Governo Letta: i ministri che non piacciono al Pdl

In discussione anche la presenza di Monti

di guido

Che il compito di Enrico Letta sia più difficile di quanto dicano i semplici numeri della fiducia, è chiaro anche dai veti che cominciano ad arrivare in queste ore, ben prima dell’inizio ufficiale delle consultazioni, che si terranno a Montecitorio nella giornata di domani.

Il primo a lanciare moniti è stato Angelino Alfano, che ha messo in guarda il Pd dal non replicare il “caso Marini” e ha detto che il Pdl non appoggerà un “governicchio”. A ruota ha esternato il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che ha posto il primo veto pesante: la “condizione dirimente” per l’appoggio del Pdl al governo Letta è l’abolizione dell’IMU. Peccato che l’IMU sia stata blindata dal governo Monti fino al 2015.

Ma anche sulla composizione del governo sarebbero partiti i distinguo e i veti. Il più clamoroso riguarderebbe Anna Maria Cancellieri: mentre tutte le fonti riportano che l’ex prefetto dovrebbe essere riconfermata al Viminale, Repubblica parla del veto di Berlusconi, che non avrebbe perdonato al ministro uscente lo scioglimento per mafia di alcune giunte di centrodestra, prima fra tutte quella di Reggio Calabria. L’altro motivo per cui il centrodestra vorrebbe dare il benservito a Cancellieri è che Berlusconi vedrebbe al Viminale Renato Schifani, che invece Letta dirotterebbe alla Difesa.

Sembra sinceramente difficile che il Pdl voglia intestarsi la cacciata di uno dei ministri più graditi dell’esecutivo uscente, e vedremo nelle prossime ore se la notizia è confermata e se Enrico Letta cederà alle pressioni. Una via d’uscita, trapelata da indiscrezioni, è che Letta jr. avrebbe intenzione di non inserire in squadra persone che sono già stati ministri, ma questo varrebbe anche per i membri dei governi berlusconiani.

Le pressioni che continuano anche su altri ministeri chiave: Giustizia e Istruzione. Per quanto riguarda il primo, Berlusconi sembrava appoggiare la riconferma di Paola Severino, che però nelle ultime ore si è fatta più lontana. Si fa allora il nome di Luciano Violante, che sarebbe più gradito al Pdl che al Pd. In alternativa ci sarebbe il “saggio” Valerio Onida o il presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, ma sono nomi poco graditi al centrodestra, che vorrebbe un guardasigilli di stampo politico. Una soluzione intermedia potrebbe essere Stefano Dambruoso, magistrato eletto nelle liste di Scelta Civica.

Per quanto riguarda l’istruzione, il centrodestra sta diffondendo la notizia secondo cui nelle consultazioni di domani chiederà il ritorno di Maria Stella Gelmini a viale Trastevere, ma sembra si tratti solo di tattica, per mettere in difficoltà il Pd che non potrebbe mai accettare di convivere con un ministro così contestato dal centrosinistra. Si tratterebbe solo di un modo per rivendicare il ministero, che quasi certamente finirà al centrodestra o all’ex Pdl, ora SC, Mario Mauro.

L’altro grande veto riguarda Mario Monti. Il premier uscente sarebbe troppo ingombrante all’Economia (ministero che sicuramente andrà a un tecnico estraneo alla politica, come Saccomanni di Bankitalia o Padoan dell’Ocse), per cui è il favorito agli Esteri, dove potrebbe sfruttare il suo prestigio internazionale e ambire a sostituire fra un anno Herman Van Rompuy come Presidente del Consiglio Europeo. Il Pdl però non accetta Monti alla Farnesina dove, tra le altre cose, si troverebbe ad affrontare il caso dei due marò che il centrodestra lo accusa di aver creato.

Difficile capire quanto questi veti siano reali e quanto facciano parte di una tattica per alzare la posta in palio nelle serrate trattative per la composizione del governo che, larghe intese o no, non comincia sotto i migliori auspici.

Foto © Getty Images

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