Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: la Turchia utilizzerà droni israeliani nella guerra contro il PKK. Certe storie d’amore non finiscono mai. Sono passate appena tre settimane dai fatti della Freedom Flotilla, quando il primo ministro turco Erdogan scagliava i suoi strali contro il “terrorismo di stato” di Israele e affermava che “niente sarebbe stato più come prima” nelle

Medio Oriente: la Turchia utilizzerà droni israeliani nella guerra contro il PKK. Certe storie d’amore non finiscono mai. Sono passate appena tre settimane dai fatti della Freedom Flotilla, quando il primo ministro turco Erdogan scagliava i suoi strali contro il “terrorismo di stato” di Israele e affermava che “niente sarebbe stato più come prima” nelle relazioni tra Ankara e Tel Aviv.

La frattura tra i due Paesi, seppur non ancora ricomposta, non deve essere tanto grave. Ieri, infatti, il generale Ilker Basbug, un alto ufficiale dell’esercito turco, ha reso noto che a breve le sue truppe inizieranno a utilizzare droni di fabbricazione israeliana per missioni di sorveglianza e intelligence nelle zone montuose di confine con il Nord Iraq.

I droni dovrebbero rappresentare una svolta nella lunga guerra che vede l’esercito turco impegnato a fronteggiare i guerriglieri del PKK nelle zone confinanti il Nord Iraq. Venerdì vi avevamo parlato di come il conflitto si fosse intensificato negli ultimi mesi, con un numero crescente di vittime tra i militari turchi (55 dall’inizio di marzo, secondo fonti dell’esercito turco) e il recente sconfinamento di alcune centinaia di militari di Ankara per dare la caccia ai guerriglieri in territorio iracheno.

I droni saranno inviati nello spazio aereo iracheno in coordinamento con le forze armate USA e avranno lo scopo di pattugliare le zone montuose di confine e raccogliere informazioni sulle postazioni del PKK. Per vincere la “guerra asimetrica” con i guerriglieri, la Turchia ha bisogno di droni, satelliti ed elicotteri d’attacco: tutte cose che non produce o che ha iniziato a produrre da poco.

A dispetto delle proteste plateali, come il ritiro dell’ambasciatore turco da Tel Aviv e la cancellazione delle manovre congiunte tra i due Paesi, la Turchia continua quindi ad avere bisogno dell’industria militare israeliana. Difficile, dunque, non vedere Erdogan come il Principe di Salina del Gattopardo, quando auspica che “Tutto cambi perché nulla cambi”.

Medio Oriente: Israele, il sindaco di Gerusalemme chiede la demolizione di case palestinesi Mentre Israele allenta il blocco nei confronti della Striscia di Gaza, una nuova situazione critica rischia di aprirsi a Gerusalemme. Nir Barkat, il sindaco della città, ha infatti inoltrato ieri la richiesta di approvazione per un piano di demolizione di 22 abitazioni palestinesi nel sobborgo di Silwan, a Gerusalemme Est. Al posto delle case dovrà sorgere un complesso turistico che, nelle intenzioni del sindaco, servirà per rivitalizzare l’area.

Il piano di demolizione era già stato proposto a marzo, ma aveva subito un rallentamento per le pressioni del premier israeliano Netanyahu, che aveva chiesto al sindaco di consultarsi prima con le famiglie palestinesi. Ieri un portavoce di Barkat ha affermato che le consultazioni sono terminate e la municipalità è pronta per richiedere una prima approvazione del piano. Prima che le demolizioni possano avere luogo, il piano dovrà infatti essere sottoposto a più passaggi di approvazione.

Gli attivisti palestinesi a Silwan protestano contro il progetto, definendolo un altro passo verso la progressiva “giudeizzazione” di Gerusalemme Est. Le autorità israeliane, dal canto loro, sostengono che tutte le 88 abitazioni palestinesi che sorgono a Silwan sono state costruite illegalmente. Il piano di Barkat consentirebbe alle 66 abitazioni rimanenti di avere retroattivamente quei permessi di costruzione notoriamente difficili da ottenere per i palestinesi.

Il Governo israeliano tenta, tuttavia, di evitare l’innescarsi di una potenziale crisi. Mark Regev, il portavoce di Netanyahu, ha fatto sapere che il Primo ministro vuole che si dialoghi ancora con le famiglie palestinesi che rischiano di perdere le proprie case, puntualizzando che si trata di un progetto preliminare che richiede molto tempo prima che possa essere approvato.

Il Dipartimento di Stato USA ha espresso la sua preoccupazione, affermando che simili iniziative rischiano di minare la reciproca tra le parti necessaria processo di pace.

Americhe: Cile, l’Arcivescovo di Santiago chiede al Vaticano di indagare sugli abusi di un prete “Le gravi accuse, il loro diffondersi in televisione, lo scandalo che hanno provocato e il processo hanno prodotto nella nostra comunità sentimenti di sofferenza, disordine e mancanza di fede”.

Sono le parole con cui l’arcivescovo di Santiago del Cile Francisco Javier Errazuriz ha chiesto al Vaticano di indagare sul reverendo Fernando Karadima, accusato di aver abusato sessualmente di quattro minori. L’arcivescovo ha chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede di investigare sul caso. Nel frattempo, fonti ufficiali dell’arcidiocesi riportano che il prete è stato rimosso dal ministero ecclesiastico