Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: il governo libanese ed Hezbollah tentano di impedire la partenza di nuove navi umanitarie per Gaza. Lo riporta il quotidiano in lingua araba Al Liwaa, citato dal giornale israeliano Haaretz. Il Governo del premier Rafiq Hariri ed Hezbollah, che siede nel parlamento libanese come partito di opposizione, stanno tentando di impedire che altre due navi cariche di aiuti salpino oggi dal porto di Tripoli, in Libano, in cui sono ancorate dal 21 giugno scorso. Non deve stupire che anche i militanti del “Partito di Dio” cerchino di allentare la tensione. I recenti fatti della Freedom Flotilla, con il

Medio Oriente: il governo libanese ed Hezbollah tentano di impedire la partenza di nuove navi umanitarie per Gaza. Lo riporta il quotidiano in lingua araba Al Liwaa, citato dal giornale israeliano Haaretz. Il Governo del premier Rafiq Hariri ed Hezbollah, che siede nel parlamento libanese come partito di opposizione, stanno tentando di impedire che altre due navi cariche di aiuti salpino oggi dal porto di Tripoli, in Libano, in cui sono ancorate dal 21 giugno scorso.

Non deve stupire che anche i militanti del “Partito di Dio” cerchino di allentare la tensione. I recenti fatti della Freedom Flotilla, con il clamore che ne è seguito a livello internazionale e il rischio di un riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, non aiutano nessuno.

Al di là della propaganda, delle manifestazioni di piazza e delle dichiarazioni ad effetto di capi di Stato come Erdogan o Assad, nessuno sembra voler rischiare l’aprirsi di nuovi conflitti che rischiano di destabilizzare gli assetti di potere regionali. Non conviene sicuramente al Libano, che nel 2006 è stato piegato dalla guerra di Israele contro Hezbollah e da allora si trova ad “ospitare” truppe ONU (formate da caschi blu di vari Stati europei) nella parte meridionale del Paese.

Non conviene ai militanti del “Partito di dio”, che non sarebbero in questo momento in grado di sostenere una nuova fase di scontri con le forze armate di Tel Aviv. Non conviene alla Turchia, che dopo aver fatto la voce grossa a livello internazionale ha un gran bisogno di non guastare le sue relazioni militari e diplomatiche con Israele, (senza contare il rapporto di dipendenza che Ankara ha con l’industria bellica di Tel Aviv, come già vi abbiamo raccontato su queste pagine).

Fonti arabe riportano come Erdogan abbia fatto pressioni ad Hassan Nasrallah, il leader spirituale di Hezbollah, affinché cancelli una sua programmata visita in Turchia. Anche questo va visto come un segnale di distensione nei confronti di Tel Aviv e, soprattutto, un indicatore della volontà di Ankara di non compromettere la sua immagine di stato islamico filo – occidentale.

Secondo Al Liwaa, anche l’Iran starebbe cancellando i suoi piani per inviare nuove navi umanitarie a Gaza. Quella che le autorità israeliane paventavano come la nuova “intifada delle navi”, sembra quindi destinata a spegnersi perché ritenuta troppo rischiosa dalla maggior parte degli attori a livello regionale.

Medio Oriente, Israele: due avvocati belgi intendono incriminare Barak e Tzipi Livni per crimini di guerra e contro l’umanità Le accuse si riferiscono all’operazione Piombo Fuso, condotta nel 2009 dalle forze armate di Tel Aviv con massicci bombardamenti sulla Striscia di Gaza.

Tra i crimini contestati a Barak e alla Livni (rispettivamente Ministro della Difesa e Vice Primo Ministro all’epoca dei fatti), rientra l’uso di bombe al fosforo contro obiettivi civili. Georges-Henri Beauthier e Alexis Deswaef, i due avvocati, lavorano per conto di un gruppo di tredici palestinesi vittime dei bombardamenti su Gaza e di un cittadino belga di origini palestinesi.

I due avvocati hanno annunciato ieri che intendono chiedere l’incriminazione di quattordici politici israeliani, tra i quali anche Ehud Olmert, Primo ministro all’epoca dell’operazione Piombo Fuso.

Asia: la Corea del Nord minaccia ritorsioni su un prigioniero americano. Le autorità del regime di Pyongyang hanno dichiarato che, se gli USA persisteranno nel loro atteggiamento di ostilità in merito alla disputa sull’affondamento della corvetta sudcorana Cheonan, applicheranno la legge marziale nei confronti del prigioniero.

Il detenuto si chiama Aijalon Mahli Gomes ed è un cittadino americano di trent’anni che lavorava nella Corea del Sud come insegnante di inglese. E’ stato arrestato lo scorso gennaio, mentre entrava in Corea del Nord attraverso il confine cinese. Non è chiaro cosa possa rischiare attualmente, anche se gli analisti si spingono a dire che la “legge marziale” potrebbe comportare l’applicazione della pena di morte.

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