Direzione Pd: la diretta streaming. Bersani conferma le dimissioni

Un triumvirato prenderà il comando del partito per traghettarlo al congresso. Ma la vera resa dei conti sarà il voto di fiducia al governo.

18.06 Ecco le parole di Rosy Bindi: “Ci vuole un governo di scopo di bassa caratura politica. Non è stessa cosa convincere il paese, non dico i nostri circoli, che è cosa buona sostenere un governo con alcuni obiettivi o sostenere un governo in cui i rappresentanti delle forze politiche siedono allo stesso governo, io vorrei capire cose votiamo stasera. Se votiamo un governo del presidente con guida istituzionale che ci vede impegnati a sostenere voto a favore, se votiamo qualcosa in cui non è chiaro che la nostra responsabilità continua ad essere distinta dalla nostra alternatività ho qualche problema”.

17.26 Terminato il discorso di Franco Marini, accolto da Bersani con queste parole: “Non mi convincere mai che non potesse essere un presidente della Repubblica”. Adesso prende la parola Debora Serracchiani, fresca vincitrice in Friuli Venezia Giulia.

17.00 Applausi al termine del discorso di Pierluigi Bersani con il quale ha confermato le sue dimissioni da segretario del Pd: “Ho letto dichiarazioni e commenti, giustificazioni… Non voglio replicare, vi assicuro che potrei farlo punto per punto. Mi interessa capire il senso: ‘se ci sono degli irresponsabili la responsabilità è del responsabile’. Capite che non posso assolutamente accettare una cosa del genere. Ma quelle stesse giustificazioni, al di là di quel che può disturbare me, le trovo pericolose per la ditta, perché rimuovono un problema di fondo che se non verrà preso di petto si riproporrà fino a esiti letali. E’ per per questo che confermo qui le mie dimissioni“.

“A questa prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane, per un problema che non attiene alla scelta che si fa ma alla possibilità eventuale di fare davvero in modo efficace una scelta. Dal Lingotto a oggi abbiamo avuto una grande responsabilità e dei problemi. Oggi dobbiamo trovare un principio d’ordine, diversamente non possiamo essere utili a questo paese”.

14.58 La direzione del Partito Democratico è stata anticipata di un’ora. Non perché ci sia tutta questa fretta di arrivare alla resa dei conti, ma per permettere alla delegazione del Pd di arrivare in tempo alle consultazioni con Giorgio Napolitano, fissate alle 18.30. La direzione comincerà quindi alle 16.

Direzione Pd: il partito alla resa dei conti

Il Partito Democratico prova a rimettersi in sesto dopo le troppe batoste subite negli ultimi due mesi: la mezza vittoria più simile a una sconfitta delle elezioni politiche; l’inutile rincorsa al Movimento 5 Stelle; il disastro delle elezioni del Presidente della Repubblica. E meno male che Debora Serracchiani è riuscita in un’insperata vittoria in Friuli Venezia Giulia, che ridà un filo di voce a un partito sull’orlo della crisi isterica.

Dalle 17 in poi comincerà il lavaggio dei panni sporchi in famiglia, nella direzione nazionale del Pd convocata in tutta fretta. Ci saranno tutti, compresi Matteo Renzi e Pierluigi Bersani. Sarà la gogna per il segretario in carica? In verità c’è qualcuno pronto a scommettere che a Bersani verrà addirittura chiesto di ritirare le dimissioni e restare in carica in attesa del congresso (giugno, o forse settembre).

Ma se anche fosse, difficilmente il segretario accetterà: il suo tempo è finito, le sue missioni le ha fallite, il partito è a rischio; inutile restarne al vertice un secondo di più e rimandare il passaggio di consegne. Molto più probabile che si opti per un “triumvirato di transizione”: un capo a tre teste che sia in grado di tenere insieme i pezzi del Pd fino al congresso. Per questo ruolo di soli oneri e nessun onore gli incaricati saranno probabilmente Roberto Speranza e Luigi Zanda – i capigruppo di Camera e Senato – più il vicesegretario Enrico Letta.

Già, Enrico Letta: in questo periodo sembra l’uomo giusto per tutti gli incarici, visto che è stato proposto anche come premier per il futuro governo di larghe intese. Ruolo che lui accetterebbe molto volentieri: è comunque un traguardo prestigioso e Letta non è certo tipo da vincere le primarie per la candidatura a premier. Per dire che o lo diventa adesso o chissà se quel treno ripasserà mai più. Sulla sua candidatura pesa però il veto di Rosi Bindi, che al suo posto vedrebbe bene Giuliano Amato. Altro segnale di come sia il caso di rottamare la vecchia classe dirigente il prima possibile.

A proposito di rottamazione: dalla corrente dei giovani turchi (quella più a sinistra del Pd) arriva la strana proposta di candidare Matteo Renzi a premier del governissimo. Ma come? I più acerrimi nemici stringono questo sodalizio? I maligni potrebbero pensare – senza fare troppi voli di fantasia – che Fassina, Orfini e Orlando abbiano intenzione di bruciare Renzi sulla graticola delle larghe intese per poi prendersi il partito.

Perché sono proprio queste due le correnti che decideranno il futuro del Partito Democratico: i riformisti di Matteo Renzi e i laburisti di Fassina & co. A cui va aggiunta al Nuova Sinistra di Fabrizio Barca, che ha ritirato le minacce di scissione e che potrebbe in un futuro non molto lontano fondersi con i Giovani Turchi, visto che le differenze non sono poi granché.

Ma per ora queste sono solo chiacchiere. Perché la vera assemblea, direzione e congresso tutto assieme del Partito Democratico sarà il voto di fiducia al nuovo governo messo in piedi assieme a Mario Monti e a Silvio Berlusconi. “Chi ci sta, ci sta. Chi non ci sta è fuori”, continua a ripetere Dario Franceschini.

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