Ce lo spiega il Fatto, che nei giorni scorsi ha pubblicato un interessantissimo ritratto in cui si descrive così il neoministro dalle fumose deleghe, e in cui i guai giudiziari sono descritti nel dettaglio

Nella primavera del 1993, invece, Brancher si ritrova a San Vittore, rinchiuso in cella assieme ad alcuni rapinatori. Finisce in carcere per aver pagato 300 milioni di lire all’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Una delle tante mazzette intascate dal notabile del Partito liberale, coinvolto in nove processi di corruzione e condannato a 7 anni e 6 mesi per le tangenti alla sanità napoletana. Brancher, detto lo spretato, viene condannato a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio. In Cassazione, però, il primo reato cade in prescrizione, mentre il secondo viene depenalizzato dal secondo governo Berlusconi. Brancher, dunque, non è stato affatto assolto, come ha dichiarato

La figura di Brancher viene giustamente accostata a quella di Primo Greganti, il leggendario tesoriere PDS, immolatosi per salvare il partito. Allo stesso modo Brancher, in seguito, coprì le spalle Fininvest

Dopo i mesi di carcere, Brancher viene chiamato il Greganti di Forza Italia. Come il compagno G. (con il quale condivide un’indagine, poi archiviata, per un giro di bustarelle legato alla costruzione dell’ipermercato Le Gru di Grugliasco, Torino) si immolerà per salvare il partito comunista, così Brancher ammette le sue responsabilità, ma salva la Fininvest. Aiutato in questo da Berlusconi e Confalonieri. Sarà proprio il Cavaliere, infatti, a raccontare: “Quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere. Volevamo metterci in comunicazione con lui”. Forse per invitarlo, telepaticamente, a resistere. E lui resistere. A parlare, però, è anche l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Da lui la controprova della mazzetta: “Visto che era in corso la campagna elettorale – racconta l’ex dirigente del Pli – Brancher si disse disponibile ad anticipare somme di denaro che mi potevano servire. Ribadisco che ho utilizzato la somma di 300 milioni per la campagna elettorale”.

E fin qui, c’è il passato: il presente? Su Open Parlamento, trovate tutti i dati e tutte le attività in Parlamento di Aldo Brancher, su governo.it, la pagina non si carica, deve esserci qualche problemuccio…

Il resto è storia di questi giorni: la discutibile uscita in cui si domanda come mai ci si occupi di lui e delle sue deleghe, quando, accipicchia! La nazionale è uscita dai mondiali, oppure il legittimo impedimento prima invocato, ma al quale poi a furor di popolo è stato costretto a rinunciare – lunedì lo farà ufficialmente in tribunale

Il ministro Aldo Brancher presentera’ la rinuncia al legittimo impedimento nell’udienza in programma lunedi’ del processo in cui e’ imputato per appropriazione indebita e ricettazione, nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta Antonveneta

Se volete sdrammatizzare, le ottime menti di Metilparaben hanno messo online un generatore automatico di deleghe, per il povero Brancher, finito – peraltro giustamente – in un ciclone che credo nemmeno lui si aspettasse.