Per D’Alema il PD deve tornare a sinistra

Il Partito Democratico è una forza politica rilevante, ma con la sua maggioranza relativa attestata al 33% non ha possibilità di tornare al governo; questo è quello che deve aver pensato Massimo D’Alema, che dopo una campagna elettorale da fedele e leale scudiero (almeno a parole) adesso comincia a togliersi qualche sasso nella scarpa. Il

Il Partito Democratico è una forza politica rilevante, ma con la sua maggioranza relativa attestata al 33% non ha possibilità di tornare al governo; questo è quello che deve aver pensato Massimo D’Alema, che dopo una campagna elettorale da fedele e leale scudiero (almeno a parole) adesso comincia a togliersi qualche sasso nella scarpa.

Il suo obbiettivo è naturalmente Walter Veltroni, o meglio la sua politica che ha visto il PD spostarsi decisamente più al centro di quanto D’Alema avesse voluto. Il ragionamento di D’Alema è semplice: la sinistra radicale ha un certo peso politico e le scelte di Veltroni, di non coalizzarsi con l’Arcobaleno, hanno di fatto causato la perdita di quel serbatoio di voti (il 3,2% ma potevano essere molti di più) che sono rimasti fuori dal parlamento.

Dalla parte opposta replica Franceschini che, come un disco rotto, si ostina a ripetere che indietro non si torna. Tradotto: il PD non è (più) una forza puramente di sinistra ed è stato giusto correre da soli. Il progetto di Veltroni-Franceschini è chiaro: ispirare il PD italaino a quello USA, cioè ad una forza sì riformista ma che nulla ha a che fare con le ideologie massimaliste.

Nel corso della lunga campagna elettorale il leader del PD lo ha ripetuto più volte: il mondo è cambiato non si può tornare ad ideologie di lotta di classe che potevano andare bene negli anni settanta; oggi, l’elettore che il PD vuole convincere è non solo quello delle masse ma anche la piccola borghesia e il piccolo imprenditore, il ceto medio moderato che non si sente rappresentato dal PdL.

Giusta o sbagliata che sia, l’impostazione di Veltroni ha fatto ottenere al PD importati risultati in termini di consenso. Certo, non è stato possibile arrivare al governo, ma la politica dei Democratici è stimolante per un sistema veramente bipartitico ed è solo all’inizio. Tornare in dietro non servirebbe, anzi sarebbe tremendamente dannoso.

Una nuova Unione (che però avrebbe il sapore, ancora una volta, di “tutti contro Berlusconi”) potrebbe anche far rientrare in gioco la sinistra vera, ma D’Alema non considera che così facendo perderebbe il consenso al centro, faticosamente sudato e rosicchiato all’UDC. Si tratta di fare una scelta: guardare avanti (magari strizzando l’occhio ai centristi di Casini) come vorrebbe Veltroni, o invece guardare indietro verso Bertinotti e soci.

Per adesso l’impostazione di Veltroni sembra reggere anche perché l’unione di DS e Margherita aveva proprio lo scopo di creare qualcosa di nuovo; ma se le dichiarazioni di D’Alema dovessero fare breccia tra i più nostalgici, potrebbe significare la morte del progetto PD moderato ed ispirato a quello Americano; un progetto che dovrebbe convincere i moderati (cattolici e non) ma che, invece, di certo li spaventerebbe.

Foto: Toni De Falco | flickr

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