Ore 12 – Berlusconi fa il giro delle “sette chiese”. Test per le urne?

Come un novello pellegrino (non penitente), Silvio Berlusconi si è dato al giro delle “sette chiese”. Il premier ha presenziato a tutte le assemblee imprenditoriali: Confindustria, Confartigianato, Confcommercio. E il tour proseguirà. Di fatto, il capo del Governo ha inaugurato la più lunga campagna elettorale dell’Italia repubblicana. In ogni posto, da consumato attore da avanspettacolo,

Come un novello pellegrino (non penitente), Silvio Berlusconi si è dato al giro delle “sette chiese”.

Il premier ha presenziato a tutte le assemblee imprenditoriali: Confindustria, Confartigianato, Confcommercio. E il tour proseguirà. Di fatto, il capo del Governo ha inaugurato la più lunga campagna elettorale dell’Italia repubblicana.

In ogni posto, da consumato attore da avanspettacolo, recita lo stesso copione: regala a tutti le bozze del nuovo libro di due anni del “governo del fare”, a tutti elargisce complimenti per le relazioni in sintonia con le sue idee, ovunque dice che è un presidente del consiglio che non può governare perché … senza poteri (pur avendo la maggioranza parlamentare numericamente più forte dal 1948 ad oggi), ovunque chiede di cambiare la Costituzione (scritta dai catto-comunisti dopo la dittatura – a proposito, perché non nomina mai Mussolini, fascismo, Resistenza?) per avere “vero” potere e raddrizzare l’Italia, strozzata dai magistrati che con le intercettazioni tengono gli italiani sotto controllo e vogliono ribaltare il consenso popolare delle urne e fuorviata dalla lobby dei media, tutti disfattisti e di sinistra.

Gli uditori dei “suoi colleghi imprenditori”, stavolta, appaiono stanchi, delusi, sfiduciati.

Ma il Mago di Arcore avanza con il suo sermone, fingendo di dialogare con la “spalla” mimetizzata in platea che gli tira l’applauso che fatica a crescere.

Al massimo, è il replay di uno stantio e logoro monologo da capocomico di cabaret.

Ma la nuova campagna elettorale è già partita. Nel mirino, vecchi e nuovi nemici. Ancora le opposizioni non l’hanno capito. I loro capi pensano alle ferie, non alle urne.