Disegno di legge sulle intercettazioni: Napolitano tace. E’ finita l’era della “moral suasion”?

Nella riunione della Consulta della giustizia del PdL svoltasi ieri, diversi parlamentari della maggioranza si sono lamentati del silenzio del Quirinale sulle modifiche da apportare al disegno di legge sulle intercettazioni. Modifiche che consentirebbero la promulgazione del testo normativo senza rinvii alle Camere per una nuova deliberazione.In assenza di indicazioni provenienti dalla più alta carica

Nella riunione della Consulta della giustizia del PdL svoltasi ieri, diversi parlamentari della maggioranza si sono lamentati del silenzio del Quirinale sulle modifiche da apportare al disegno di legge sulle intercettazioni. Modifiche che consentirebbero la promulgazione del testo normativo senza rinvii alle Camere per una nuova deliberazione.

In assenza di indicazioni provenienti dalla più alta carica dello Stato – si è rilevato da più parti – non è affatto scontato che il disegno venga cambiato. Si attendono così le direttive del Governo. E, come riporta oggi Liana Milella su Repubblica, già qualcuno prospetta il ricorso al voto di fiducia anche per l’approvazione di questo contestatissimo atto legislativo.

Ma il silenzio di Napolitano costituisce davvero un comportamento scorretto e irrituale, come sembrerebbero lasciare intendere i commenti stizziti dei parlamentari del PdL? Stando a quanto prevede la Costituzione…

…è piuttosto la pratica opposta, quella della cosiddetta “moral suasion” (in base alla quale il Capo dello Stato suggerisce correzioni utili a migliorare il testo normativo da approvare in Parlamento), a suscitare perplessità. Non sta scritto da nessuna parte, infatti, che il Presidente della Repubblica debba (o possa) collaborare alla redazione dei testi legislativi, compito che anzi risulta del tutto estraneo alle funzioni di un organo di garanzia come il Capo dello Stato.

L’articolo 73, comma 1, della Costituzione prevede che “Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione“. E il successivo articolo 74 aggiunge che “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata“.

Il dialogo tra Capo dello Stato e Governo risponde a quel principio di leale collaborazione che dovrebbe ispirare le dinamiche di funzionamento di una sana democrazia costituzionale. Ma a parte il fatto che è molto dubbio che la nostra possa considerarsi una “sana democrazia costituzionale” (ricordate cosa disse il Presidente Berlusconi subito dopo l’annullamento del “lodo Alfano” da parte della Corte costituzionale sulla collaborazione di Napolitano alla stesura del testo normativo appena bocciato?), la cooperazione del Presidente della Repubblica alla scrittura delle leggi è una prassi che trascende i limiti del principio di cui sopra, per degenerare in una discutibile distorsione istituzionale.

Bene fa, dunque, oggi Napolitano a non dire nulla sui contenuti del testo normativo, prima che venga approvato e che gli venga presentato per la promulgazione. Solo allora dovrà esprimersi nelle forme rituali, potendo eventualmente rinviare l’atto alle Camere, con un messaggio motivato, per una nuova eventuale approvazione.

(La foto di Palazzo del Quirinale è di antmoose, Flickr.it)

I Video di Blogo

Ultime notizie su Governo Italiano

Tutto su Governo Italiano →