Sciopero generale, è l’ora della “lotta dura”!

Si torna allo sciopero generale, si torna alla piazza. La Cgil chiama oggi i lavoratori e il Paese alla lotta. Se la “manovra” del Governo bastona i “soliti noti”, colpisce salari e pensioni, non toccando minimamente le rendite finanziarie e gli evasori e non innescando la svolta per il rilancio dell’Italia, cosa deve fare il

Si torna allo sciopero generale, si torna alla piazza. La Cgil chiama oggi i lavoratori e il Paese alla lotta.

Se la “manovra” del Governo bastona i “soliti noti”, colpisce salari e pensioni, non toccando minimamente le rendite finanziarie e gli evasori e non innescando la svolta per il rilancio dell’Italia, cosa deve fare il sindacato?

Deve fare esattamente ciò che sta facendo la maggiore e più autorevole delle organizzazioni dei lavoratori. Cisl e Uil sembrano latitanti, dimostrando falle pesanti sul piano dell’autonomia e dell’unità. Un sindacato sta sempre dalla parte di chi sta peggio, di chi è più debole, di chi è senza difese di fronte a una crisi devastante che colpisce redditi e distrugge diritti.

Il referendum di Pomigliano come confine “storico”, incipit di una “nuova” epoca in cui tramontano formalmente i diritti, cala il sipario sul Contratto nazionale e sullo Statuto, sono abrogati ufficialmente la Costituzione e il sindacato. Il capitale vince sul lavoro, si sarebbe detto un tempo, lo stesso in cui cominciava la stagione delle lotte operaie e contadine, mentre nasceva la rappresentanza organizzata del mondo del lavoro.

Il Governo delle false promesse preferisce colpire i più deboli, come le donne della P.a. per cui innalzano l’età pensionabile di 5 anni, dimenticando che nei fatti già si ritirano dal lavoro a 65 anni perché faticano a maturare i contributi (la discontinuità nell’occupazione ha soprattutto il volto femminile).

Tagliano pesantemente i fondi agli enti locali, mettendo Regioni e Comuni spalle al muro: o aumentare le tasse per mantenere in piedi i servizi erogati oppure a tagliarli (dalla scuola ai trasporti, dalla sanità alla ricerca).

Ma la Cgil chiama il paese anche a difesa dei suoi diritti, riaffermando la centralità della contrattazione nazionale (unico argine a quella territoriale che rende il lavoratore nudo di fronte al datore di impiego), dello Statuto e della Costituzione come garanzie irrinunciabili.

L’unità dei lavoratori si costruisce con il consenso, non con l’imposizione. Come l’unità del Paese.