Il disastro Deepwater Horizon, le critiche di Murdoch, la disillusione degli elettori: quali possibilità per Barack Obama?

Tempi duri per la Casa Bianca – non bastasse il caso Bp, le guerre in Iraq e Afghanistan, il possibile scandalo Wikileaks e quello McChrystal, la crisi economica – tempi durissimi per Barack Obama. In mezzo ad una caterva di problemi vecchi e nuovi, per i quali per altro Obama non ha grandi responsabilità –


Tempi duri per la Casa Bianca – non bastasse il caso Bp, le guerre in Iraq e Afghanistan, il possibile scandalo Wikileaks e quello McChrystal, la crisi economica – tempi durissimi per Barack Obama. In mezzo ad una caterva di problemi vecchi e nuovi, per i quali per altro Obama non ha grandi responsabilità – sono patate bollenti che si è ritrovato in mano una volta presidente – arrivano anche le bordate dall’interno.

Attacchi che non vengono proprio dall’ultimo arrivato dei repubblicani, ma da un signore proprietario di televisioni e giornali di mezzo mondo, Rupert Murdoch, vero e proprio magnate dell’epoca globale, in Italia fautore di Sky. Dice Murdoch, intervenendo ad un incontro di pezzi grossi a New York, tra politici industriali e amministratori:

Obama dovrebbe prendere la direzione opposta a quella in cui sta andando. Questo paese non si rimetterà a posto finché non ci saranno meno tasse e meno governo. Anche se Obama cambiasse direzione, comunque gli Stati Uniti si troverebbero davanti alla meno peggio a due anni e mezzo di zero crescita.

Immagine|Flickr

Non c’è che dire, la ricetta di Murdoch è quella di sempre: zero tasse, zero interventismo e liberismo, liberismo, liberismo. Il proprietario di Sky ne ha per tutto e tutti comunque, dichiarandosi scandalizzato dalla riforma sanitaria di Obama, dalle politiche d’immigrazione e dal sistema educativo americano e scettico sugli ambientalisti e le paure di cambiamenti climatici importanti.

Sull’immigrazione ha chiosato:

Negli Stati Uniti educhiamo le persone e poi diamo loro il biglietto per tornare a casa. Le migliori menti, che vorrebbero stabilirsi qui e aprire un’attività economica, le facciamo studiare nelle nostre grandi università e invece di trattenerle gli diciamo ‘spiacenti non hai la green card per restare’.

Neanche a dirlo, la via di Murdoch con il profitto a segnare la via ha riscosso grande successo al Forum di New York; di sicuro da sostenitore di un laissez-faire convinto il magnate ha le idee chiarissime. Gli attacchi a Obama, però, sembrano ingenerosi e dettati in parte da forti pregiudizi verso i democratici americani. Il problema però resta.

Cosa può fare veramente Barack Obama per dare una svolta – sempre che sia possibile – e una sferzata all’economia americana?

Il sistema americano – più di altri – si fonda su un bipartitismo che porta avanti interessi lobbistici alla luce del sole. I milioni di dollari investiti dalle compagnie a sostegno di uno o dell’altro candidato rappresentano un legame pesantissimo e inscindibile.

Nessuno credo abbia mai pensato che Obama potesse arrivare da ‘cane sciolto’ alla Casa Bianca e dedicarsi completamente al bene comune. I più, europei compresi, in Obama hanno visto – o hanno pensato di vedere – una possibile conciliazione tra interessi privati e interessi pubblici, e in politica estera tra interventismo americano e rispetto delle alleanze internazionali.

Come spiegato bene in questo pezzo di The American Prospect, il sistema lobbistico americano è ancora più pesante di quel che possiamo pensare e immaginare:

Le battaglie che occupano il congresso giorno dopo giorno e che tengono impegnati per settimane o mesi i lavori sono vere e proprie guerre tra aziende e industrie in competizione tra di loro.

Considerate per esempio la recente battaglia sulla riforma sanitaria: un osservatore casuale potrebbe averci visto una sfida tra sanità privata e sanità pubblica. Non è così. La maggior parte degli scontri sulla riforma sanitaria era una battaglia di interessi tra diverse compagnie private.

Quindi nessuna politica fuori di lobby negli Stati Uniti, nonostante Obama? Una politica che ha le sue basi nel compiacere le richieste dei finanziatori difficile non soffochi nel tentativo di soddisfarle, tralasciando sostanzialmente le esigenze dei cittadini. Spesso, oggi, è questo che noi chiamiamo democrazia, in Europa come negli States, ma è una finta democrazia in stato di agonia permanente.

E gli elettori di Obama? Coloro che l’hanno votato sperando in una svolta a sinistra degli Stati Uniti, una politica che facesse dell’ambientalismo, dell’equilibrio in campo internazionale, dei diritti civili i suoi cavalli di battaglia?

In questo momento non possono che essere delusi, ma Barack Obama si è trovato di fronte a varie Apocalissi: due fronti di guerra che paiono due Vietnam se non peggio, la profondissima crisi economica interna, e nell’ultimo mese uno dei più grandi disastri ambientali della storia americana – la marea nera causata dalla falla della Deepwater Horizon.

La catastrofe targata Bp va avanti da più di un mese, e sembra assurdo non sia stato ancora trovato un rimedio, mentre centinaia di migliaia di barili di petrolio si riversano nel Golfo del Messico.

Vista l’importanza della questione e le proporzioni del disastro Obama si è rivolto direttamente ai cittadini americani con un discorso alla nazione in cui il presidente ha puntato il dito contro la Bp e soprattutto ha rivolto un invito agli elettori a sostenere nuove politiche che vadano verso le energie pulite abbandonando il petrolio.

Obama per il disastro Bp si è detto furente: il problema – come hanno fatto notare diversi analisti tra cui John R. MacArthur in questo pezzo sull’Harper’s Magazine – è che i fatti fanno a pugni con le parole dette.

Infatti, oltre alla storica inaffidabilità degli organi di controllo come la Minerals Management Service, l’agenzia che distribuisce le concessioni per le perforazioni, lo stesso Obama si è mosso nella direzione opposta a quella sperata dagli ambientalisti, dando il là a ulteriori trivellazioni.

Non sarà mica che i 3.7 milioni di dollari dati dalle compagnie petrolifere al Partito Democratico in campagna elettorale pesino più dei milioni di voti dati da chi sperava in una direzione ambientalista?

MacArthur a questo proposito centra uno dei maggiori problemi di tutte le democrazie occidentali. Scegliere tra un candidato e l’altro, spesso e volentieri, rischia di essere solo un’operazione di immagine. Le scelte importanti stanno da ben altra parte.

Cosa deve cambiare? Di certo gli Americani devono smetterla con la dipendenza da Suv e altri veicoli mostruosi del genere. Gli Stati Uniti, con un ventesimo della popolazione mondiale, si ‘mangiano’ un quinto della produzione mondiale di petrolio.

Ma i cittadini americani devono anche smettere di votare regolarmente repubblicani e democratici come Bush e Obama che mai chiederanno loro dei sacrifici, a parte i contributi economici in campagna elettorale.

Finora, gli unici sacrifici che ho visto sono quelli dei lavoratori della Deepwater Horizon, morti nell’esplosione. Persone sacrificate all’oligarchia dei due partiti e al loro sistema di finanziamento che ci sta portando ad un’autodistruzione davvero creativa.