Ore 12 – Alice scrive a l’Unità e scappa nel Paese delle … “meraviglie”

Scrive “Alice” a Concita de Gregorio su l’Unità: “Ragazzi, ho 31 anni e sto pensando seriamente di emigrare in un paese più civile, con qualità della vita migliore, dove magari si respiri aria e non polveri sottili, dove le donne siano rappresentate e trattate da esseri umani e non come bamboline di plastica gonfiabili ed

Scrive “Alice” a Concita de Gregorio su l’Unità: “Ragazzi, ho 31 anni e sto pensando seriamente di emigrare in un paese più civile, con qualità della vita migliore, dove magari si respiri aria e non polveri sottili, dove le donne siano rappresentate e trattate da esseri umani e non come bamboline di plastica gonfiabili ed intercambiabili, e magari non siano uccise dagli ex-partner ogni 3 giorni, dove la politica sia davvero partecipazione e condivisione di progetti e non spartizione di favori e immunità, un posto in cui welfare e stato sociale non siano considerati insulti, un posto in cui ci sia spazio per il dialogo fra fedi e culture diverse e in cui il colore della pelle o l’appartenenza religiosa o i gusti sessuali non siano un marchio indelebile sulle persone, un posto insomma in cui il futuro non sembri un buco nero, ma assomigli di più ad un arcobaleno … chissà se esisterà un posto del genere … non mi resta che mettermi in viaggio ed iniziare la ricerca.. ovunque andrò, porterò con me il ricordo dei nonni comunisti e partigiani e dei genitori sessantottini, il loro “siamo realisti, esigiamo l’impossibile” e una copia dell’Unità in tasca”.

Auguri, Alice. Non sarà mica che questa Italia è così anche per gli errori e le illusioni dei nonni partigiani, dei genitori sessantottini, delle tragedie del comunismo, degli interminabili e inutili diatribe delle sinistre, dell’assenza di una reale, democratica, credibile alternativa a Silvio Berlusconi e al “berlusconismo”?

Almeno ai tempi di Togliatti (e di Berlinguer) vigeva … l’”autocritica”.