Grandezza e attualità di Giuseppe Mazzini

Di Giuseppe Mazzini, nato a Genova il 22 giugno 1805, si ricorda il ritratto “ufficiale”, un viso austero, quasi esangue, molto “tirato”. In realtà il fondatore della Giovine Italia era tutt’altro che “tetro”: esperto suonatore di chitarra, amava e frequentava il teatro d’opera, considerava la musica maestra di formazione per i giovani. Studiò attentamente gli


Di Giuseppe Mazzini, nato a Genova il 22 giugno 1805, si ricorda il ritratto “ufficiale”, un viso austero, quasi esangue, molto “tirato”.

In realtà il fondatore della Giovine Italia era tutt’altro che “tetro”: esperto suonatore di chitarra, amava e frequentava il teatro d’opera, considerava la musica maestra di formazione per i giovani. Studiò attentamente gli autori classici, da cui trasse insegnamenti e consapevolezza di natura morale.

Mazzini scoprì la sua vocazione politica assistendo sedicenne all’esodo dei profughi della fallita rivoluzione costituzionalista piemontese del 1821, la completò leggendo avidamente i giornali giacobini e napoleonici che erano nascosti dietro i libri di medicina della biblioteca paterna e proseguì con una sua polemica permanente sui giornali “contro l’autoritarismo pedagogico e il conformismo culturale”.

Antonio Gramsci scrisse: “il nucleo solido del mazzinianesimo, il suo contributo reale al Risorgimento fu nella continua e permanente predicazione dell’Unità, con onestà e coerenza refrattarie a qualsiasi suggestione trasformistica”.

Chissà se quelli della Lega di Bossi hanno mai sentito parlare di Giuseppe Mazzini, il padre del Risorgimento e dell’Unità d’Italia (con Cavour e Garibaldi), che alla fine morì in triste solitudine, sotto falso nome, esule in patria, attaccato violentemente anche dai capi del movimento operaio che non gli perdonarono le sue posizioni contro la Comune di Parigi e l’avversione al socialismo.

Ma Mazzini non sottovalutò l’importanza della “classe”, tant’è che una sezione della Giovine Italia fu denominata “Unione degli operai italiani”. In questo senso fu anche uno dei principali propulsori del movimento operaio.

Fondamentale e attualissimo il suo concetto (allora inedito): “Non si fondava una nazione se non si fondava per tutti, se non si chiamava tutti a fondarla”, cioè a concorrere nei doveri e a partecipare nei diritti che sgorgano dal concetto nazionale.

Questa concezione, un vero e proprio monito, un pilastro ideale, culturale e politico, non solo fu “vincente” nella lotta del Risorgimento, ma resta un testamento ideale di grande attualità.