Il Cavaliere getta la “maschera”

Quando si dice essere chiari. E più chiari di così non si può. Udite! Udite! “Il nostro non è un partito. E’ un grande movimento di popolo in cui siamo tutti orgogliosi di riconoscersi e io per primo. La parola partito non mi è mai piaciuta, perché indica una parte, una divisione”. Berlusconi dixit. Perfetto.

Quando si dice essere chiari. E più chiari di così non si può. Udite! Udite!

“Il nostro non è un partito. E’ un grande movimento di popolo in cui siamo tutti orgogliosi di riconoscersi e io per primo. La parola partito non mi è mai piaciuta, perché indica una parte, una divisione”. Berlusconi dixit.

Perfetto. Basta con i partiti che non sono altro che “parti”. Più “parti” formano la … “democrazia”. Altra parola che non piace al Super Cav.

Chissà se Silvio ha mai sentito parlare di un certo Charles de Secondat, Barone di Montesquieu? La separazione (o divisione) dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. E i partiti sono strumenti essenziali per la democrazia.

Chi aveva mai avuto dubbi che il Pdl non fosse un partito ma una azienda personale con le azioni (100 per cento) in mano a uno solo, cioè al padrone di Arcore? Non certo Follini, Casini, Fini.

E facciamolo contento, una volta per tutte! Dato che un partito è “parte” e più partiti rappresentano più parti, quindi più persone, cioè più teste, azzeriamo tutto e lasciamo decidere tutto (ma proprio tutto, non come adesso solo il … 99%) a uno solo che rappresenta e comanda 60 milioni di italiani.

Cioè all’Unto del Signore.